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NEWS 12 Febbraio 2022    di Valerio Pece

Un nuovo Family Day a difesa dell’umano?

«Dobbiamo impegnarci al massimo per consentire, il più possibile, il voto popolare». Lo ha ricordato il neopresidente della Corte costituzionale Giuliano Amato (qui il tweet) facendo chiaro riferimento ai referendum sulla cui ammissibilità la Consulta si pronuncerà il 15 febbraio. Considerando che tra i quesiti vi sono temi delicatissimi quali l’omicidio del consenziente e le legalizzazione della cannabis, la giusta comprensione del clima iper liberal venutosi a creare dopo la rielezione di Mattarella, la fornisce un secondo tweet di Amato: «Bisogna evitare di cercare ad ogni costo il pelo nell’uovo per buttarli nel cestino». Interessante, infine, che alla Consulta si siano già divisi i compiti: affinché si possa viaggiare spediti, gli otto referendum che a giorni approderanno al plenum dei giudici costituzionali per deciderne il destino (ammissibili, in parte ammissibili oppure del tutto da bocciare) hanno già un relatore.

A dispetto di un’unità del Paese ostentata a livello istituzionale ma nella realtà completamente assente, il mondo cattolico vive questi giorni col fiato sospeso, perché a detta di non pochi commentatori da quelle decisioni  dipenderà molto in termini di civiltà medica, giuridica e di tenuta sociale. Ne sono convinti innanzitutto i vertici della Chiesa (dal prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, cardinal Luis Fancisco Ladaria, al Decano del Collegio Cardinalizio ed ex Prefetto della Congregazione per i Vescovi, cardinal Gianbattista Re), i quali hanno manifestato senza ombre la loro preoccupazione per alcuni quesiti referendari, specialmente su quello relativo all’eutanasia.

Non è un caso che il presidente dell’Associazione Family Day – Difendiamo i nostri figli, giovedì 10 febbraio sia stato ricevuto dal Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin, e dal Presidente della Pontificia Accademia Pro VitaArcivescovo Vincenzo Paglia. E se oggetto degli incontri sono state le grandi emergenze antropologiche del Paese (il suicidio assistito, il dilagare dell’aborto chirurgico e chimico, la legalizzazione della cannabis) è un preciso passaggio del comunicato stampa con cui l’incontro è stato reso pubblico, ad attestare, forse, un approccio cattolico nuovo: parlando di un dialogo condotto con «estrema franchezza e senso di realismo» e «affrontando anche il tema dell’organizzazione di iniziative concrete atte a contrastare la dilagante “cultura della morte”», tra Gandolfini e i prelati si è addirittura convenuto il bisogno di una «manifestazione pubblica del popolo della vita».

Se davvero dopo la decisione della Consulta ci si debba aspettare l’indizione di un nuova adunata di piazza, come successe con i due Family Day di Piazza San Giovanni e del Circo Massimo, non è ancora dato saperlo. Per ora – ma non è poco – tra popolo pro-life e pro-family e vertici vaticani va registrata una consonanza come mai si era vista negli ultimi anni. Anni luce, dunque, dal «siamo daccordo sulla sostanza, ma non sulle modalità», con cui Parolin sembrò smarcarsi, almeno parzialmente, dal Congresso Mondiale delle Famiglie tenutosi a Verona nel 2019. Di fronte alle nuove sfide sull’umano, non c’è oggi più nessun distinguo, piuttosto una compattezza che lascia ben sperare, tanto che, a margine dell’udienza, il commento di Massimo Gandolfini è stato questo: «Mi ha dato nuova carica il riscontro di una perfetta sintonia d’intenti e volontà d’azione che i due alti Prelati mi hanno manifestato».

Che non ci sia più tempo da perdere e che non sia più consentita alcuna divisione in ambito cattolico lo dimostra plasticamente anche la dolorosa vicenda di Mario (un nome di fantasia), camionista marchigiano di 43 anni, divenuto tetraplegico a causa di un incidente stradale, che verrà ucciso dal Tiopentone sodico, sostanza autorizzata dall’Asur Marche. Una nota di Pro Vita & Famiglia, oltre a ricordare che il Tiopentone sodico «è lo stesso prodotto utilizzato nel mondo per eseguire le barbare esecuzioni capitali» (l’altro suo nome è Pentothal, potente barbiturico che negli USA è stato impiegato per le condanne a morte prima che l’azienda produttrice ne sospendesse la produzione), non può far altro che rilanciare all’insegna di un sacro sdegno: «i Radicali hanno ragione, per l’Italia si tratta di una svolta storica: ma una svolta disumana segno di un tragico regresso civile».

Sul “caso Mario” non è meno amaro (e realista) il giornalista Marco Respinti: «Ora non resta che guardare assisi in poltrona l’uccisione di “Mario”, una vita unica e irripetibile […] guardarla con calma e con pazienza. E, senza fretta, lentamente, placidamente, inesorabilmente costruire sul suo ammazzamento». Costruzione che, anche questa volta, arriva puntualissima dal mondo Radicale: «La validazione del farmaco e delle modalità di auto-somministrazione crea finalmente un precedente», si rallegrano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, perché quest’uccisione «consentirà a coloro che si trovano e si troveranno in situazioni come quelle di Mario di ottenere, se lo chiedono, l’aiuto alla morte volontaria senza dover più aspettare mesi». A ben vedere la tecnica radicale è la stessa da sempre, ed è quella ben descritta da Costanza Miriano: «Prendere un caso limite, commovente e controverso, farlo diventare un ariete per sfondare la resistenza, e poi imporre un nuovo costume a livello di massa». È così che, per la giornalista perugina, in Olanda «da 12 casi estremi siamo passati a 6938 persone uccise in un anno solo».

Ma se per i Radicali l’uccisione volontaria di un 43enne è una «svolta storica» di cui gioire, e se per Cappato un motivo di orgoglio sono i nomi dei primi firmatari del referendum sull’omicidio del consenziente (dal Nobel per la fisica Giorgio Parisi alla scrittrice Dacia Maraini, dal magistrato Gherardo Colombo al teologo Vito Mancuso, fino a don Ettore Cannavera, sacerdote cagliaritano favorevole alla legge malgrado il Santo Padre nell’Udienza Generale dello scorso mercoledì abbia sottolineato che non esiste un «diritto alla morte») nei giorni prossimi sono previsti nuovi colpi di scena. Questa volta – si vocifera – da parte di un ritrovato (e motivato) mondo cattolico.


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