lunedì 06 dicembre 2021
  • 0
NEWS 14 Novembre 2021    di don Francesco Capolupo

Stilla come rugiada dal Kuwait #32 – Lassù è la nostra certezza

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario                                                                    14/11/2021

Commento al Vangelo Mc 13, 24-32

Il Vangelo di questa Domenica conclude la lettura del Vangelo di Marco che abbiamo ascoltato per tutto l’anno B e avvicinandoci alla fine dell’anno liturgico e alla Solennità di Cristo Re che conclude appunto l’anno B della liturgia, simbolicamente la Chiesa ci chiama a guardare anche l’immagine escatologica di questa dimensione.

Le parole di Gesù riportate sono quelle da lui pronunciate negli ultimi giorni della sua vita, prima della passione e morte. Il cosiddetto “discorso escatologico” è molto lungo e vuole essere una risposta alla domanda circa il tempo successivo alla vicenda terrena di Gesù: cosa accadrà?.

La liturgia ci presenta solo la parte finale, l’annuncio della venuta gloriosa del Messia, quando sarà passato il tempo della storia, nel quale guerre, distruzioni e persecuzioni hanno avuto dolorosamente spazio nella vita di tutti gli uomini. Questa terribile prova non sarà la fine ma il primo passaggio, ad esso seguirà uno sconvolgimento di tutto il creato, di tutto l’universo. Non lasciamo che le parole di Gesù facciano crescere in noi il terrore, ma che ci lascino intimorire sì, perché esse rivelano la “verità” di questo mondo che Dio ha creato, voluto e sostenuto, ma che avrà un termine, una fine: come c’è una fine personale, la morte, così ci sarà una fine di questo mondo. La creazione vivrà un processo di “de” o “ri” creazione; potremmo dire un ritorno a quel “pre-principio” che il libro della Genesi ci ha presentato (Gen 1,1-2), ma in vista di una nuova creazione, di un mondo nuovo, con cieli e terra nuovi (Ap 21,1). Queste immagini non vogliono anticipare distruzione ma la fine degli attuali assetti della creazione, segnati dalla sofferenza, dal male e dalla morte, per una trasfigurazione che non riusciamo neppure a immaginare.

Per fare questo il Signore usa un linguaggio specifico ed immagini non casuali, ispirate da fenomeni che l’uomo contempla, ma che sono transitori: In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Immagini evocatrici della fragilità del nostro universo, che non è eterno, che – come ci dice anche la scienza – ha avuto un inizio e avrà una fine. Tuttavia questo universo, che agli occhi dei credenti in Cristo “geme e soffre le doglie del parto”, è un universo voluto da Dio e che Dio salverà, trasfigurandolo in dimora del suo Regno.

In questo contesto di nuova creazione, di trasfigurazione comparirà il Salvatore, il Figlio dell’uomo farà il suo ritorno perché tutto si trasformi in vita eterna, Gloria eterna.

Pensare, immaginare, immortalare cosa sarà questo momento non è semplice eppure la grandezza della cultura cristiana ha permesso al genio e ai talenti di tanti artisti, ispirati dalla fede, di farci avvicinare a questo momento, a questo istante di Infinito che entrerà nel tempo e nello spazio per superarlo e condurci in quella Gioia che non avrà mai fine che è la piena comunione con Dio.

Chi ha visitato le bellissime cattedrali siciliane di Monreale, Cefalù e la meravigliosa cappella palatina di Palermo (ma non solo questi luoghi) ha potuto sorpendersi di fronte ai bellissimi mosaici del Cristo Pantokrátor, lett. “colui che tiene insieme tutte le cose”. Noi non sappiamo in che modalità vedremo e incontreremo il Figlio dell’uomo, ma l’immagine della piena divinità e umanità di Gesù che sprigionano questi mosaici mi hanno sempre accompagnato nel dare una forma a queste parole del Signore. Noi lo riconosceremo in maniera inequivocabile, lo riconosceranno tutti: coloro che lo hanno trafitto, offeso e insultato nei fratelli, coloro che lo hanno ignorato negli ultimi e negli indifesi, coloro che lo hanno rifiutato nella sua Parola, nei Sacramenti e nella Sua Chiesa assieme a coloro che saranno gli eletti, i giusti che hanno pervaso la loro esistenza di Speranza, Fede e Carità, coloro che hanno combattuto la buona battaglia e hanno scelto la parte migliore, anche quando questa era “scomoda” alle glorie del mondo, alle facili conquiste: sarà il trionfo della Giustizia, della Sapienza, della Verità che non potranno essere derise o denigrate, solo riconosciute da tutti, ciascuno secondo le sue opere e ciascuno di fronte a Dio che raccoglierà il frutto che abbiamo fatto crescere o meno secondo la nostra libertà:  Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis,

salva me, fons pietatis viene da ripetere assieme al requiem di Mozart!

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 

Alle porte dell’estate, il fico apre i suoi germogli, la linfa riempie e intenerisce rami e foglie preannunciando la stagione calda così noi abbiamo bisogno di “intenerire” il nostro cuore con la linfa della Parola del Signore, con il seme dei suoi sacramenti, perché il gelido inverno del nostro limite non ci faccia perdere il caldo sole dell’eternità.

Sarà la fine di tutto? Sarà la distruzione? Sarà la Parusia, sarà la proclamazione del Nome di Gesù al mondo, dove ogni ginocchio si piegherà in Cielo, in terra e sotto terra e ogni lingua proclamerà il suo stupore e lavoriamo perché sia per la gioia della Salvezza eterna!

Novembre è il mese della preghiera per i nostri defunti e anche la comunità cristiana qui in Kuwait prega per i fratelli e i propri cari che ci hanno anticipato su questa terra. Le mamme cristiane pregano ogni giorno in visita al cimitero dei cristiani della città, un luogo di silenzio ma non di angoscia, un luogo di mistero ma non di ignoto, potremmo dire che nei canti tradizionali della fede, proclamati in lingua araba, sorge proprio la Speranza di fronte al dolore del distacco.

“La nostra Patria è il Cielo, migrare in paesi diversi, culture diverse è un cammino di purificazione, lassù è la nostra certezza, lassù troveremo pace, lassù Dio sarà per sempre tutto in tutti, camminiamo per quello, altrimenti saremmo “azzoppati” per sempre”. E nei suoi occhi, rivedo un po’ degli occhi del Pantokrator : lo stesso brillare, di un oro eterno stavolta, che la sua anima anela come quella di ciascuno di noi.


Potrebbe interessarti anche