Mercoledì 14 Gennaio 2026

Maternità surrogata

Mons. Gallagher: «La maternità surrogata è contro la dignità umana»

All’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati internazionali è intervenuto al dialogo “Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata”. Presente anche il ministro Eugenia Roccella

mons. Gallagher

(YouTube)

Tra le «ragioni per cui la maternità surrogata è deprecabile» c’è innanzitutto il fatto che questa pratica è «contraria alla dignità umana». Lo ha detto l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, durante l’incontro che si è tenuto nel pomeriggio di ieri a Roma presso la sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, al quale era presente anche il ministro Eugenia Roccella.

Già venerdì 9 gennaio nel discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, papa Leone XIV aveva dedicato una parte importante alla difesa della vita e alla condanna della maternità surrogata, definendola una pratica che rende la gestazione un «servizio negoziabile» che «viola la dignità umana» strumentalizzando il corpo della madre e il processo generativo e «alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia».

A tornare ampiamente sull’argomento è stato appunto l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, che durante il dialogo dell’incontro dal titolo “Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata”, ha innanzitutto sottolineato che la questione della maternità surrogata riguarda «tutta l’umanità», richiamando le parole del Papa sopracitate. L’arcivescovo ha poi inquadrato il messaggio del Papa nel contesto più ampio dell’insegnamento della Chiesa cattolica ricordando che anche papa Francesco nel suo magistero aveva definito «deprecabile» la maternità surrogata auspicandone il divieto universale.

Per non far cadere nel vuoto gli appelli del Santo Padre, l’arcivescovo ha ricordato che la «tutela della dignità umana costituisce un principio cardine dell’azione dei pubblici poteri nelle liberal democrazie contemporanee». La persona, che «è sempre un dono», non può diventare l’oggetto di un contratto in quanto «portatore di un valore intrinseco e inconsumabile rispetto a qualsiasi realtà». E questo, spiega Gallagher, rappresenta un «limite invalicabile» di fronte a ogni potere, pubblico o privato fino all’«arbitrio della persona nei confronti di se stessa». Le conseguenze della maternità surrogata infatti riguardano un ambito che va ben oltre le proprie considerazioni personali, poiché «incidono profondamente sulla concezione che la società ha della maternità, della genitorialità e più in generale della dignità umana».

Mons. Gallagher ha poi spiegato quanto sia evidente che la maternità surrogata contenga tutti gli aspetti di un qualsiasi contratto commerciale che «pone al centro dei desideri degli adulti anziché il superiore interesse del minore». «Come avviene per una merce si fissa la condizione per l’accettazione del risultato finale», espone l’arcivescovo, «e nei casi di surrogazione non altruistica, il pagamento conclusivo avviene proprio al momento della consegna del neonato». Facendo riferimento all’articolo 2 del protocollo facoltativo alla Convenzione sui diritti del fanciullo relativo alla vendita dei minori, alle prostituzioni infantili, alla pedopornografia, Gallagher ricorda che «qualsiasi atto o transazione che comporti il trasferimento di un fanciullo da una persona […] a un’altra» viene ricondotto alla «vendita di fanciulli». Alla luce di ciò, come non può la maternità surrogata incidere negativamente sui diritti fondamentali del bambino? Per questo, ricorda Gallagher, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla vendita o lo sfruttamento sessuale dei minori, nel rapporto del 2018 ha riconosciuto in numerosi casi di maternità surrogata «il reato di vendita dei minori vietato nell’articolo 35 della Convenzione sui diritti del fanciullo».

Il diritto fondamentale che viene leso nel caso della maternità surrogata, sottolinea Gallagher, è certamente il «diritto di essere cresciuti dalle proprie madri naturali e spesso anche quello di conoscere le proprie origini biologiche», diritto contenuto nell’articolo 7 della Convezione sopracitata. E a chi a questo punto obietterebbe dicendo che sono molti i bambini che si ritrovano a crescere senza una padre o una madre Gallagher risponde che si tratta di «contesti eccezionali ed emergenti ai quali occorre porre rimedio», spiegando che la loro esistenza non può giustificare contesti intenzionali.

Dopo aver affrontato i diritti violati del bambino, mons. Gallagher ha dedicato un ampio spazio anche alla dignità lesa della madre biologica che viene ridotta a «strumento di servizi produttivi». La donna si ritrova completamente scissa nella sua identità, poiché «la gravidanza non è una mera funziona biologica sostituibile da un dispositivo meccanico come un utero artificiale volto a soddisfare le esigenze organiche del concepito». L’impegno riproduttivo viene così svilito e ridotto a «servizio contrattabile e monetizzabile», anche nel modello cosiddetto “altruistico” offerto gratuitamente. Non è un caso, spiega l’arcivescovo, che feroci critiche provengano anche da una parte del mondo femminista. Quanti giustificano la pratica in virtù del presunto “consenso formale” della donna, quasi a farlo rientrare in un processo di autodeterminazione, non vogliono vedere che nella realtà «molte madri surrogate sottoscrivono tali accordi spinte da pressione economica, con tutele giuridiche limitate e scarsa autonomia rispetto ai termini contrattuali spesso imposti dalle agenzie intermediarie». 

Nella seconda parte dell’intervento mons. Gallagher si è concentrato sulle azioni con cui combattere la maternità surrogata. Pur accogliendo con favore la decisione di alcuni Stati di vietarne la pratica, l’arcivescovo ha però constatato che non sia sufficiente nei casi in cui le coppie vi accedono altrove per poi rientrare nel proprio Paese d’origine. In questo contesto si inserisce, ha aggiunto mons. Gallagher, il dibattito internazionale in sede di Conferenza dell’Aia di diritto internazionale privato che dimostra una tendenza a non vietare la pratica, ma più semplicemente a regolamentarla. Plauso da parte dell’arcivescovo all’Italia che ha tenuto conto del carattere transnazionale del fenomeno adottando nel 2024 l’estensione del reato di maternità surrogata anche a chi vi ricorre all’estero. Il rischio infatti, avverte Gallagher, è che come in un qualsiasi mercato la domanda condiziona l’offerta e semplificare le procedure in alcuni Stati significa indurre un numero crescente di persone a ricorrere alla pratica e generare «un numero sempre maggiore di bambini appositamente per essere venduto». L’unica opzione, conclude, è «chiederne l’abolizione» anche sul piano internazionale, citando così l’auspicio di papa Francesco al divieto universale e valorizzando i «piccoli passi», con riferimento per esempio alla risoluzione adottata dal Parlamento europeo in cui condanna la pratica della maternità surrogata che comporta lo sfruttamento riproduttivo. Riferendosi infine all’impegno della Santa Sede, ha ribadito che continuerà a rapportarsi con i Paesi in cui la maternità surrogata è permessa lavorando per difendere i diritti dei bambini, garantendo loro sicurezza e tutela. 

Da parte sua, il ministro Roccella si è concentrata sul quadro legislativo italiano, sottolineando che l’obiettivo della normativa in materia di maternità surrogata rende «efficace» quanto già esisteva nel diritto italiano e che stabiliva tale pratica reato. Di fronte al fenomeno di accedervi altrove per poi tornare in Italia «mettendo di fronte al fatto compiuto uno Stato che non può non riconoscere a quel bambino tutti i diritti che vanno riconosciuti a ogni bambino» il ministro risponde che nessun diritto è stato sottratto in virtù dell’esigenza primaria di tutelare i minori. Roccella ha pertanto sottolineato come nessuno Stato possa da solo conferire una portata universale a un reato, motivo per il quale diventa necessario sensibilizzare sul tema le sedi internazionali. Soffermandosi poi sul modello altruistico, il ministro spazza via ogni dubbio di quanti convengono che si tratti di “donazione”, poiché «anche le forme cosiddette altruistiche includono il contratto». Ciò che va contrastata, secondo il ministro, è proprio questa nuova forma di genitorialità che afferma progressivamente la «commercializzazione dell’essere umano», che rievoca pratiche dannose per tutta l’umanità. (Foto: YouTube

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