Martedì 21 Aprile 2026

Intolleranza

Soldato Idf contro una statua di Gesù. Israele si scusa

Anche Netanyahu ha preso le distanze dal fatto. Una violenza gratuita che ferisce

Soldato Idf contro statua di Gesù. Israele si scusa

(Foto Ansa)

Stanno facendo il giro del mondo le immagini di un soldato israeliano ripreso mentre colpisce, con una mazza, una statua di Gesù crocifisso caduta dalla croce. La fotografia, ormai virale, è stata dichiarata autentica da Israel Defense Forces (IDF) che ha aperto un’indagine interna annunciando provvedimenti. La profanazione è avvenuta nel villaggio cristiano di Debl, nel sud del Libano, a confine con Israele. L’esercito israeliano, dopo una serie di indagini, ha ammesso con un post su X che lo scatto ritrae effettivamente un proprio soldato in servizio nel Libano meridionale. Nessuna fake news, dunque.

È seguita immediatamente la condanna del gesto sacrilego da parte  del comando militare, che definisce l’azione incompatibile con i principi delle forze armate. Un episodio da considerare con «grande severità»: «La condotta del soldato è totalmente incoerente con i valori che ci si aspetta dalle truppe». Parole di biasimo anche dal ministro degli Esteri di Israele Gideon Sa'ar: «Il danneggiamento di un simbolo religioso cristiano da parte di un soldato dell'Idf nel sud del Libano è un atto grave e vergognoso. Questa azione vergognosa è totalmente contraria ai nostri valori – ha continuato il Ministro- Israele è un Paese che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri, e promuove la tolleranza e il rispetto reciproco tra le fedi. Ci scusiamo per questo incidente e con ogni cristiano che si è sentito ferito».

Non ha tardato a farsi sentire anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. «Come la stragrande maggioranza degli israeliani, sono rimasto scioccato e addolorato nell'apprendere che un soldato delle IDF ha danneggiato un'icona religiosa cattolica nel sud del Libano. Condanno l'atto nei termini più forti», ha dichiarato. «Le autorità militari stanno conducendo un'indagine penale sulla questione e adotteranno misure disciplinari adeguatamente severe nei confronti del responsabile», ha altresì assicurato il leader israeliano su X.

Parole che appaiono confortanti e opportune, anche alla luce del rapporto del Rossing Center for Education and Dialogue, pubblicato lo scorso marzo, intitolato «Attacchi ai cristiani in Israele e a Gerusalemme Est». In esso si registrano, in relazione al 2025, un «modello continuo e in espansione di intimidazione e aggressione contro il clero cristiano e le proprietà della Chiesa». I 155 episodi documentati dello scorso anno «riflettono un modello persistente e preoccupante in cui sia la violenza aperta che le umiliazioni quotidiane si accumulano in un clima più ampio di emarginazione», secondo il rapporto del Rossing Center. Inoltre, «il clero di alcune aree come quella relativa al Monte Sion o al Quartiere Armeno riferisce che le molestie sono diventate così abituali che il semplice fatto di uscire può comportare un rischio quasi certo di abusi», secondo il Rapporto. 

Episodi improntati alla cristianofobia ce ne sono stati diversi e anche gravi in questi ultimi anni. Per citare solo i più recenti e clamorosi: nel pomeriggio dell'8 giugno 2019, un gruppo di 20 studenti del Seminario Teologico Armeno, accompagnati dal preside, è stato aggredito durante la loro marcia settimanale verso la Chiesa del Santo Sepolcro. Tre estremisti ebrei, accompagnati da un cane, sputarono contro gli studenti urlando: «I cristiani devono morire» e «Vi stermineremo». Hanno poi tolto la museruola al cane e gli hanno ordinato di mordere il prete che accompagnava gli studenti e ad uno studente hanno rotto la mano.

Nel gennaio 2023, un gruppo di ebrei fanatici ha scalato le mura del Patriarcato armeno, allo scopo di rimuoverne la bandiera con la croce e diffondere slogan razzisti in ebraico che promettevano «vendetta e morte per arabi, armeni e cristiani». Nel febbraio 2023, tre coloni ebrei hanno assaltato la Chiesa della Condanna, situata nella seconda stazione della Via Dolorosa. Uno di loro, ebreo americano, ha rotto una statua di legno d'ulivo di Gesù Cristo con un martello e ha tentato di incendiare la chiesa. Anche per evitare generalizzazioni, va detto che tutti questi episodi di violenza (per ragioni di brevità ne abbiamo citati solo alcuni) comunque, hanno sempre ricevuto la ferma condanna dell’élite politica israeliana.

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che il vandalismo «merita ogni condanna, non c'è posto per azioni come queste», osservando anche, di contro, che Israele è l'unico paese in Medio Oriente «dove la popolazione cristiana sta crescendo». Riguardo poi la condanna del recente gesto vandalico del soldato dell’ Idf, Netanyahu ha voluto rimarcare che «in quanto Stato ebraico, Israele valorizza e promuove i valori ebraici di tolleranza e rispetto reciproco tra ebrei e fedeli di tutte le religioni. Tutte le religioni prosperano nel nostro Paese e consideriamo i membri di ogni fede come uguali nella costruzione della nostra società e della nostra regione». Ha fatto poi notare anche che «mentre i cristiani vengono uccisi in Siria e in Libano da musulmani, la popolazione cristiana in Israele prospera, a differenza di quanto avviene altrove, nel Medio Oriente».

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