lunedì 28 novembre 2022
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NEWS 8 Novembre 2022    di Redazione

«Un rosario per la pace il giorno delle elezioni»

Una preghiera per la pace. Messa così, l’iniziativa si può immaginare solamente rivolta all’Ucraina, da mesi insanguinata dalla guerra che tutti sappiamo. Invece si tratta di un’idea lanciata dall’arcivescovo di San Francisco, monsignor Salvatore J. Cordileone, per un’occasione molto particolare: quella delle elezioni di midterm. «Alle 12:30 del giorno delle elezioni, unisciti a me per pregare un rosario per la pace», è stato il suo invito rivolto su Twitter domenica scorsa, con cui ha spiegato di voler chiedere «l’intercessione della Madonna presso il Principe della Pace, che ha sofferto molta violenza ai nostri giorni per la pace e la pace eterna».

Questo momento di preghiera è in programma sul canale YouTube dell’arcidiocesi. Come accennato, l’iniziativa prende spunto dal fatto che molti americani «prendono parte al processo elettorale» in un momento in cui il clima appare molto lontano dalla pace. Questo, senza dubbio, vale con riferimento alla guerra in Ucraina, rispetto alla quale gli Stati Uniti non hanno certo scelto la neutralità. Anzi: hanno così tanto insistito nell’invio di armi a Kiev da suscitare, ultimamente, perplessità anche da parte dei democratici. Lo ha ricordato, in una intervista rilasciata al Timone nei giorni scorsi, anche il giornalista Fulvio Scaglione.

Una dimensione di scontro però pure gli Usa al suo interno. Si pensi alla escalation di violenze contro i pro life e contro le chiese a seguito del rovesciamento, da parte della Corte suprema, della sentenza Roe vs Wade. Significativo, rispetto a questo, che la pagina dell’arcidiocesi di San Francisco, nell’invito al rosario per la pace presenti pure un’immagine di Nostra Signora di Guadalupe, patrona delle Americhe e dei non nati. Ma non è tutto. Si pensi pure – tornando alle elezioni di midterm – al fatto che alle urne, in queste ore, si stanno recando, di fatto, due Americhe in conflitto netto tra loro, rispetto alle quali le etichette «democratico» o «repubblicano» non sono, appunto, che etichette sotto le quali si celano non due partiti ma due visioni del mondo.

Da un lato, l’area liberal, progressista e globalista; dall’altro, quella conservatrice e patriottica. In mezzo tra queste due fazioni – ed è quello cui allude, con comprensibile apprensione, mons. Cordileone – la divisione e un clima di scontro che minaccia di farsi sempre più pesante. Anche perché le previsioni dicono che, da domani, il presidente Usa Joe Biden probabilmente sarà una “anatra azzoppata”, che però, attenzione, potrebbe restare comunque con una “zampa sana”: quella del Senato, cosa che potrebbe avere ricadute inevitabili e non rosee anche sul futuro della sponda europea dell’Atlantico. Staremo a vedere.

Di sicuro, il fatto che, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, la spesa pubblicitaria per le elezioni di metà mandato abbia superato quella per le elezioni presidenziali è – questo sì – un segnale molto, molto importante. Esattamente come fa pensare che i democratici siano ricorsi al loro classico asso nella manica, ovvero Barack Obama, per tirare la volata ad un Biden traballante. Segno che realmente la posta in gioco è altissima. E che la pace, entro e fuori gli Stati Uniti, è a rischi come non lo è mai stata. Monsignor Salvatore J. Cordileone tutto questo lo ha evidentemente compreso, al pari di altri vescovi e cardinali, e ha scelto di correre ai riparti con l’arma più potente che esista: la preghiera.

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