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NEWS 2 Gennaio 2021    di Giuliano Guzzo

Prudenza, bene comune e fede (e corretta informazione) come guide per il 2021

Che cosa ci attende in questo 2021, dopo il catastrofico anno della pandemia? Purtroppo o per fortuna, nessuno lo sa. Parola di José Antonio Fortea, sacerdote e teologo spagnolo nonché fra i massimi esperti mondiali di esorcismo, il quale, nei suoi testi, mette in guardia da ogni sorta di previsione dato che, «se il futuro non è possibile conoscerlo neppure invocando i demoni, tanto meno sarà scrutabile con qualche pratica astrologica o di predizione del futuro».

Le considerazioni di padre Fortea sono da prendere sul serio non solo per la sua autorità di studioso, ma perché egli è il primo a riconoscere che i demoni hanno «una loro intelligenza di gran lunga superiore a quella degli esseri umani», eppure, nonostante tale intelligenza, tutto ciò che costoro possono è solo dedurre, intuire qualcosa, «ma non vedono il futuro».

Il fatto però di non ignorare cosa l’anno nuovo ci riservi, non c’impedisce di scegliere che cosa portare con noi in questo 2021. Personalmente, ritengo in proposito utile rispolverare – o tener più presenti – alcuni strumenti concettuali e valoriali tipicamente cattolici. I più significativi ritengo siano tre.

La prima è la virtù della prudenza, «auriga virtutum» secondo san Tommaso d’Aquino, e cioè cocchiere delle virtù, colei che sa pilotare ogni decisione – nella deliberazione, nel giudizio e nella scelta – non solo verso il bene, ma anche nel modo migliore, secondo una linea di condotta la più virtuosa possibile. L’esperienza pandemica ci ha quanto mai ricordato, sia pure sotto una angolatura emergenziale ed eccezionale, la necessità di tale virtù, motivo per cui pare opportuno, nell’anno che viene, considerare sempre la prudenza come faro quotidiano.

In secondo luogo, pare opportuno riscoprire il concetto di bene comune. Veniamo infatti da una cultura che, per decenni, ha esortato intere generazioni al perseguire la felicità intesa come traguardo individuale e da cogliere tutta e subito, all’insegna del «carpe diem». Eppure, ancora una volta, questo 2020 ci ha ricordato, per dirla con il poeta John Donne, che «nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto»; perché siamo davvero, come ricordato anche da papa Francesco, «tutti sulla stessa barca». Ma questo non deve essere inteso solo come una condivisione della condizione di vulnerabilità bensì anche come invito – di qui la riscoperta del concetto di bene comune – a vivere e operare non solo secondo degli interessi particolari e anche legittimi, ma anche in vista, appunto, di una consapevolezza collettiva e collettivamente orientata a qualcosa di buono e giusto per tutti. Rispetto a ciò, la pandemia ha ricordato come la salute sia un bene comune; ma non è certo il solo. Esiste anche un bene comune morale e spirituale sul quale, come cattolici, abbiamo molto da dire e da dare, dato che la vita non termina affatto su questa terra.

Ma per far tutto ciò occorre – terzo spunto per questo 2021 – una riscoperta anche della fede. Riscoperta che, in effetti, può apparire banale, quasi scontata per un credente. Ciò nonostante, è difficile non vedere lo scoramento e il disorientamento che abbiamo sperimentato a lungo in questi mesi come un deficit di fede, ossia di consapevolezza che il Padre mai ci abbandona e che, anzi, è proprio nelle parti più cruciali del nostro tragitto che la sua vicinanza si fa più sentire, come ricorda lo sguardo sofferente di quel Crocifisso che, non a caso, è il simbolo cristiano per eccellenza.

Prudenza, bene comune e fede, dunque, come antidoti contro un disorientamento che evidentemente preesisteva alla pandemia, e che essa non ha fatto che rende più lampante e vertiginoso, ricordandoci peraltro che anche la venerate scienza e la tecnologia, ecco, non sono affatto invincibili. Tutt’altro. Sarebbe inoltre consigliabile, nei mesi a venire, un utilizzo accorto e vigile – all’occorrenza anche confrontando tra loro fonti informative diverse – dei mass media. Questo è un consiglio che vale per tutti e che, soprattutto, i lettori del Timone, avendo scelto come riferimento una testata che ha nella fedeltà alla Verità – quella in carne ed ossa, con un nome ed un cognome – il suo perno, conoscono senz’altro già molto bene.


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