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Verástegui: «Da troppi pastori, anziché chiarezza, arriva ambiguità»
NEWS 31 Maggio 2024    di Manuela Antonacci

Verástegui: «Da troppi pastori, anziché chiarezza, arriva ambiguità»

«Il motivo per cui i buoni cattolici praticanti hanno opinioni così opposte su questioni morali fondamentali è perché coloro che dovrebbero darci una direzione chiara e ferma, fondata sul Vangelo di Gesù Cristo e sulla tradizione cattolica, non lo fanno. In quest’epoca in cui viviamo, molti pastori della Chiesa ci parlano in modo ambiguo e non chiaro. Invito i miei fratelli cattolici a individuare i buoni vescovi e sacerdoti che ancora annunciano il Vangelo con coraggio, a dare loro tutto il sostegno e a lasciarsi guidare da loro».

Così si è espresso in un recente post pubblicato sul suo profilo Facebook Eduardo Verástegui, messicano, produttore di The sound of Freedom  e a sua volta attore nel film. Parliamo di una pellicola che come ha detto lo stesso produttore è «molto più di un film, si tratta di un movimento globale contro la tratta di bambini, che ci riguarda tutti». L’attore non ha mai fatto mistero della sua fede, anzi, già nel settembre del 2022, in occasione di un incontro organizzato in Vaticano, con papa Francesco e 25 artisti provenienti da tutto il mondo, mostrò al pontefice l’arma che lo protegge: il santo rosario.

Verástegui è un uomo che non è sceso a compromessi col successo «Il mondo non comprende le ragioni dello spirito» ha detto in una delle sue interviste: «Nel momento in cui molte persone vedono che porti Dio con te, ti fermano: “No, non mischiare la religione con l’arte, non mescolare la religione con la politica”. Non è che si mescoli, è che non si può lasciare Dio chiuso in un posto per andare in un altro in cui non è il benvenuto».

Intervistato in esclusiva dal Timone ha inoltre raccontato: «Ventiquattro anni fa ho fatto una promessa a Dio: nella mia carriera non avrei mai fatto nulla che potesse offendere la mia fede, la mia famiglia o la mia cultura latina. Così ho finito per non lavorare per quattro anni, perché ogni offerta che ricevevo riguardava esattamente le cose che avevo promesso di non fare mai. Ho dovuto rifiutarle, finché non ho perso tutto. A quel punto ho fondato la mia casa di produzione, perché come attore ho capito che non avevo il potere di controllare il messaggio»

Verastegui chiamato “il Brad Pitt messicano” si è convertito diversi anni fa, grazie alla sua insegnante di inglese che lo spinse a riflettere sul modello di uomo che stava incarnando e che un giorno avrebbe rappresentato agli occhi dei suoi figli: “machista”, convinto che la sua virilità si misurasse col numero di conquiste collezionate. Da allora cominciò una graduale revisione di vita e da desideratissimo latin lover messicano, ha scelto di sacrificare la sua ambigua carriera per riscoprire la sua fede cattolica.

Prima, infatti, era un modello di Calvin Klein, che ballava e recitava a torso nudo in sensuali video musicali, attirando migliaia di fan di sesso femminile, ora invece frequenta la Messa quotidiana. Per questo, nei suoi film, cerca di rimanere coerente con quanto ha abbracciato ormai da diversi anni, senza scendere a compromessi, neanche di fronte a situazioni “impossibili”, soprattutto dal punto di vista economico.

Una radicalità di fede che perciò, come ha affermato nel suo post, si aspetta di ritrovare anche nei pastori per esserne incoraggiato e riconfermato: «La cosa più importante è la santità, non essere famosi o fare film, registrare dischi o dipingere. Questo è secondario», ha affermato in più occasioni con decisione e portando avanti questa visione, concretamente, a sue spese».

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