giovedì 24 settembre 2020
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NEWS 20 giugno 2019    di Andrea Zambrano
Il vescovo ricorda ai politici: «Sostenere l’aborto è peccato mortale»
Difficilmente un vescovo italiano tuonerebbe così durante una campagna elettorale. Invece in Argentina, l’arcivescovo emerito di La Plata, Héctor Aguer, non ci ha girato troppo intorno: «I politici favorevoli all’aborto sono in peccato mortale». Per capire la portata della frase proviamo a immaginarci che cosa accadrebbe se un vescovo autorevole italiano pronunciasse questa frase nei confronti di un politico che si è appena detto favorevole all’eutanasia. Verrebbe subissato di critiche e qualcuno con il ditino puntato gli ricorderebbe che non siamo più ai tempi di Pio XII che lanciava le scomuniche ai cattolici che votavano Partito Comunista. Invece Aguer l’ha cantata chiara.
In Argentina sta riprendendo di gran lena la discussione – è l’ennesima volta – sull’approvazione di una legge che depenalizzi l’aborto in tutti i casi. Dopo la bocciatura in Senato nel 2018, le formazioni di Sinistra che appoggiano le militanti del cosiddetto fazzoletto verde sono ripartite alla carica e hanno presentato un nuovo disegno di legge. Probabilmente non ci sarà il tempo per avviare l’iter parlamentare perché le elezioni imminenti di ottobre stopperanno l’attività legislativa, ma questo non significa che il tema scomparirà dall’agenda. Anzi, è entrato e entrerà sempre più tra i temi caldi della campagna elettorale. Anche per via dell’ambiguità manifestata dal presidente argentino uscente e ricandidato Mauricio Macri.
Questi si è sempre detto contrario alla legge sull’aborto, ma anche favorevole che il percorso parlamentare facesse il suo corso. Un’ambiguità che non piace ai vertici della Chiesa argentina e che dunque Aguer ha deciso di affrontare in questo modo insolito. Per la verità, insolito secondo i canoni moderni, perché mettere in guardia sui peccati mortali derivanti dalle derive dell’attività politica è sempre stato un compito della Chiesa.
Sia come sia, nel corso del suo spazio sul Canale 9 il prelato ha chiarito ciò che i cattolici devono tenere a mente nel momento del voto. E ha spiegato: «Il tema dell’aborto è uno dei principali temi di cui tener conto. Scegliere un candidato abortista o un partito che nella sua piattaforma valoriale contiene l’aborto è un peccato mortale. E se lo facciamo ci trasformiamo in complici. Il Concilio Vaticano II ha dichiarato che l’aborto è un crimine abominevole. Noi ci facciamo complici se votiamo persone che andranno ad approvare una legge che faciliti l’aborto o che legalizzi un crimine abominevole».
Le parole di Aguer non mostrano la benché minima logica del compromesso e per questo risulteranno urticanti al politically correct: «Quando si avvicina il momento delle elezioni si mette in moto il can can dei partiti con le loro alleanze, tra promesse e accordi. Quando in questo contesto si toccano temi che possono essere divisivi degli equilibri politici, questi vengono accantonati». Aguer non l’ha detto, ma anche in questo caso ha parlato dei principi non negoziabili, i quali sono ancora vivi e vegeti. Come dimostrano anche alcuni vescovi americani, i quali, riuniti a Baltimora hanno ribadito l’insegnamento della Chiesa nei confronti di quei politici cattolici pro aborto ai quali si dovrebbe negare la Comunione. Un tema che negli Stati Uniti torna spesso ad affacciarsi nell’agone pubblico.

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