Giovedì 12 Febbraio 2026

Scuola sotto controllo

Francia, ispezioni abusive nelle scuole cattoliche

«Dimostrazioni di forza sproporzionate», dice un rapporto presentato in audizione parlamentare; si parla di blitz di 10-16 ispettori che hanno interrotto lezioni, fotografato aule, in un clima di sospetto

Francia, ispezioni abusive nelle scuole cattoliche

(Édouard Geffray, il ministro dell’Educazione nazionale in Francia - Ansa)

Il tema della libertà educativa che si intreccia con la tutela dei minori e il rispetto delle identità si accende anche in Francia. Quando è lecito il controllo statale per arginare gli abusi nelle scuole e quando esso diventa supervisione sistematica delle paritarie cattoliche? Sullo sfondo delle rivelazioni di violenze fisiche e sessuali al Notre-Dame de Bétharram e in altri istituti privati, l’ex ministro dell’istruzione Élisabeth Borne aveva presentato a marzo un piano che prevedeva l’ispezione del 40% degli istituti privati convenzionati (su un totale di circa 7.500, in gran parte cattolici) nei prossimi due anni.

Intanto l’8 dicembre è stato pubblicato un nuovo rapporto - molto ripreso dalla Stampa nazionale - del Segretario generale per l’Educazione cattolica (SGEC) di 14 pagine, nel quale non  si contrastano né la motivazione, né l’origine di tali controlli, ma vengono denunciate pratiche «abusive» e «intrusive» che minerebbero l’identità degli istituti e ostacolerebbero l’insegnamento. Attraverso esempi e testimonianze, il rapporto denuncia «metodi di controllo abusivi, arbitrari e ansiogeni», «sistematiche limitazioni delle libertà pedagogiche», «ingiunzioni volte a neutralizzare ogni espressione dell'identità cattolica degli istituti» e «un diffuso sospetto nei confronti delle attività propriamente cristiane». Il rapporto riporta in particolare casi di «insistenza invadente e preoccupante su questioni confessionali» nei colloqui con insegnanti, alunni e genitori.

A seguito di questa relazione il Ministero dell’Istruzione ha dichiarato che trasmetterà delle istruzioni «rigorose» per ricordare il quadro giuridico, legislativo e normativo entro il quale devono essere effettuati i controlli all’interno degli istituti privati. Il Ministero precisa inoltre che «è in particolare escluso che vengano poste domande volte a conoscere la confessione religiosa di uno studente». Questo quadro «sarà ricordato giovedì a tutti i rettori, con istruzioni precise sia sul contenuto che sulla forma, affinché possano essere poi ricordate agli ispettori che effettuano questi controlli. Se ci sono state delle irregolarità, ne saranno tratte tutte le conseguenze», ha spiegato l’attuale ministro Édouard Geffray, ricordando anche che la vigilanza resta necessaria alla luce degli abusi del passato e che quest’anno sono già state effettuate oltre 850 ispezioni, con l’obiettivo di arrivare a 1.000 entro fine anno. 

Le testimonianze parlano di ispezioni percepite come «dimostrazioni di forza sproporzionate». Stando alle dichiarazioni, i funzionari statali sarebbero arrivati senza preavviso in gruppi numerosi, interrompendo le lezioni, fotografando le aule, interrogando gli studenti e persino perquisendo gli zaini. Un preside denuncia il fatto che gli ispettori abbiano interrogato dei bambini senza la presenza di un adulto e senza aver avvisato i loro genitoriAlcuni insegnanti riferiscono di ispettori che avrebbero interrogando il personale davanti ai bambini. Un caso particolarmente grave riportato dagli educatori riguarderebbe alcune domande personali poste dagli ispettori sulle pratiche religiose, come la frequenza alla Messa domenicale. In altri casi, gli ispettori avrebbero fotografato i diari spirituali degli studenti, che «nessun adulto consulta mai» racconta un preside, o richiesto la rimozione di simboli e riferimenti cristiani dai progetti educativi, quasi tutti i rapporti di ispezione richiedono infatti che l’insegnamento complementare della cultura cristiana per tutti gli alunni venga reso facoltativo«Non siete scioccati dall’abbigliamento identico dei vostri studenti? Pensate che siano liberi di vestirsi come vogliono? Andate alle funzioni religiose?», queste alcune delle domande che hanno messo in guardia il personale scolastico. 

Il problema non consisterebbe nei singoli casi, il rapporto descrive bensì un clima generalizzato di paura che induce alla sfiducia nelle istituzioniGuillaume Prévost, segretario generale dell’educazione cattolica da settembre, ha spiegato la decisione di rendere pubblico il rapporto: «Non potevamo continuare a lasciare che i nostri insegnanti venissero umiliati». Allo stesso tempo, ha voluto ribadire che l’educazione cattolica non rifiuta le ispezioni: «Non può esserci libertà senza controllo». Ha osservato infatti come molti controlli portano a scambi costruttivi che migliorano il rapporto con le famiglie, l’inclusione di studenti con disabilità e la coerenza con i progetti educativi. La richiesta è che però rimangano «all’interno di un chiaro quadro giuridico» perché il clima di terrore riscontrato durante i controlli genererebbe «esaurimento e scoraggiamento» tra i dirigenti degli istituti, avverte Prévost.

Il segretario Prévost era già stato ascoltato martedì 2 dicembre dalla Commissione per gli affari culturali e l’educazione dell’Assemblea nazionale e aveva parlato di «profondo tradimento della fiducia delle famiglie e una grave deviazione dell’autorità». Una presa di coscienza imprescindibile, che coinvolge non solo il personale degli istituti coinvolti ma tutta la comunità educativa. Secondo Prévost se le ispezioni diventano uno strumento per neutralizzare l’identità cattolica o allineare queste scuole al modello pubblico la Francia rischia di perdere la sua ricchezza educativa. E non è affare di poco conto visto che oggi l’educazione cattolica in Francia coinvolge più di 2 milioni di studenti provenienti da contesti sociali diversi.

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