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NEWS 25 Febbraio 2022    di Raffaella Frullone

Putin mostra i muscoli perché si sente debole?

Dopo l’escalation militare in Ucraina, con l’attacco della Russia che ha portato le sue truppe ormai a un passo dalla capitale Kiev, abbiamo posto qualche domanda al giornalista Fulvio Scaglione (foto nell’articolo), già corrispondente da Mosca, e attento osservatore e analista di scenari internazionali.

Innanzitutto, a cosa stiamo assistendo di preciso: all’inizio di un’occupazione militare, a un’operazione per distruggere infrastrutture ritenute pericolose per la Russia, o altro?

«Ho sempre pensato che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia non sarebbe avvenuta per una ragione molto precisa, perché è semplicemente impossibile: la Russia non ha la potenza necessaria né dal punto di vista militare né dal punto di vista economico per sostenere l’occupazione di un Paese vasto due volte l’Italia e con 42-45 milioni di abitanti, per di più animati da un forte spirito nazionalista. Ora, invece, che questa invasione è in qualche modo avvenuta io tendo a pensare che l’obiettivo di Putin sia di annichilire militarmente l’Ucraina e di strapparle un’altra parte di territorio, in sostanza di allargare quello che è l’attuale Donbass e portarlo forse a nord fino a Charkiv che è una grossa città industriale, e a sud come minimo fino a comprendere il porto di Mariupol, idealmente – dal punto di vista russo – fino alla Crimea, che è già tornata alla Russia, in modo da avere questa fascia di rispetto che coprirebbe il mar di Asof e il Mar Nero e di fatto taglierebbe fuori l’Ucraina dai collegamenti marittimi. Servirebbe a ridurre l’Ucraina a stato di sudditanza e a creare un cuscinetto tra Russia e Ucraina che ormai,  il Cremlino considera una parte dell’Occidente».

Per gran parte dell’opinione pubblica occidentale Putin è una sorta di uomo solo al comando, un dittatore che non deve confrontarsi  con nessuno, perché nessuno internamente discute la sua linea.  È davvero così? Chi decide con lui?

«Putin non è mai stato realmente un uomo solo al comando, questa è l’immagine che a noi occidentali piace dare di lui dimenticando che per lungo tempo Putin ha goduto di un consenso personale presso gli elettori russi piuttosto alto. Noi non dobbiamo credere che la Russia sia solo Mosca e San Pietroburgo dove ci sono le élite liberali e occidentaliste, la Russia è tutto il resto, esattamente come New York non è l’America. Detto questo, è vero che negli ultimi tempi questa sorta di patto tra Putin e il popolo russo si è incrinato. L’anno scorso è stato un anno molto duro per la Russia, l’inflazione è arrivata a fine anno oltre il 10%, i salari reali si sono ridotti, il costo della vita si è aumentato addirittura del 10 -12% per i generi alimentari di base, lo scontento c’è. Inoltre nelle ultime settimane abbiamo constatato uno scollamento al vertice del potere russo: quando Putin ha decretato il riconoscimento delle due Repubbliche del Donbass ha voluto che tutti i membri del Consiglio di Sicurezza fossero presenti, per metterci la faccia e le facce parlavano chiaro, non sembravano esattamente entusiasti. E’ anche chiaro che gli ambienti industriali, non solo gli oligarchi , ma anche i leader dei grandi conglomerati russi che sono i pilastri dell’enonomia, e che in questi anni hanno mantenuto relazioni economiche ccon l’Occidente, non possono essere felicissimi della svolta che comporterà sanzioni, incredibili difficoltà per l’economia, ecc. In sostanza quello che pare di notare è che al vertice si vedono i segni di un certo scollamento e questa avventura militare in Ucraina dall’esito incerto potrebbe ampliarli ancora».

Perché questa reazione proprio ora? Le motivazioni addotte potevano essare usate anche due, tre o sette anni fa…

«Questa è la grande domanda. Le risposte possono essere soltanto due, in questo momento Putin si sente talmente forte da poter sfidare l’Occidente, ma come si diceva prima non è che la Russia sia in un momento di grandissimo splendore. Certamente ha un buono stato finanziario, le sue riserve in valuta sono importanti, 670 miliardi di dollari, con la crisi i prezzi del gas e del petrolio, che sono la sua fonte principale di finanziamento, non potranno che salire, e quindi portare ulteriori guadagni, ma c’è la crisi economica, una certa stagnazione, non ci sono grandi motivi per sentirsi particolarmente forti. Quindi la motivazione potrebbe essere esattamente quella opposta, ovvero che Putin in questo momento si sente debole, sente la Russia accerchiata, sente il fiato della Nato sul collo, non riesce a trovare una via politica e quindi è ricorso ad uno strumento che conosce bene perché lo ha usato in Georgia nel 2008 e in Ucraina nel 2014, in Siria del 2015, quindi uno strumento con cui è a proprio agio. Il tempo ci dirà quale è la risposta più corretta».

Cosa ne pensa delle parole del generale Bertolini quando dice «il Cremlino non può stare a guardare i continui passi in avanti verso est da parte della Nato, pena la definitiva perdita di controllo in quello che considera il suo “estero vicino” e il conseguente senso di accerchiamento ingestibile a lungo termine»? Concorda?

«Sì, concordo con l’analisi, credo che più ancora che l’idea di perdere il controllo con l’estero vicino,  cosa che è ormai largamente avvenuta a Ovest –  perché persino la Bielorussia è stata per lunghi anni piuttosto renitente ad allinearsi e anche ora Lukashenko non riconosce le due repubbliche del Dobnass – credo che il problema sia lievemente diverso, cioè che la Russia vuole essere considerata un elemento a tutti gli effetti con tutti i diritti del grande tavolo internazionale, dove le grandi potenze decidono le sorti del mondo, mentre invece questo non avviene. Gli Stati Uniti, semmai, dialogano con la Cina. La Russia vuole sedersi a questo tavolo e non accetta di essere ridotta a potenza regionale con tutto quello che questa condizione comporta».


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