«Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia». Il celebre monito attribuito ad Otto von Bismarck torna particolarmente utile per provare a mettere a fuoco il bombardamento che gli Stati Uniti hanno effettuato in Iran sabato notte, colpendo tre siti nucleari. Sì, perché adesso - a quella già in corso tra Israele e Iran appunto - si aggiunge un’altra guerra, quella degli Stati Uniti accanto a Tel Aviv, quindi il conflitto si allarga e il rischio di trovarsi quindi davanti a «
tante bugie» cresce in modo notevole; in effetti, se non bugie quanto meno stranezze in questo nuovo capitolo mediorientale se ne registrano parecchie.
Ma andiamo con ordine, ripercorrendo brevemente i fatti. Sabato notte, come si diceva poc’anzi, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato il suo ok ad attaccare i siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan. In questo modo, è iniziata l’«
Operazione Martello di Mezzanotte», che ha coinvolto ben sette bombardieri B-2 - con quattordici bombe GBU sganciate - e sottomarini che hanno lanciato missili Tomahawk, come ha illustrato il generale Dan Caine, capo di stato maggiore. L’«
Operazione Martello di Mezzanotte» sembra essere riuscita alla perfezione. I raid pare abbiano «
devastato» il programma nucleare iraniano, ha detto il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, in un briefing al Pentagono, e Trump stesso ha parlato di danni «
monumentali».
Ora, attorno a questo fatto ruotano non solo diverse interpretazioni, ma anche molte anomalie: vere e proprie stranezze, che pare il caso di ripercorrere. Anzitutto, c’è da dire che la decisione degli Stati Uniti di bombardare i siti iraniani contraddice non solo le promesse elettorali di Donald Trump – deludendo, sondaggi alla mano, il popolo Maga di cui egli è espressione – ma anche l’atteggiamento più recente di Trump, che da un lato pare si fosse preso del tempo prima di prendere una decisione («
due settimane») e, dall’altro,
come riportano diversi media, fino a pochi giorni sembrava effettivamente contrario ad attaccare l’Iran. Perché questo cambio di rotta? Una «
scommessa azzardata», per citare Federico Rampini, solo come risposta alle pressioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu (dal quale sarebbe stato «
agilmente usato»: copyright Lucio Caracciolo) o anche come tentativo, militarmente parlando, di mostrare i muscoli a Russia e soprattutto Cina?
Stranezza numero due, talmente singolare da essere stata ripresa anche dal Corriere della Sera, non esattamente la più complottista delle testate: quella dell’entità dei danni prodotti all’Iran con l’«Operazione Martello di Mezzanotte». Secondo gli Stati Uniti, come si diceva, questi danni sono stati «
monumentali», eppure l’Iran ridimensiona molto. In realtà, alle trionfalistiche dichiarazioni di Trump hanno fatto da contraltare i commenti cauti dei suoi stessi funzionari che, come spesso accade in questi casi, avvertono che ci vorrà del tempo per capire. C’è comunque da dire che nei giorni precedenti all’incursione sono stati notati dozzine di camion e bulldozer nei pressi, per esempio, dell’impianto di Fordow. Inoltre, sarebbe interessante sapere cosa hanno letto i sismografi. Insomma, se non proprio strano il tema resta comunque aperto.
Una terza stranezza riguarda le possibili voci di contatti tra Washington e Teheran prima dell'attacco. Più precisamente, secondo quanto riportato da fonti autorevoli - Reuters e Cbs News - gli Stati Uniti avrebbero privatamente non solo avvisato Teheran del bombardamento, ma anche del fatto che l’attacco notturno dei tre principali siti nucleari iraniani sarebbe stata un'operazione singola e limitata e che la Casa Bianca non intendeva raggiungere un cambio di regime. Insomma, a dispetto del suo nome, l’«
Operazione Martello di Mezzanotte» sarebbe sì avvenuta con il favore delle tenebre – e tramite i bombardieri B2, invisibili ai radar -, ma non esattamente a sorpresa o improvvisamente, com’è inevitabilmente stata colta da gran parte dell’opinione pubblica mondiale.
Quarto aspetto singolare: la confusione che, apparentemente, sembra regnare alla Casa Bianca. Sì, perché da una parte abbiamo Donald Trump che non solo gioisce per il bombardamento riuscito all’Iran, ma pare in queste ore stia arrivando direttamente ad augurarsi un “regime change”; il che contraddice sia le indiscrezioni di cui sopra – con gli Stati Uniti che avrebbero avvisato l’Iran dell’attacco ai siti – sia, attenzione, le stesse parole del vicepresidente degli Usa, J.D. Vance, il quale
ha pubblicamente affermato nelle scorse che il suo Paese sia in guerra con Teheran, sottolineando solo che la guerra è al suo «
programma nucleare». Ma allora perché mai ora il Tycoon parla di MIGA (Make Iran Great Again) alludendo appunto al cambio di regime? Mistero. Infine, ed è forse il nodo più preoccupante di quelli fin qui esposti, resta un rebus adesso quali potranno essere sia la reazione di Teheran, sia le conseguenze internazionali.
Intanto, il giornalista del Corriere Guido Olimpio, ha fatto una osservazione rilevante, sottolineando come Khamenei abbia affermato su X: «Il nemico sionista ha commesso un grave errore, un grave crimine; deve essere punito e lo stiamo facendo, lo stiamo facendo ora». Nota bene,
ha evidenziato Olimpio, nessun riferimento agli Usa. Temporanea e del tutto casuale dimenticanza, prevalenza dell’odio contro Israele come vero mandante dell’«
Operazione Martello di Mezzanotte» o cosa? Staremo a vedere. Quel che è certo è che, se «
non si dicono mai tante bugie quante durante una guerra», guardando all’entrata a gamba tesa nel conflitto mediorientale degli Stati Uniti si fatica a capire dove inizi la guerra di parole e dove inizi il teatro armato; in ogni caso, una certezza c’è: il gioco è pericolosissimo (
Foto: Imagoeconomica/Pexels.com)
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