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NEWS 3 febbraio 2019    di Redazione
“Un provvedimento inumano”. Il vescovo di Pavia sull’aborto tardivo di New York

Pubblichiamo alcuni estratti dell’editoriale del vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti (nella foto a fianco), comparso sul settimanale Il Ticino dell’1 febbario 2019

«(…) Sono giorni in cui è accaduto un altro fatto terribile, nel silenzio di quasi tutta la stampa: lo scorso 22 gennaio lo Stato di New York ha democraticamente approvato una legge che permette l’aborto fino al nono mese, quando ormai il bambino è pienamente tale, e lo permette per cause molto generiche (la salute della madre, anche in senso psicologico, le gravi malformazioni del feto, ormai bambino). Se fosse nota a tutti la pratica con cui si realizza l’“aborto tardivo”, un vero e proprio infanticidio, molti probabilmente sarebbero inorriditi.

Infatti una modalità adottata prevede che il bambino sia rivoltato per farlo mettere in posizione podalica, sia parzialmente estratto, stando attenti a non fare uscire la testa dal canale del parto (perché questo, dal punto di vista legale, farebbe del feto ormai bambino un neonato non più sopprimibile!), si pratichi un’incisione alla base occipitale e con la punta delle forbici sia sfondata la scatola cranica. Quindi una cannula aspira il cervello determinando il collassamento del volume cranico e la morte del bambino che solo allora è tratti fuori. Perdonate se ho descritto come si realizza un aborto cosiddetto “tardivo”, ma temo che molti di noi non sappiano quali realtà terribili si nascondo dietro certe parole asettiche, e come la storia insegna, tutte le ideologie violente giocano con le parole, ne nascondono la vera portata. Ormai, l’aborto è pratica di selezione eugenetica, tanto che vi sono nazioni nella nostra civile Europa dove sono scomparsi i bambini down, perché impediti di nascere: si tratta di una selezione eugenetica più “soft” di quella nazista, meno appariscente e violenta, ma non siamo lontani da quell’orrore. (…)

Accanto alla strage dei migranti che muoiono nelle traversate nel deserto e nei gommoni stipati dagli scafisti, c’è la silenziosa strage degli innocenti che non vedranno mai la luce, c’è la possibilità, ormai per legge, almeno nello Stato di New York, di praticare infanticidi, come nell’antica Grecia. Chiunque non ha rinunciato alla propria umanità e al proprio cuore, dovrebbe sentire l’esigenza di alzare la voce non solo a difesa dei migranti e degli sfruttati del mondo moderno e ricco, ma anche per esprimere lo sgomento di fronte a un uomo che agisce come arbitro assoluto della vita, che considera il frutto del grembo una proprietà della donna (nella legge americana, finché la testa del nascituro è dentro il grembo della madre, è sua proprietà, non è persona dotata di diritti inalienabili).

Noi cristiani, in modo particolare, come “popolo della vita”, siamo chiamati ad amare appassionatamente ogni vita, a testimoniare la bellezza e la verità di Cristo, speranza per la vita di ogni uomo, a costruire, con tenacia e pazienza, luoghi di umanità nei quali ogni persona possa rifiorire e crescere con il suo volto e la sua dignità unica di creatura fatta a immagine di Dio. (…)

Spero che la Chiesa sappia difendere tutta la vita, ogni vita, collaborando con gli uomini e le donne di buona volontà, come ha sempre fatto, e non sia complice di un silenzio rabbrividente e di un’indifferenza colpevole. Non dimentichiamo che i crimini di cui si sono macchiati i regimi totalitari del secolo scorso sono avvenuti a opera di alcuni uomini, nell’ignavia e nella viltà di troppi giusti e onesti cittadini».


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