Mercoledì 21 Gennaio 2026

Francia

Card. Aveline: «Sul fine vita non serve una legge»

Il capo dei vescovi francesi in un'intervista torna sul «No» deciso dell'episcopato d'oltralpe alla legge sul suicidio assistito e eutanasia in discussione al parlamento di Parigi

Card. Aveline: «Sul fine vita non serve una legge»

Card. Aveline (Église catholique en France e Diocèse de Marseille)

In una recente intervista il cardinale Jean-Marc Noël Aveline , arcivescovo metropolita di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese ha espresso il suo giudizio inequivocabile, a nome anche di tutto l’episcopato francese, riguardo la legge sul suicidio assistito e l’eutanasia, in discussione al parlamento di Parigi. «Ciò che viene proposto oggi non è né buono né necessario», dice subito in apertura della sua intervista. «Non è necessario perché ci sono già leggi approvate, la legge Claeys-Leonetti e la legge attuale sulle cure palliative. Queste leggi sono sufficienti a garantire che la società si impegni a non lasciare solo chi è sull'orlo della morte e  deve essere accompagnato fino alla fine». Per questo motivo «non c'è bisogno di aggiungere altro».

Il principale motivo di disaccordo consiste nel disegno che c’è dietro tutto questo: «Legalizzare il potere di causare la morte non coincide col potere di accompagnare la vita fino alla fine». Il cardinale insiste su questa distinzione essenziale: «Il potere che abbiamo è solamente quello di accompagnare la vita fino alla fine». Tutto questo perché, come afferma il cardinale «Il desiderio di vivere è sempre più forte del diritto a morire». Fa poi riferimento al recente documento presentato dai vescovi francesi “La vita non si cura dando la morte” sottoscritto da tutti i porporati della CEF in cui si esamina la natura profondamente antiumana di questo disegno di legge.  

«Noi, vescovi di Francia - si legge nel messaggio - desideriamo ribadire il nostro profondo rispetto per coloro che affrontano la fine della vita, malattie gravi o incurabili, sofferenza e paura di dipendere dagli altri. La Chiesa ha una lunga storia di accompagnamento dei malati e dei disabili, dei caregiver, degli operatori sanitari e dei cappellani negli ospedali e nelle case di cura, e ascoltiamo l'angoscia di coloro che temono il dolore, la solitudine o la perdita di controllo». Inizia così il discorso, che prosegue mostrando una posizione equilibrata che rifiuta  sia i trattamenti aggressivi, sia la morte indotta, perché il vero interesse nei confronti del malato dovrebbe essere quello di eliminare o almeno ridurre il più possibile la sofferenza e non il sofferente stesso, promuovendo una vera e propria cultura delle cure palliative che non esclude la sedazione profonda come via per alleviare il dolore più importante, senza procurare la morte.

«Le cure palliative sono l'unica risposta veramente efficace alle situazioni dolorose delle cure di fine vita, ed esprimiamo la nostra gratitudine ai rappresentanti eletti che, con il loro voto, sostengono l'attuale proposta di legge per la parità di accesso alle cure palliative e il sostegno per tutti», si legge nel testo. Nel far riferimento a questo scritto così importante, Aveline sottolinea che ciò che ha mosso i vescovi nel redigerlo è stato proprio il non voler lasciare solo nessuno, di fronte alla morte e contemporaneamente impedire che «non arriviamo a legalizzare il principio di infliggere la morte». Inoltre nel riprendere gli ideali giacobini di libertà e fraternità, celebrati, riguardo la legge su eutanasia e suicidio assistito come veri e propri esercizi di libertà e umanità, Aveline controbatte mostrando l’inganno alla base di questa concezione, in quanto queste parole «vengono distorte nel loro significato, perché la vera umanità è quella che si prende cura fino alla fine, è quella che accompagna. Non è quella che dà il potere di togliersi la vita».

E poi il prelato sottolinea un dato importante, soprattutto nelle situazioni in cui il dolore è più importante, quello dell’attaccamento alla vita che viene a galla prepotentemente quando la sofferenza che spesso offusca volontà e lucidità viene alleviata. Come fa notare Aveline a tal proposito: «Del resto, spesso gli operatori sanitari dicono che, nel somministrare le cure palliative, fanno esperienza di persone che  avrebbero chiesto di morire ma che, una volta accompagnate come si deve e alleviate come è necessario, vedono questo desiderio di morire, svanire». Dunque lo sappiamo, perché anche la Chiesa ha una certa esperienza in questo ambito. Perciò la vera fraternità, la vera umanità, la vera libertà sono quei valori che spingono la persona alle prese con la difficoltà che deriva dal dolore, a continuare a mettere al centro il desiderio di vivere – chiosa il cardinale.

Un dibattito acceso, dunque, in Francia, ma che trova in un certo senso eco anche in Italia in cui il “non serve una legge” effettivamente è emerso pure da noi, dopo la sentenza della Consulta sulla legge della Regione Toscana sul suicidio assistito. Come ha spiegato al Timone l’avvocato Carmelo Leotta (Centro Studi Livatino), infatti, dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 204 del 2025 il Parlamento non è tenuto a regolare procedure di morte assistita trasformandole in legge. Non sappiamo come finirà in Francia ma, come afferma il cardinale Aveline, in questo momento occorre avere «una posizione ferma e ampia, per tutti perché qui è in gioco qualcosa di piuttosto grave» e, come afferma il prelato, se la Chiesa scende in campo in modo così esplicito e diretto contro una legge, cosa che fa raramente, allora vuol dire che la posta in gioco è veramente alta. (Screenshot, Église catholique en France e Diocèse de Marseille, Youtube)

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