lunedì 06 dicembre 2021
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NEWS 7 Novembre 2021    di don Francesco Capolupo

Stilla come rugiada dal Kuwait #31 – Dare tutto e non il superfluo

XXXII Domenica del Tempo Ordinario                                                                     07/11/2021

Commento al Vangelo Mc 12, 38-44

Gesù diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Chi è stato in Terra Santa ed ha visitato i luoghi della vita di Gesù, deve essere passato obbligatoriamente dalle rovine di Cafarnao e visitato i resti della sinagoga.Potrei prendere ad esempio ogni sinagoga, ma quell’immagine dei resti di un villaggio distrutto danno la tremenda realtà di cosa voglia dire perdere le certezze terrene senza confidare nella salvezza eterna e Divina.

Gli scribi e i farisei, molto spesso, rivelano questo lato drammatico dell’egoismo e della limitatezza umana negli incontri con Gesù narrati dai Vangeli. Questo brano di Marco, ci presenta una sintesi perfetta della “diagnosi e prognosi” sull’egoismo umano, tracciato dal Signore.

Gli scribi sono i maestri della legge, uomini colti che fin dalla giovinezza hanno studiato la torah, le tradizioni rabbiniche e ne sono diventati cultori e maestri, occupando nell’età della maturità anche incarichi giuridici, dovuti alla loro “saggezza” e cultura.

Quando si entra nella sinagoga, immaginiamoci appunto a Cafarnao,  colpisce l’ingresso di quella struttura, stretto e circondato da sedili, postazioni, abbastanza confortevoli. Sono i primi posti a sedere, anche se risultano gi ultimi se ci mettiamo dal lato della posizione del rabbino che guida il rito. Sono i posti prescelti dagli scribi perché chiunque fosse entrato, doveva innanzitutto fare riverenza a loro che occupavano quegli scranni; obbligatoriamente ottenere il primo saluto ed essere riconosciuti come importanti, dopodichè si entrava e si prendeva il proprio posto: un passaggio obbligato.

Siamo nel Tempio e la descrizione che facevo sulla sinagoga di Cafarnao, assume un significato ancorta più profondo. Questi uomini che amano pavoneggiarsi, mostrare la loro “potenza”, offrono invece uno spettacolo desolante e doloroso nella parole di Gesù. Essi divorano le case delle vedove, portano via tutto (loro che sono ricchi e non necessitano del poco di una vedova) per aggiungere il poco (essenziale per la vedova) al molto che già hanno; essi approfittano delle vedove (non dei vedovi!) perché sono donne sole, senza protezione, non godono di diritti e neppure di dignità giuridica, non hanno avvocati ed anche i maestri della “legge” rifiutano di far loro giustizia, anzi approfittandone.

Quando si adotta questa postura di arroganza, si assume inevitabilmente uno stile che chiede ammirazione, che desidera adepti, che esige applausi da parte di persone in qualche modo complici.

Gesù fa questi discorsi nel tempio, di fronte alla sala del tesoro, dove i pellegrini saliti a Gerusalemme, mettono le loro monete in “cassette per le offerte”.

Gesù però osserva tra tutti una donna – per di più vedova –, cioè una persona che non conta nulla (come abbiamo detto) in un mondo dominato da arroganti, che sentono anche il tempio come qualcosa che appartiene a loro: le donne, infatti, non facevano parte dell’assemblea davanti a Dio come loro e con loro. Questa povera donna avanza tra molti altri, nella sua umiltà, e sembra che nessuno possa notarla, ma non è così. Gesù invece la scruta e la addita tra tutti come “la vera offerente”, la vera persona capace di fare un dono, di dare gloria al Signore.

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Due monetine che fanno un soldo, il corrispettivo di un paio di euro dei giorni nostri, poco più ma questo gesto spalanca ai discepoli l’ascolto della Parola che salva: in verità io vi dico…amen. Già molte volte abbiamo sottolineato che quando Gesù introduce le sue parole con l’amen, “in verità” vuole dare solennità al suo insegnamento, è la verità che viene proclamata! “Amen”, cioè: “È così, è la verità e io ve la dico”. “Amen, io vi dico: questa povera vedova ha gettato nella cassetta delle offerte più di tutti gli altri. Tutti, infatti, hanno preso dal loro superfluo; lei, invece, nella sua povertà, ha dato tutto quello che aveva, tutto quello che aveva per vivere, letteralemente in greco hólon tòn bíon autês: ‘tutta la sua vita’.

Questa vedova non dà, come gli altri, gli scarti o gli avanzi di ciò che possiede; non dà l’offerta senza che ne consegua per lei una sofferenza; non offre denaro di cui non ha affatto bisogno, perché ne ha tanto in più: no, questa donna si spoglia di ciò che le era necessario per vivere, di tutto ciò che aveva, non di una sua parte minima. Questa donna è per Gesù un’immagine dell’amore che sa rinunciare anche a ciò che è necessario. Diventa allora evidente, ancora di più, il contrasto tra gli scribi che divorano le case delle vedove e la vedova che sacrifica se stessa, spoaglandosi di tutto perché il suo tutto è nell’offerta.

Qualche settimana fa, parlando con una mamma della comunità cristiana, mi confidava la sua preoccupazione e tristezza per le condizioni del figlio ormai quasi adulto, in grave difficoltà perché soffre di alcune disabilità, con le discriminazioni che questo comporta in un territorio come questo.

“Offro tutta me stessa abuna, tutto quello che sono, non voglio nulla per me se non la gioia della Gloria eterna per i miei cari, tutto ho abbandonato per questo e nulla voglio in cambio: contemplare il volto del Signore”. Io taccio Maria (il suo nome in italiano), non posso che tacere ed osservare, ripetendo a me stesso: Amen, Signore! In verità questa madre ha detto, offerto e dato tutto come ogni donna, ancor di più se madre.


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