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NEWS 3 settembre 2018    di Ermes Dovico
Siria, monsignor Hindo: «I curdi vogliono cacciare i cristiani»

Come trovarsi tra due fuochi. Da un lato le persecuzioni messe in atto dall’Isis e da altre milizie islamiche – su cui si sofferma il dossier di settembre del Timone – dall’altro i tentativi dei curdi del Partito dell’unione democratica (Pyd) di cacciare i cristiani dalla parte nordorientale della Siria, divenuta durante la guerra civile una regione autonoma de facto, non riconosciuta da Onu e Unione europea.

A denunciare con forza anche quest’ultima persecuzione, meno nota, è monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi: «Sono anni che lo ripeto, è in atto un tentativo da parte dei curdi di eliminare la presenza cristiana da quest’area della Siria», ha detto Hindo alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs). Come già riportato da Tempi, il 28 agosto la Federazione democratica della Siria del Nord, egemonizzata dal Pyd – un partito con un’ideologia di sinistra che unisce socialismo libertario, secolarismo, femminismo ed ecologismo – ha chiuso quattro scuole appartenenti alla Chiesa siriaca ortodossa (nelle città di Qamishli, Darbasiyah e Malikiyah), perché si sono rifiutate di adottare un nuovo programma scolastico ispirato al nazionalismo pancurdo.

Parlando con Acs, l’arcivescovo di Hassaké ha appunto confermato la gravità della situazione: «Già dall’inizio dell’anno, l’amministrazione locale ha preso possesso di un centinaio di scuole statali, nelle quali ha imposto un proprio programma scolastico e i propri libri di testo. I funzionari curdi ci avevano assicurato che non si sarebbero neanche avvicinati alle scuole private, molte delle quali sono cristiane. Invece non soltanto ci si sono avvicinati, ma ne hanno anche serrato le porte. Loro non vogliono che si insegni nella lingua della Chiesa, il siriaco antico, e non vogliono che insegniamo la storia, perché preferiscono inculcare agli alunni la propria storia».

I nuovi sussidiari presentano foto di Abdullah Ocalan, il guerrigliero e fondatore del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), e mappe del cosiddetto Grande Kurdistan, comprendente territori che fanno parte della Turchia, la Siria, l’Iraq e l’Iran. Monsignor Hindo teme la possibile chiusura di altre scuole cristiane (solo ad Hassaké ve ne sono sei) e i danni che potranno subire gli studenti a causa del curriculum scolastico voluto dai curdi, così diverso da quello nazionale siriano. «Ho detto a un funzionario curdo che così un’intera generazione verrà penalizzata, perché non potrà accedere a gradi di istruzione superiori. Lui mi ha risposto che sono disposti a sacrificare anche sei o sette generazioni, pur di diffondere la loro ideologia».

L’arcivescovo spiega che il tentativo di controllare l’educazione dei fanciulli rientra nel piano di «curdizzazione» di quei territori, orientato pure alla cacciata dei cristiani: «È almeno dal 2015 che continuiamo a denunciare tale pericolo. Vogliono cacciar via noi cristiani per aumentare la loro presenza. Ad oggi i curdi rappresentano soltanto il 20% della popolazione, di cui la metà continua a governare soltanto grazie al sostegno occidentale». Hindo lancia quindi un appello alla comunità internazionale: «La chiusura delle nostre scuole ci addolora. È dal 1932 che la Chiesa gestisce questi istituti e mai ci saremmo immaginati che potessero venire chiusi. L’Occidente non può rimanere in silenzio. Se siete davvero cristiani dovete gettare luce su quanto sta accadendo e impedire nuove violazioni dei nostri diritti e ulteriori minacce alla nostra presenza nella regione».


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