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Trento, regolamento «al femminile» in ateneo. Ma la bozza era differente. Chi ha cambiato genere al testo?
NEWS 3 Aprile 2024    di Raffaella Frullone

Trento, regolamento «al femminile» in ateneo. Ma la bozza era differente. Chi ha cambiato genere al testo?

Ovviamente, in un’epoca di asterischi, schwa e fluidità di vario genere, la notizia non poteva che raccogliere il plauso dei cosiddetti media mainstream. Titola Repubblica «Nuovo regolamento di ateneo all’università di Trento. Rettrice, decana, segretaria: tutto al femminile anche se sono uomini». Il Corriere intervista Barbara Poggio, “prorettrice alle politiche di equità e diversità” che parla di «segnale simbolico», mentre secondo il Messaggero siamo di fronte ad una «svolta inclusiva», perché – evidentemente –  prima di questo annuncio epocale qualcuno era escluso dalle comunicazioni universitarie.

Il testo ancora non è stato pubblicato, dovranno prima essere espletate alcune formalità, eppure l’Università ha ritenuto di dover fare un comunicato stampa per annunciare urbi et orbi la lieta novella, quella del Regolamento varato utilizzando il cosiddetto “femminile sovraesteso”, in cui, viene esplicitato nell’incipit, «i termini femminili usati in questo testo si riferiscono a tutte le persone».  Vengono riportate le parole del rettore Flavio Deflorian: «Nella stesura del nuovo Regolamento abbiamo notato che accordarsi alle linee guida sul linguaggio rispettoso avrebbe appesantito molto tutto il documento. In vari passaggi infatti si sarebbe dovuto specificare i termini sia al femminile, sia al maschile. Così, per rendere tutto più fluido e per facilitare la fase di confronto interno, i nostri uffici amministrativi hanno deciso di lavorare a una bozza declinata su un unico genere. Hanno scelto quello femminile, anche per mantenere all’attenzione degli organi di governo la questione. Leggere il documento mi ha colpito. Come uomo mi sono sentito escluso. Questo mi ha fatto molto riflettere sulla sensazione che possono avere le donne quotidianamente quando non si vedono rappresentate nei documenti ufficiali».

Noi non possiamo fare la stessa esperienza del rettore (dovremmo dire rettrice? O rettora? Potremmo anche dire la Rettore, specificando che non parliamo di Donatella) in quanto il testo appunto, ancora non è stato reso noto e quindi non è possibile leggerlo. Ma pare non lo abbiano letto nemmeno Assemblea di ateneo, a cui pure era stata sottoposta la bozza del nuovo regolamento, che però, stando ad una fonte interna, non conteneva il cosiddetto femminile sovraeseteso. Come mai e quando il testo ha cambiato improvvisamente genere?

Mistero. La cosa certa è che – contrariamente agli obiettivi – il nuovo regolamento invece rischia di far sentire qualcuno escluso, ossia coloro che non declinano i diritti in base al genere e che non vedono discriminazioni dove non ci sono, come Giulia Clara Balestrieri, di Azione Universitaria secondo cui: «In ogni ambiente è necessario il rispetto per l’intelligenza e la competenza di ogni individuo, indipendentemente dal genere. È fondamentale promuovere un ambiente universitario che sia accogliente per tutti – prosegue – Ma a mio avviso è essenziale evitare l’adozione di pratiche linguistiche che possano risultare artificiose. Sono stata eletta rappresentante degli studenti nella mia Facoltà per due mandati, sono il Presidente di un’associazione studentesca, Azione Universitaria Trento, perché dovrei sentirmi discriminata? Sono abituata a guardare alla sostanza delle cose».

Evidentemente qualcuno attraverso la forma vorrebbe modificare la sostanza, attraverso un testo si vorrebbe cambiar la testa di chi pensa, mortificando il buon senso oltre che la lingua italiana. E sconfinando nell’ideologia. La dimostrazione? Solo sette anni fa, nel 2017, proprio l’Università di Trento, già in odore di politicamente corretto, aveva adottato il “linguaggio rispettoso delle differenze”, ma si sa, quando si comincia a contare i generi si sa, non si finisce più, perché non sono più due, non sono più dieci, potrebbero arrivare a trenta.

Ecco, a questo punto – per renderla femminile fino in fondo –  chiamiamola Università di Trenta. In nome dell’inclusività.

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(Fonte foto: Pexels.com/Imagoeconomica)


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