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NEWS 22 settembre 2019    di Redazione

Il vescovo di Pavia: «Senza Eucaristia non si può vivere»

Pubblichiamo alcuni stralci dell’intervento del vescovo di Pavia, monsignor Corrado Sanguineti, pronunciato venerdì 20 settembre nel Duomo della città per l’apertura dell’anno pastorale (i grassetti sono nostri).

(..) In queste settimane mi è tornata alla mente la testimonianza dei martiri di Abitene (…) : «Si tratta di un gruppo di quarantanove cristiani, vissuti in una piccola località dell’Africa proconsolare (nell’attuale Tunisia). Correva l’anno 303 d.C. e l’imperatore Diocleziano aveva scatenato una violenta persecuzione contro i cristiani, ordinando che “si dovevano ricercare le divine Scritture perché fossero bruciate; si dovevano abbattere le basiliche e si dovevano proibire i sacri riti e le santissime riunioni del Signore” (Atti dei Martiri, I). Ma quelli di Abitene continuavano a celebrare assieme l’eucaristia domenicale, incuranti dell’editto imperiale. Arrestati, furono processati a Cartagine, accusati non per la fede che professavano, ma per aver continuato a radunarsi per le sacre celebrazioni. Perché avevano voluto sfidare l’imperatore? Uno di loro rispose con una formula di rara bellezza e profondità: “Sine Dominico, non possumus”: “Non possiamo vivere senza la celebrazione domenicale”. L’aggettivo latino “Dominicus” può riferirsi al giorno del Signore, la domenica, e al gesto che caratterizza questo giorno, l’Eucaristia: per questi martiri, non era concepibile vivere senza l’Eucaristia nel giorno del Signore!

Non è storia di ieri: anche ai nostri giorni, ci sono cristiani che rischiano la vita per partecipare alla messa domenicale, potendo essere vittime di attentati terroristici, com’avvenuto più volte, in varie nazioni del mondo. Noi cristiani occidentali, un po’ tiepidi e incerti, … restiamo sorpresi che ci siano uomini e donne che sono disposti a perdere la vita, pur di vivere l’Eucaristia nel giorno del Signore. Mentre le chiese dell’Europa, soprattutto in certe nazioni, si svuotano, paradossalmente le chiese di questi paesi dove la fede cristiana è oggetto di discriminazione e di violenza, si riempiono e come raccontano i pastori di quelle comunità …».

Che razza e che profondità di coscienza e di cuore si manifestano in queste testimonianze, di ieri e di oggi! Noi potremmo ripetere con verità e sincerità una tale affermazione? Ecco, carissimi amici, l’Eucaristia (…) è una realtà che si scopre e si vive partecipando di un’esperienza più ampia, che è la vita della comunità cristiana, e diventa qualcosa d’irrinunciabile perché sempre più ci accorgiamo che senza Cristo, senza nutrirci del pane della sua parola e del suo corpo, manca l’essenziale per vivere pienamente: «Per i martiri di ieri e di oggi, per ogni vero cristiano non si può vivere senza celebrare il giorno del Signore, senza raccogliersi attorno a quel Pane, perché, in qualche modo, si percepisce e si avverte che senza Gesù, senza la sua viva presenza, manca l’essenziale, viene meno la speranza che permette di affrontare ogni fatica e prova dell’esistenza e della storia, muore la radice di uno sguardo autentico e commosso sulla vita e sulla morte, sull’amore e sul dolore, sul lavoro e sul riposo, su tutto ciò che rappresenta il tessuto dell’umana avventura».

(…) Nella gratuità dell’atto celebrativo – che non ha nessuna “utilità” sociale o economica – nella riscoperta della festa, come tempo sottratto alla frenesia del lavorare, del produrre e del consumare, nella gioia del ritrovarsi insieme, come comunità e come famiglie, c’è tutta una concezione dell’esistenza, di ciò che veramente vale, del dono immenso del creato da custodire, questa “casa” preparata per noi da Dio, che è il mondo, la nostra terra, l’ambiente naturale affidato alla cura dell’uomo».

Rimettere al centro della vita l’Eucaristia, poter percepire lo stupore di questo dono di cui la Chiesa vive, non è allora una fuga “spiritualistica” di fronte a un mondo ostile o lontano dalla fede, ma è la condizione per una rinnovata passione d’amore al mondo e agli uomini e alle donne che sentiamo compagni di cammino: «per essere, come cristiani e come Chiesa, una presenza originale in mezzo agli uomini, testimoni di un dono che è per tutti, anche se non è condiviso da tutti». (fonte: diocesi di Pavia)


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