La stanza dell’Ascolto all’ospedale Sant’Anna di Torino non è stata bocciata dal Tar e non viola la legge 194. Negli articoli di molte testate locali torinesi pare emergere che lo spazio voluto dal Movimento per la Vita in convenzione con l’ospedale sia stato considerato illegittimo dalla sentenza perché violerebbe la legge sul diritto all’aborto, dopo il ricorso della Cgil regionale e dell’associazione “Se non ora quando?”. Una versione molto parziale portata avanti anche dal comunicato del sindacato stesso, ma smentita dalla sentenza: nessuna «violazione dei diritti» della libertà delle donne, assicura il Tar, la Stanza dell’Ascolto è semplicemente sospesa per un’irregolarità nella convenzione con il Sant’Anna.
Irregolarità, per altro, attribuita all’azienda ospedaliera: nell’accordo non avrebbe specificato come verificherà in concreto la professionalità, l’esperienza e la formazione dei volontari. Non solo è stato respinto il ricorso della Cgil, ma è stato anche stabilito che è fuori dalla legittimità del sindacato. Il loro statuto non contempla alcuna finalità legata alla legge 194 e il pretesto secondo cui il servizio di volontariato violerebbe un qualche diritto delle lavoratrici è stato smentito. Tutti dati sbadatamente omessi dai giornali.
Il comunicato del Presidente Cav-Mpv Rivoli e Federvipa (Federazione regionale dei Movimenti per la Vita, dei Centri di Aiuto alla Vita e delle Case di Accoglienza aderenti al MPVI operanti in Piemonte e Valle d'Aosta), Claudio Larocca, precisa che la sentenza riconosce la piena legittimità della Stanza dell’Ascolto: la legge stabilisce chiaramente che l’interruzione di gravidanza dev’essere «esito di un percorso informativo e assistenziale preordinato a far acquisire alla donna una reale del suo status e dei suoi diritti, che potrebbe condurla anche a scegliere il parto anziché l’aborto».
Una funzione che lo spazio, fortemente voluto dal Movimento per la Vita e dalla Regione, si propone di svolgere quando il servizio verrà ripristinato, auspicando al più presto la verifica della formazione dei volontari che è stata svolta anche in collaborazione con l’ospedale. Lo ha confermato anche l’assessore regionale Maurizio Marrone, la convenzione verrà rinnovata con le indicazioni del Tar e continuerà ad aiutare le donne in difficoltà. Il politico di Fratelli d’Italia è lo stesso che ha promosso l’iniziativa “Vita nascente” che offre consulenza, sostegno economico e beni di prima necessità alle mamme nuove o future. Progetto che era stato prontamente definito come anti-aborto dalle stesse testate.
Dei dettagli che devono essere ingenuamente sfuggiti anche all’associazione “Non una di meno Torino”, che parla di vittoria dell’accessibilità e del diritto all’aborto per le «persone con utero». Un diritto molto debole se, per danneggiarlo, basta uno sportello di ascolto a cui potevano rivolgersi le madri (quindi le persone con utero possono stare tranquille) che cercavano aiuti morali e materiali per non abortire il proprio figlio. Il legalismo del movimento transfemminista, per altro, pare spegnersi quando parlano dell’ostacolo degli obiettori di coscienza, un diritto sancito dalla stessa 194. Proprio come il diritto a non abortire a cui mirava l'iniziativa del Movimento per la Vita.
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