Sabato 10 Gennaio 2026

Laicismo

Marsiglia, stop del giudice al sindaco sul film Sacré-Cœur

Sabato 25 ottobre, il tribunale amministrativo di Marsiglia ha ordinato al comune della città di riprogrammare la proiezione del film Sacré-Cœur, annullata all’ultimo minuto dal sindaco Benoît Payan con la motivazione che la proiezione violava la laicità

Il sindaco di Marsiglia blocca la proiezione del film sul Sacro Cuore

Locandina ufficiale film Sacré-Cœur

Il sindaco di Marsiglia, Benoît Payan, può pure mettersi l’anima in pace: sabato 25 ottobre il tribunale amministrativo ha ordinato alla città di riprogrammare il film Sacré-Cœur. Avevamo dato notizia dell’ennesimo fanatismo francese in nome della “laicità”: il sindaco aveva infatti bloccato un’ora prima della proiezione la programmazione del film Sacré-Cœur. 

Il film di Sabrina e Steven Gunnell, prodotto dalla società francese Saje Distribution e incentrato sul rinnovamento spirituale di un giovane che scopre la devozione al Sacro Cuore di Gesù, doveva essere proiettato presso un luogo emblematico del patrimonio marsigliese: Château de la Buzine. Tuttavia, ne è stata annullata la proiezione per presunta «violazione del principio di laicità» in un luogo pubblico, a detta del sindaco. Di fronte alla polemica - per fortuna è stata generale l’indignazione -, Benoît Payan ha affermato a CNews che «la città di Marsiglia avrebbe agito illegalmente» se avesse proiettato il film allo Château de la Buzine, visto che si tratta di una struttura comunale. 

La vicenda è stata così estrema che il senatore Stéphane Ravier e la coppia di registi si sono rivolti alla giustizia con un ricorso d’urgenza, denunciando una “censura”. Il 25 ottobre il giudice ha dato loro ragione, indicando che, oltre al castello di La Buzine, dove il film era in programma mercoledì 22, 25 e il 28 ottobre, esso viene proiettato quotidianamente solo in un cinema di Marsiglia. «Limitandone così la diffusione», questa cancellazione dal programma avrebbe «la conseguenza inevitabile di impedire a una parte del pubblico di accedervi». 

La giustizia, dimostrando semplice buon senso, ha inoltre ritenuto che «la sola diffusione di un’opera cinematografica che possa presentare un carattere religioso in un cinema comunale gestito in regime di gestione diretta non viola, di per sé, il principio di laicità» dal momento che «tale diffusione non esprime il riconoscimento di un culto da parte del Comune, non segna una preferenza religiosa nei confronti di tale culto da parte del Comune e non ha l’effetto di concedere una sovvenzione diretta o indiretta a tale opera». Pertanto «il sindaco di Marsiglia ha commesso una grave e manifestamente illegale violazione della libertà di espressione, della libertà di creazione e della libertà di diffusione artistica». Con un breve comunicato, la città di Marsiglia ha annunciato di aver «preso atto della decisione», precisando che «sarà ovviamente applicata e il film sarà proiettato come inizialmente previsto». La proiezione del 25 ottobre si è così svolta regolarmente allo Château de la Buzine ed è prevista una nuova proiezione per il 28 ottobre.

Questa vicenda è la dimostrazione del corto circuito che vede scontrarsi “laicità” e libertà di espressione culturale - ben selezionata, però. Episodi come questo mettono in luce la censura ideologica a danno non solo dei fedeli, ma dello stesso principio tanto invocato in Francia di libertà. In parole povere, molte autorità locali francesi con la scusa di invocare la laicità dello Stato, limitano qualsiasi modalità di espressione pubblica della fede cristiana. 

«È comunque una follia che nel nostro Paese siamo costretti a affidarci alla giustizia per sapere se possiamo trasmettere o meno un film che avrebbe una connotazione cristiana», ha detto Alexandre Devecchio, giornalista di Le Figaro, in Eliot Deval e voi questa domenica 26 ottobre, «è dimenticare totalmente da dove veniamo e confondere tutto». Se è vero che la laicità debba applicarsi nei servizi pubblici, ricorda il giornalista, è vero anche che la Francia rimane «un Paese di cultura cristiana». E per alcuni potrebbe averla detta grossa. 

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