BIOETICA
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Se la laica Francia ci insegna come si difende la vita
Mentre in Italia progressisti e pavidi attaccano la campana dei bimbi non nati a Sanremo, a Parigi diecimila persone marciano in difesa della vita e contro il testo di legge sul suicidio assistito ormai prossimo al voto.
20 Gennaio 2026 - 00:05
Facebook (Marche pour la vie)
Mentre in Italia ci si indigna perché il vescovo di Sanremo fa suonare una campana in memoria dei bambini non nati, in nome di una laicità sedicente inclusiva a parole sempre più ideologica e sempre meno tollerante nei fatti, nella laicissima Francia si assiste a tutt’altro spettacolo: migliaia di persone scendono in piazza per difendere la vita. Due Paesi, due reazioni opposte davanti allo stesso nodo: il valore della vita umana, dal concepimento alla morte naturale.
Domenica a Parigi sono state circa 10.000 le persone che hanno partecipato alla Marcia per la Vita per denunciare quello che definiscono senza mezzi termini un cambiamento di civiltà. Famiglie, giovani, anziani, malati: volti diversi uniti da un messaggio semplice e radicale insieme, “la vita vale la pena di essere vissuta”. Una risposta concreta e militante in vista del dibattito sulla suicidio assistito, che vedrà l’esame della legge riprendere domani in Senato, con voto previsto il 28 gennaio.
La mobilitazione nasce da una preoccupazione concreta. Accanto a un disegno di legge sulle cure palliative – relativamente condiviso – ne avanza un altro che introduce l’assistenza legale al suicidio. Un passaggio che segna una frattura etica irreversibile. «Il medico è lì per curare, per alleviare, non per dare la morte - ha spiegato Marie-Lys Pellissier, portavoce della Marcia per la vita, dal palco - L’eutanasia ucciderà le cure palliative», perché quando la morte diventa una soluzione, l’accompagnamento perde senso, risorse e priorità.
Parole rilanciate anche dal vescovo emerito Dominique Rey, vescovo emerito di Fréjus-Tolone: «Questo disegno di legge sovverte la missione della medicina, che è proteggere la vita. La storia insegna che quando la vita cessa di essere inviolabile, l’uomo perde la sua libertà». Una lezione che l’Europa sembra aver dimenticato troppo in fretta.
Lo slogan che ha attraversato le strade di Parigi – “dignità, non morte”, “cura, non eliminazione” – smaschera l’inganno linguistico di fondo. Sotto l’etichetta rassicurante di “assistenza medica al suicidio” si introduce la morte indotta nel cuore del sistema sanitario, confondendo deliberatamente cura e soppressione. La stessa confusione che viene agitata anche nel nostro Paese dove ci si prepara a discutere di suicidio assistito facendolo passare, come sempre, come il male minore da contenere con una legge “restrittiva”.
In un tempo che chiama progresso la rinuncia e libertà l’abbandono dei più fragili, scendere in piazza per la vita è un atto di sano realismo. È ricordare, pubblicamente e senza vergogna, che ciò che vale davvero merita di essere protetto. E che una società capace di alzarsi in piedi per la vita, dal concepimento alla morte naturale, non è una società è una società ancora viva e con un futuro. Non combattere o giocare di rimessa è invece una resa che non ci possiamo permettere. La campana suona anche per noi (Foto: Facebook)










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