domenica 29 novembre 2020
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NEWS 3 novembre 2020    di Raffaella Frullone
Terrorismo islamico e laicismo. La tenaglia che schiaccia i cattolici di Francia

Domenica scorsa a Nizza è stato il giorno della Messa in riparazione. Certo, tutte le Messe lo sono poiché il sacrificio eucaristico comprende l’aspetto riparatorio del male commesso dall’uomo, ma quella celebrata dal vescovo André Marceau nella Basilica di Notre Dame de L’assomption aveva il preciso scopo di riparare un male che ha lasciato la Francia sotto shock. Il male commesso con le esecuzioni di Vincent Loqués, Simone Barreto Silva e Nadine Dervilles, uccisi al grido di «Allah Akbar» mentre si trovavano in chiesa.

Solo centocinquanta le persone in chiesa – per via delle norme anti Covid – più del doppio quelle che sono rimaste fuori, a pregare in silenzio, con fiori e candele in mano.

Nel frattempo nella Francia delle liberté il dibattito è caldissimo, e mentre i corpi delle vittime erano ancora caldi, la rivista satirica Cahrlie Hebdo pubblicava una nuova vignetta: «Erdoğan in privato è molto divertente» diceva il titolo, più in basso una caricatura del presidente turco seduto in poltrona, in mutande, che con una mano beve da una lattina e con l’altra solleva da dietro il burqa di una donna islamica, mettendone in mostra il sedere, mentre la donna ride sguaiatamente. Il tutto accompagnato con una esclamazione «Ouh, il profeta», dice lui.

Qualcuno lo chiama Occidente. «Je suis Charlie» dicevano cinque anni fa. Dopo i gessetti colorati, dopo Imagine cantata in coro in piazza, i francesi lanciavano un hashtag che segnava il passaggio al livello successivo, abbandonando il buonismo vuoto in virtù della difesa della blasfemia, rivendicata nelle ultime settimane anche dal presidente francese Macron, che la considera un diritto da tutelare.

«No, non sono Charlie, io sono André Marceau! Dobbiamo essere noi stessi, con le nostre convinzioni. Certo, la libertà d’espressione è sacra in Francia, ma ognuno si prenda le sue responsabilità» ha dichiarato il vescovo di Nizza. Gli ha fatto eco l’arcivescovo di Tolosa, Robert Jean Louis Le Gal, rimarcando: «La libertà d’espressione ha dei limiti come tutte le libertà umane. Non si ride impunemente delle religioni, si vede il risultato che questo dà». In pochi sembrano rendersi conto che il trattamento riservato alle religioni riguarda anche il cattolicesimo.

È una guerra su più fronti dunque, quella per i cristiani di Francia: da un lato il terrorismo di matrice islamica che uccide senza pietà, dall’altro il laicismo imperante figlio dell’illuminismo che cancella la nostra identità. In tutto questo le chiese sono state chiuse per il lockdown, nel silenzio generale. Tra le poche voci che si sono levate c’è quella di Marc Aillet, il vescovo di Bayonne, che ha parlato di «un grave attacco alla libertà di culto» e ha ricordato come nessuno dei contagi nel Paese sia riconducibile ad una Messa. Forse per un cambio di rotta Oltralpe occorrerebbe qualcuno che abbia il coraggio di fare stessa denuncia e soprattutto l’audacia di fare qualcosa. Rimettere al centro l’identità cattolica che abbiamo annacquato nelle categorie mondane e tornare a fare spazio alla fede anche nel dibattito pubblico. Potrebbe essere la via dei cristiani francesi per non soccombere. E anche la nostra se non vogliamo finire schiacciati nella medesima mortale tenaglia.


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