Lunedì 12 Gennaio 2026

Quando, dopo uno stupro, all’aborto Claudia Cardinale preferì la vita

Violentata da giovanissima, l’attrice non pensò mai di non tenere il figlio. Un gesto di vera libertà

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Si è spenta all’età di 87 anni Claudia Cardinale, una delle attrici più amate del cinema italiano. Se n’è andata nella pace, a Nemours vicino Parigi dove viveva, circondata dai suoi figli e lasciando in eredità non solo tanti splendidi film di cui fu protagonista, ma un’importante scelta di vita che testimoniò senza tanti fronzoli: la scelta di portare avanti una gravidanza frutto di uno stupro. La violenza avvenne quando l’attrice era appena sedicenne: un uomo la costrinse ad entrare in macchina e la violentò. Un’esperienza che la segnò: «È stato terribile, ma la cosa più bella è che da quella violenza nacque il mio meraviglioso Patrick», ha ripetuto in più occasioni. Quando scoprì di essere incinta, racconta in diverse interviste, non pensò minimamente di liberarsi del bambino, nonostante persino il suo violentatore, ad un certo punto, si fece avanti pretendendo da lei la scelta dell’aborto: «Neanche per un attimo pensai a disfarmi della mia creatura! Ne parlai con i miei meravigliosi genitori e con mia sorella Blanche e tutti insieme decidemmo che il mio bambino sarebbe cresciuto in famiglia, come un fratello minore». Per evitare scandali, poi, la donna partorì a Londra e decise di chiamare suo figlio come il nome della chiesa in cui fu battezzato. In realtà la scelta delle donne che di fronte ad una violenza scelgono di tenere il bambino frutto dello stupro, è molto più frequente di quello che si immagina, anche se a raccontarle, queste storie, seppure in gran numero, sembrano quasi uno scoop. E lo dimostrano studi e indagini. Tra queste, quelle di David C Reardon, Julie Makimaa e Amy Sobi  (Interviste sulle loro gravidanze, sull’aborto e sui bambini provocati da violenza sessuale -Springfield, Illinois: Acorn Books, 2000) che hanno scoperto, in seguito a diversi sondaggi, che il 73% delle vittime di stupro che sono rimaste incinte, hanno scelto, senza esitazione, la vita. Di queste, il 64% ha cresciuto i propri figli e il 36% li ha dati in adozione. Una serie di due studi più vecchi fatti dalla dottoressa Sandra Mahkorn (Sandra Kathleen Mahkorn, e William V Dolan, “Sexual Assault in Pregnancy” Thomas Hilgers, Dennis Horan e David Mall Eds. New Perspectives on Human Abortion- Frederick, Maryland: University Publications of America, 1981) ha riscontrato simili dati: il 75% delle donne,  secondo i suoi studi, avrebbe scelto di non abortire. Lo studio di Reardon, inoltre, ha confrontato le donne che avevano abortito con quelle che, invece, avevano portato a termine la gravidanza. Ne è emerso che l’88% delle donne che avevano abortito si era pentita della propria scelta, ritenendola sbagliata. Solo una ne era davvero convinta. Le restanti che avevano scelto l’interruzione di gravidanza sentivano di aver preso la decisione giusta, ma riconoscevano l’aborto come evento ulteriormente traumatico per loro. Il 93% delle vittime di stupro che avevano abortito ha dichiarato, invece, che non consiglierebbe, in futuro, l’aborto a nessuna donna nella sua stessa situazione. Solo il 7% ha ritenuto l’interruzione volontaria di gravidanza un buon rimedio in caso di stupro. Infine, il 43% avrebbe affermato di essersi sentita spinta a scegliere l’aborto dalla propria famiglia e/o da sanitari abortisti. Ma soprattutto, delle donne che avevano proseguito la gravidanza nessuna si sarebbe mai pentita di avere tenuto il bambino. Oltre l’80% avrebbe espresso semplicemente felicità rispetto alla nascita del proprio figlio. La scelta della giovanissima Claudia Cardinale, dunque, fu una scelta di vera libertà, sensata e sana, soprattutto perché – senza voler giudicare la sofferenza e il vissuto di nessuno – appare piuttosto evidente come non sia sommando una violenza (l’aborto) ad una precedente violenza (uno stupro) che si può rimediare ad un abuso. Peraltro, questo stratificarsi di violenze, non fa che colpire mamma e bambino contemporaneamente. Ricordiamo che dello stupro l’unico responsabile resta l’abusatore: è lui che deve pagare, non certo l’ eventuale nascituro. (Foto: Screenshot FRANCE 24, YouTube) ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

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