domenica 29 maggio 2022
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NEWS 24 Ottobre 2021    di don Francesco Capolupo

Stilla come rugiada dal Kuwait #28 – Non fermarsi davanti agli ostacoli

XXX Domenica del Tempo Ordinario                                                                       24/10/2021

Commento al Vangelo Mc 10, 46-52

Se volessimo riassumere il Vangelo di questa domenica in un verbo, potremmo riferirci a camminare. Tutta la pagina evangelica di questa domenica è incentrata sulla necessità e il desiderio di camminare: la sequela.

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Bartimeo non può camminare poiché è immobilizzato dalla cecità, una condizione gravissima perché non gli consente di vedere la realtà, di gustare la bellezza del Creato così come di conoscere, perché sappiamo che vedere, nell’accezione biblica, possiede il contenuto del conoscere, come ci insegnano tutto il Vangelo di Marco e quello di Giovanni, in particolare.

L’impossibilità fisica di Bartimeo, nella ricerca spirituale di senso (come noi post-moderni usiamo dire), non diventa un ostacolo impenetrabile; tutta l’azione di quest’uomo è volta a fare in modo che il suo desiderio di Salvezza, di Verità, di Giustizia, di Pace si affermi e non si perda, nonostante tutto, davanti a lui, sembri affermare il contrario: a partire dal suo nome.

Bartimeo ha una doppia radice: l’aramaico bar, “figlio”, è associato a un nome di origine greca (da timé, “onore”): egli dunque è – si potrebbe dire – il “figlio di Onorato”, un patronimico pesante da portare per chi non sembra così “degno di onore”. Bartimeo infatti è un escluso, come Marco si preoccupa di sottolineare accuratamente: è cieco, costretto a mendicare e la sua situazione di emarginato è iconicamente riassunta dal suo stare seduto, in una posizione di passività, “sul ciglio della strada, lungo la via” (parà tèn hodón), lo stesso termine che alla fine del brano ritorna per descrivere come cambia il suo stare “lungo la via” da guarito.

Anche nel nome, Brtimeo sembra essere beffato; avrebbe tutte la carte in regola per sentirsi fuori da ogni possibilità e “crogiolarsi” nel suo dolore, abbandonandosi alla disperazione ma non è così.

Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Sentire, questa è la chiave. Quando siamo bloccati nell’azione, fermi per terra lungo la via, impossibilitati a vedere perché l’oscurità occupa tutto il nostro sguardo, ci rimane l’arma dell’ascolto, essere attenti a chi ci chiama, chi annuncia la Sua presenza in mezzo a noi e quindi gridare: Signore abbi pietà di me. Bartimeo non si arrende al “fato” che lo vuole impedito, a quel destino umano che lo ha reso cieco, ma mette in campo tutto quello che ha: ascoltare la voce di Dio e gridare il suo esserci, chiedendo misericordia.

Ma ancora non basta. C’è un ulteriore ostacolo che si deve superare e che non è creato e suscitato da noi, può sorgere da chi ci sta intorno e non si rende conto della nostra situazione, ponendo un muro: Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Lo rimproverano perché quando non sappiamo rispondere al buio del nostro cuore, al buio che attraversano le persone che ci stanno accanto, noi censuriamo; non sopportiamo il dolore, la cecità, lo smarrimento, pensiamo di non reggerne le conseguenze e censuriamo, come fanno queste persone che si sentono impotenti e pensano che quel cieco possa infastidire o vanificare il passaggio di Gesù che, al contrario, prende sul serio quell’urlo, lo capisce tutto e come un padre che educa i suoi figli, si rivolge a quei discepoli che “facevano muro” e con una pedagogia immediata mostra cosa significhi accogliere l’ultimo, il diseredato. Noi pensiamo che l’ultimo sia soltanto il povero che non possiede nulla ma l’ultimo è anche colui che resta indietro perchè nessuno lo aiuta a farsi sentire e il suo grido si fa potente perché deve sovrastare la massa, affermare la sua presenza che solo Dio può sentire, su quella via abbandonata.

La pedagogia di Cristo è la comunione: chiamatelo! Non impeditegli di cercarmi, chiamatelo! Affermate la sua presenza, la sua vita, affermate che anche lui è degno di sentirsi figlio, perdonato e chiamato a nuova vita! La dignità della persona sanata dalla Grazia di Cristo! Non è un caso, infatti, che la pericope successiva utilizzi i verbi di movimento tipici che rivelano la presa di coscienza della digità di quell’uomo: Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Alzati, coraggio! Il Signore ha preso sul serio il tuo grido e sei di fronte a Lui per chiedere quello che desideri e Bartimeo getta il suo mantello saltando in piedi. Questo gesto è di una profondità ed espressivo di una potenza liberatoria che neanche immaginiamo, una testimonianza di fede e speranza miracolose!

Bartimeo getta a terra il mantello, segno della forza dell’uomo (1Sam 18,4; 24,6; Rt 3,9), il mantello in cui egli raccoglieva le monete ricevute in elemosina, indumento che era anche coperta per la notte e, per questo, proprietà inalienabile del povero (Dt 24,13). Al contrario dell’uomo ricco che non aveva saputo liberarsi della zavorra dei suoi beni, e dunque se ne era andato triste (Mc 10,21-22), Bartimeo si spoglia di tutto ciò che potrebbe essere d’intralcio all’incontro con Gesù: si spoglia di ogni pur minima sicurezza, del suo passato, della sua stessa vita, e balzando in piedi si mette in movimento a tentoni e viene da lui. Grande è l’ardire di quest’uomo, che nasce dalla sua libertà: nella sua nuda povertà e nella sua cecità sta di fronte a Gesù, attendendo tutto da lui.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

La domanda di Gesù suggella definitivamente il loro incontro: il tuo grido è arrivato a me e il Padre può fare tutto quello che desideri di bene! E Bartimeo non chiede cose particolari, chiede di poter vedere nuovamente, di poter riprendere la sua dignità, la sua piena libertà, non stare seduto ed emarginato, elemosinando monete, ma tornare lungo la strada da discepolo, come colui che segue, lasciare quell’immobilità e riprendere il suo cammino; camminare, non fermarsi davanti al dolore, non fermarsi davanti agli ostacoli, ma mettersi in piedi di fronte al Crocifisso che, innalzato, attira tutti a se, Risorto eleva tutti noi alla Gloria del Cielo.


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