Ideologia al potere
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Coppia gay deride il figlio ottenuto con l’utero in affitto: «La mamma non c’è»
È stata la coppia stessa a postare tutto quanto sui social, definendo «omofobo» il piccolo. Indignazione sul web
20 Aprile 2026 - 12:15
(Foto: Instagram)
Si può arrivare a ridere di un bambino che non ha la mamma? A quanto pare nel tollerante e sempre gaio mondo arcobaleno sì. Una coppia gay di Nahsville ha pubblicato un video divenuto virale di un dialogo con il neonato ottenuto da surrogata. Sottotitolo del video: «Il bambino ha 2 papà... non ha scelto nessuno dei due». «Chi vuoi, dada o papa?», «mamma», risponde il bambino, «la mamma non c’è». I due scoppiano a ridere mentre il neonato piange e l’indignazione - oltre al cattivo gusto - esplode.
Non contenti, hanno proseguito con la serie definendo in un altro video il bambino «omofobo» per aver aggrottato la fronte mentre l’uomo gli spiega che ha due papà. «È una cosa malvagia e disgustosa. Perché affidare un bambino a due uomini? Dato che lo stile di vita che hanno scelto non permette la continuità della vita, perché permettere loro di avere accesso a un bambino tramite persone normali? È da malati», ha commentato una persona su X. «Perché due omosessuali hanno il diritto di privare un bambino della madre? Quando questo abuso verrà riconosciuto per quello che è realmente? È traffico di minori», ha scritto un altro.
Qualcuno ha ricondotto queste naturali e logiche reazioni all’«ascesa del conservatorismo negli Stati Uniti» che «ha incoraggiato i repubblicani a esprimere apertamente il loro disprezzo per la genitorialità omosessuale e la maternità surrogata» citando gli studi che dimostrano che i figli di coppie omogenitoriali non stanno peggio di quelli delle coppie naturali. Su altri media si legge che sarebbero state «voci conservatrici» a indignarsi di fronte alla clip.
A sostegno del fantomatico “clima di odio” che affliggerebbe il mondo Lgbt negli Stati Uniti viene riportato un sondaggio del Pew Research Center del 2023 in cui si rileva che il 26% degli adulti statunitensi afferma che una coppia gay o lesbica sposata che cresce figli insieme è inaccettabile. Ma anziché pensare a fazioni politiche, chiedersi dov’è finito il buon senso è troppo? Quando abbiamo smesso di pensare che un bambino può essere prodotto e strappato dal seno di sua madre? Quando abbiamo normalizzato due finti padri che ridono di un neonato? Quando la ricerca naturale di un neonato verso la madre è stata tacciata di “omofobia”?
Episodi come questo permettono innanzitutto di smascherare la retorica inclusiva e tollerante del mondo Lgbt dimostrando quanto sia naturale l’inclinazione del bambino verso la madre. In secondo luogo, danno l’occasione di mettere a confronto con gli studi che dimostrerebbero la bontà sempreverde delle famiglie arcobaleno altri, ben più rigorosi. Per esempio, uno studio europeo del 2023 ha messo a confronto i figli nati da coppie gay attraverso la maternità surrogata con quelli nati da coppie eterosessuali. I partecipanti allo studio includevano 67 coppie gay che sono diventate genitori tramite maternità surrogata gestazionale e 67 coppie eterosessuali che hanno concepito i loro figli in modo naturale; l’età dei figli dei partecipanti era compresa tra 18 mesi e 10 anni.
I ricercatori hanno scoperto che i bambini con padri gay erano più felici e si comportavano meglio, mostrando problemi come aggressività e violazione delle regole con un tasso di 4.58 rispetto a un tasso di 10.30 con genitori eterosessuali, e mostrando problemi interiorizzati, come ansia e depressione, con un tasso di 3.40 rispetto a 6.43. Inoltre, i ricercatori hanno riferito che i padri gay avevano stili genitoriali più efficaci, maggiori capacità di co-genitorialità e una maggiore soddisfazione relazionale rispetto ai genitori eterosessuali. Lo studio ha poi concluso che quando i figli di coppie omosessuali avevano qualche problema veniva ricondotto ad aggressioni omofobe. I dati per questo studio sono stati raccolti tramite un questionario via e-mail rivolto ai genitori che riferivano i propri stili genitoriali, problemi comportamentali e soddisfazioni relazionale.
Questo studio ha messo in atto la stessa discutibile metodologia di molti altri studi che finiscono per non mostrare nessuna differenza nei risultati dei bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso rispetto a quelli cresciuti da genitori eterosessuali. Va specificato che i campioni utilizzati sono mirati: vengono spesso reclutati partecipanti attraverso reti di amici o organizzazioni di patrocinio e i partecipanti sono consapevoli che lo scopo del sondaggio è quello di indagare sulla genitorialità omosessuale. Inoltre, un campione così esiguo garantisce risultati che non logicamente non mostrano differenze statisticamente significative tra genitorialità omosessuale e genitorialità eterosessuale.
Di contro, il sociologo Mark Regnerus, con una metodologia scientifica ben più rigorosa, ha raggiunto risultati molto diversi studiando i risultati per i figli di coppie dello stesso sesso. Come citato dal professor Richard P. Fitzgibbons, Regnerus «ha scoperto che i figli giovani-adulti (di età compresa tra 18 e 39 anni) di genitori che avevano avuto relazioni omosessuali prima che i soggetti raggiungessero i 18 anni avevano maggiori probabilità di soffrire di un’ampia gamma di problemi emotivi e sociali».
Lo studio citato è rilevante su più fronti: il campione di studio era ampio, rappresentativo e basato sulla popolazione (non un gruppo piccolo e autoselezionato), le risposte sono state date dai figli adulti invece che ai genitori e sono stati messi a confronto differenti categorie di famiglie. Questo e altri studi concordano sul fatto che i bambini cresciuti da due genitori biologici in un matrimonio stabile ottengono risultati migliori rispetto ai bambini di altre forme di famiglia in una vasta gamma di situazioni.
Love is love. È l’amore a fare una famiglia. I bambini hanno bisogno di amore. Queste frasi sdolcinate nascondono una realtà in cui la biologia tende a non contare più nulla e l’interesse del bambino viene calpestato dagli arroganti capricci degli adulti. La parola «mamma» compare in quasi tutte le lingue della terra. «Ma» è uno dei primi suoni che il bambino sa pronunciare perché per farlo la bocca assume la stessa naturale posizione che assume durante l’allattamento. La mamma non è un invenzione, la mamma nasce col bambino che la riconosce. E un mondo dove la mamma non c’è è semplicemente un mondo che non esiste. (Foto: Instagram)











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