Mercoledì 04 Febbraio 2026

Cammino sinodale tedesco

Germania, niente conferenza sinodale «senza il Sì di Roma»

Lo ha detto Georg Bätzing, ancora presidente della Conferenza episcopale tedesca

GEORG, BATZING, GERMANIA,DBK

Mons. Georg Bätzing (Ansa)

La sesta assemblea sinodale, tenutasi a Stoccarda lo scorso fine settimana, ha concluso il Cammino sinodale tedesco iniziato nel 2019. In questo contesto è stato approvata una dichiarazione conclusiva che ribadisce l’impegno della Chiesa tedesca a favore della trasparenza, della prevenzione degli abusi e della partecipazione dei fedeli alla vita ecclesiale.

Intanto il presidente uscente dell’episcopato, mons. Georg Bätzing, ha chiarito: «La Conferenza sinodale non partirà senza il via libera di Roma, sarebbe una provocazione inutile. Tuttavia, non ho motivo di dubitare che arriverà un’approvazione tempestiva», esprimendo piena fiducia che durante l’assemblea plenaria prevista per fine febbraio a Würzburg si riusciranno ad approvare gli statuti della nuova Conferenza sinodale.

Da parte sua, il Papa a novembre non aveva mostrato altrettanta sicurezza: «Vedremo», aveva risposto il 27 novembre su un eventuale approvazione alla nuova Conferenza sinodale tedesca che potrebbe iniziare i suoi lavori nell’autunno 2026. Meno tranquilla si è detta anche la presidente dello ZdK (Comitato centrale dei cattolici tedeschi), Irene Stetter-Karp, che ha rivelato di non aver mai ricevuto risposta dal Vaticano alle molteplici lettere inviate e contenenti tutte le risoluzioni approvate nel giungo 2023. La presidente sospetta che ci siano «riserve da parte della Curia sul riconoscere un organismo come il Comitato centrale dei cattolici tedeschi come interlocutore».

Il vescovo di Limburg ha inoltre insistito sul fatto che la sinodalità proposta in Germania non mira a sostituire la responsabilità dei vescovi, ma ad «accompagnarla» e rafforzarla - affermazione che però non è riuscita a dissipare le riserve di chi negli anni si è dimostrato sempre più critico verso le modalità e le proposte del Sinodo tedesco. Matthias Kopp, portavoce della Conferenza episcopale tedesca, ha confermato che il vescovo di Essen, Franz-Josef Overbeck, si recherà a Roma immediatamente prima dell’assemblea di febbraio per tenere incontri con le autorità vaticane. Come ha spiegato lo stesso Overbeck in plenaria, oltre a riferire sul processo tedesco, richiederà un «coordinamento» con l’arcivescovo Filippo Iannone, prefetto del Dicastero per i vescovi. Questa visita è considerata cruciale per ottenere il sostegno della Santa Sede prima che i vescovi tedeschi votino gli statuti definitivi.

Con la chiusura formale del Cammino Sinodale la Chiesa tedesca entra in una fase di transizione: in primis, il passaggio alla formazione di un eventuale nuovo organismo strutturale permanente apre a questioni giuridiche e dottrinali; in secondo luogo, bisognerà vedere quanto le proposte sinodale possano realmente coesistere nella vita della Chiesa universale. Quest’ultimo punto è ancora più controverso se pensiamo che neanche all’interno della stessa Chiesa di Germania si sono messi d’accordo. Mentre la presidente dello ZdK ha affermato che il 96% dei cattolici tedeschi vorrebbe riformare la Chiesa, un sondaggio condotto dall’Istituto di ricerca Insa per conto del quotidiano Die Tagespost riporta risultati notevolmente diversi. Alla domanda, infatti, se considerassero il Cammino sinodale in Germania giusto o sbagliato il 58 per cento dei cattolici intervistati non ha potuto o non ha voluto rispondere. Solo il 21 per cento l’ha ritenuto giusto, rispetto al 17 per cento che l’ha definito sbagliato.

Secondo il presidente dello ZdK cruciale sarà l’elezione del prossimo presidente della Conferenza episcopale tedesca per garantire la continuità del processo di riforma. Stetter-Karp ha sottolineato che si aspetta da questa persona rispetto per il percorso intrapreso finora. Ha avvertito poi che un successore del vescovo Bätzing che considerasse il Cammino sinodale come completamente sbagliato significherebbe fare un passo indietro rispetto alle importanti lezioni tratte dai numerosi studi sugli abusi condotti negli ultimi anni. La leader si augura inoltre che il nuovo presidente mantenga buoni contatti a Roma, se non altro per difendere le posizioni del dibattito riformista che finora non hanno trovato molti punti di contatto con la Santa Sede. 

Senz’altro dopo sei anni il bilancio è ambiguo e per nulla equilibrato: da un lato si applaude alle risoluzioni raggiunte – anche se diversi delegati progressisti continuano a esprimere il loro disappunto sulla scarsa applicazione degli accordi -, dall’altro continuano le tensioni interne per una deriva più politica che ecclesiale. Aspettiamo la risposta della Santa Sede e la reale capacità che mostrerà l’episcopato tedesco di operare nei confini stabiliti.

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