domenica 03 luglio 2022
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NEWS 21 Aprile 2022    di Giuliano Guzzo

Netflix crolla. È la fine di un’era?

Dici streaming e pensi a Netflix: viene automatico. Eppure presto potrebbe non essere più così, data la forte difficoltà che sta incontrando la celebre società statunitense operante nella distribuzione via Internet di film, serie televisive ed altri contenuti d’intrattenimento a pagamento. A renderlo noto, è stato lo stesso gigante dello streaming che, nei tre mesi del 2022, ha fatto sapere di aver perso la bellezza di 200.000 abbonati, circa equivalente degli abitanti di Siena, Pisa e Lucca messi assieme.  Non solo, si è pure saputo che, se da un lato Netflix si aspettava di crescere di 2,5 milioni di abbonati a fine 2022, dall’altro è ben lontana dal risultato inizialmente previsto.

A causa del blocco delle attività in Russia la piattaforma ha infatti già perso 700.000 abbonati. Quindi tutta colpa di Vladimir Putin e delle conseguenti sanzioni europee introdotte nei confronti di Mosca? Non esattamente. Infatti simili dinamiche di flessione le stanno registrando pure altre piattaforme. Il punto è che il colosso è in crisi pure negli States e in Canada, dove ha perso un esercito di 600.000 abbonati e, entro la fine di quest’anno – se il trend continuerà -, si aspetta di perdere 2 milioni di abbonati. Se non si può parlare di catastrofe, di sicuro è uno smacco: è infatti la prima volta – in oltre 10 anni – che la società perde più abbonati di quanti ne guadagni.

D’accordo, come mai tutto questo? Quali le cause di quella che ha tutte le sembianze di una implosione? Verosimilmente, le spiegazioni sono molteplici. Sicuramente ha avuto il suo peso il recente aumento di prezzo degli abbonamenti; prova ne sia che Netflix ora sta valutando l’introduzione di un abbonamento più economico degli attuali – e sostenuto in parte dalla pubblicità – proprio per spingere più persone all’iscrizione. C’è inoltre la variabile concorrenza dato che, quando conquistava immense quote di mercato, la società non faceva i conti, come invece avviene oggi, con PrimeVideo, AppleTV e Disney+, tutte rivali che non esistevano o risultavano comunque essere agli albori.

Non è finita. C’è infatti anche chi ipotizza come dietro questo clamoroso crollo vi possano essere motivazioni, per così dire, di ordine maggiormente culturale. E no, non si tratta del solito bigotto che detesta le piattaforme streaming e non vedeva l’ora di vederle in crisi. A dare questa spiegazione è stato infatti l’uomo più ricco del mondo, Elon Musk, il quale ha scritto testualmente che «il woke mind virus ha reso Netflix inguardabile». Il patron di Tesla l’ha sparata grossa? Difficile da dire. Di certo, ecco il punto, il gigante dello streaming una piega militante e di appoggio nei confronti della cultura dominante l’ha presa. Su questo non c’è davvero dubbio.

Inoltre, a favore della interpretazione di Musk, ci sono dei precedenti. Si pensi per esempio a quanto raccontava il Timone nel settembre 2020, quando dava conto di quello che era un primo record di cancellazione di abbonamenti incassato da Netflix. Un segnale negativo che, anche in quella occasione, non arrivava causalmente, bensì dopo le polemiche generate dalla premiere di “Cuties”, film accusato di promuovere la pedofilia sessualizzando le protagoniste femminili, che si erano tradotte con l’hashtag “#CancelNetflix”. Col senno di poi, quell’episodio non era che l’inizio di una nuova tendenza con Netflix che, dopo averle lanciate tante, ora si trova subirla. Inevitabile, allora, chiedersi se quella in corso non sia davvero la fine di un’era.


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