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NEWS 16 Aprile 2022    di Valerio Pece

Musk vuole Twitter. Panico tra i liberal

Elon Musk ha sciolto gli indugi: vuole comprare il 100% di Twitter. L’ingresso del miliardario nella società, ufficializzato il primo aprile con l’acquisto del 9,2% delle azioni, sarebbe stato solo una sorniona preparazione alla scalata. In realtà, promuovendo alcuni sondaggi, Musk aveva preparato il campo già da settimane.

Sondaggi malandrini

Il 25 marzo scorso twittava così: «La libertà di parola è essenziale per una democrazia funzionante. Credi che Twitter aderisca rigorosamente a questo principio?» Gli oltre due milioni di voti avevano premiato il No con il 70,4%. In calce, il patron di Tesla, aveva aggiunto un disclaimer che, lungi dall’essere di prassi, ha svelato proprio in queste ore il suo vero intento: «Le conseguenze di questo sondaggio saranno importanti. Per favore, votate attentamente». Pochi giorni dopo è arrivato un secondo sondaggio in cui l’uomo più ricco del mondo ha chiesto ai suoi follower se l’algoritmo di Twitter dovesse o meno essere open source, senza vincoli. Altro pieno di votanti e altro esito schiacciante: per l’82,7% l’algoritmo di Twitter dev’essere libero da vincoli (il pratico magnate la quintessenza della libertà d’espressione, d’altronde, la riassume così: «Qualcuno che non ti piace può dire qualcosa che non ti piace? Se è così, allora c’è libertà di parola»).

«La libertà di parola: imperativo per la democrazia»

Ecco, quindi, che a distanza di pochi giorni dai sondaggi malandrini, prima Musk diventa socio di maggioranza del social e poi, giovedì, ufficializza l’Opa per l’acquisto dell’intera piattaforma con la sbalorditiva offerta di 43 miliardi di dollari. Il punto vero della questione – e il motivo per cui sui media mondiali in queste ore si è scatenata un’autentica bagarre intorno al magnate – è nella motivazione dell’acquisto: la difesa della libertà di espressione. «Ho investito in Twitter perché credo che la libertà di parola sia un imperativo sociale per una democrazia funzionante», così Musk. Domanda: il suo desiderio (o presunto tale, «beato l’uomo che non confida nell’uomo» ricorda la Scrittura) è lo stesso dei padroni del vapore?

Eppure il discorso pubblico passa da Twitter

«Le idee maggioritarie in timeline appartengono al pensiero progressista e di sinistra», scrive Piero Vietti, e «il paradosso è che Twitter appare come una bolla quasi sempre sganciata dalla realtà, dove giornalisti, politici e influencer mettono quotidianamente all’indice i non allineati, sputtanano chi ha idee diverse, difendono i “loro” fino al parossismo, chiedono censure e licenziamenti […] eppure è da lì che passa gran parte del discorso pubblico oggi». Se quest’analisi è vera (e lo è), ecco spiegato l’immediato, potentissimo contrattacco di queste ore, che con approssimazioni successive è arrivato a descrivere il possibile acquisto di Twitter da parte del magnate come la salita al potere del nazismo.

Se il Nyt e il Guardian cannoneggiano

Il New York Times ha subito scritto che Twitter avrà ora a che fare «con un investitore attivista diverso da qualsiasi altro», noto «per essere imprevedibile» e «che spesso usa Twitter per criticare, insultare e trollare gli altri». Che l’incursione di Musk sulla piattaforma social rappresenti un incubo per l’intera sinistra mondiale (per quella italiana basta l’eloquente titolo del quotidiano Domani, proprietà di quel Carlo De Benedetti che vanta di avere la tessera n.1 del Pd: «I miliardi di Elon Musk minacciano la libertà di espressione via Twitter») lo sottolinea, per nulla velatamente, anche l’altro faro del pensiero progressista, il Guardian. Il quotidiano inglese ha ospitato un articolo particolarmente ostile a Musk scritto nientepopodimeno che dall’influente Robert Reich, già Segretario del Lavoro durante la presidenza di Bill Clinton. Prima che il sottotitolo venisse eliminato in fretta e furia, poteva leggersi questo esempio perfetto di eterogenesi dei fini: «La visione che ElonMusk ha di internet è una pericolosa stupidaggine: Musk ha sostenuto a lungo una visione libertaria di un internet “senza controllo”. Questo è anche il sogno di ogni dittatore, uomo forte e demagogo».

E allora Bezos?

Lo sfottò montato sui social per l’infelice headline era forse da mettere in conto: le “visioni libertarie” non sono esattamente i desiderata dei dittatori. «In genere», ha risposto sul New York Post Glenn H. Reynolds, docente di Legge alla University of Tennessee, «le figure autoritarie vogliono mettere a tacere i loro oppositori e assicurarsi che le loro stesse voci […] siano le uniche ad essere ascoltate». Piuttosto, «ciò che Reich descrive è quello che abbiamo ora: un mondo in cui oligarchi irresponsabili come Bezos di Amazon e Mark Zuckerberg di Facebook […] usano algoritmi opachi per silenziare le critiche». «Reich», conclude ironicamente il prof. Reynolds, «non è affatto arrabbiato per questo genere di cose. È sconvolto dall’idea che Elon Musk possa farle finire».

«Se le persone non fanno più figli, la civiltà crollerà»

Provando ad andare oltre il contingente, appare abbastanza evidente che gli attacchi arrivino da più lontano, dal fatto che il fondatore di Tesla si faccia portatore di una visione del mondo non pregiudizialmente ostile al cristianesimo. È vero che i media di mezzo mondo sono terrorizzati già della sola possibilità che ElonMusk possa sbloccare l’account del twittatore in chief Donald Trump (bannato da tutti i social per i fatti di Capitol Hill ma che ha ribadito di non voler tornare su Twitter), ma l’impressione è che alla dottrina woke non vada giù che l’imprenditore di origine sudafricana continui a boicottare il pensiero che un Occidente mortifero e nichilista ha sulla vita («credo che uno dei maggiori rischi per la civiltà sia il basso tasso di natalità »), rivoltando la sua vulgata come un calzino («eppure, così tante persone, anche le più intelligenti, pensano che ci siano troppe persone nel mondo, e che la popolazione stia crescendo senza controllo. È completamente l’opposto. Per favore, guardate i numeri: se le persone non fanno più figli, la civiltà crollerà, segnatevi le mie parole»).

Un libertario che ama Tolkien

Un libertario che ha come romanzo di riferimento Il Signore degli anelli (allegoria di un universo trascendente, qualsiasi cosa il libro del cattolico Tolkien significhi per lui), che prega mentre guarda tornare sulla Terra gli astronauti della sua missione, che si batte per quella libertà di parola che all’establishment fa letteralmente ribrezzo, nell’oggi orwelliano è un vero pericolo pubblico. Impossibile non simpatizzare per lui.


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