Mercoledì 04 Marzo 2026

Intelligenza Artificiale

Non chiedete a ChatGpt della guerra: al 95% consiglia le armi nucleari

Gli Usa e Israele ci stanno trascinando in un conflitto pericoloso con l’Iran, ma una nuova ricerca del King's College di Londra ci consiglia, nonostante tutto, di fidarsi ancora dell’uomo

nucleare

(Imagoeconomica)

Nelle ultime 36 ore sono proseguite le operazioni aeree da parte di Israele e Stati Uniti sull’Iran. A partire da ieri Israele ha iniziato a bombardare circa 160 obiettivi in Libano (Beirut, valle della Beeka e sud del Paese). È dal primo marzo che si registrano attacchi con droni o missili contro la base britannica ad Akrotiri e Dhekelia a Cipro, che insieme ad altri Paesi europei sono in allerta antiterrorismo per possibile terrorismo collegato alla escalation militare.

Poiché le forze militari e le istituzioni di sicurezza stanno sperimentando sempre più l’analisi assistita dall’intelligenza artificiale e i giochi di guerra, è importante capire come ragionano tali sistemi in caso di conflitti. Dunque, che cosa ci risponderebbe l’Ai se le chiedessimo consigli? Probabilmente scopriremmo che sarebbe meglio non farlo. Un nuovo studio accademico pubblicato dal King’s College London e condotto dal professor Kenneth Payne del Dipartimento di Studi sulla Difesa esamina come modelli avanzati di intelligenza artificiale (AI) come ChatGPT, Claude Sonnet 4 e Gemini 3 Flash reagiscano in simulazioni di crisi nucleari.

I ricercatori hanno inserito i modelli sopracitati in 21 scenari strategici simulati – con oltre 300 decisioni e circa 780.000 parole di ragionamento generato dalle Ai – per capire come questi sistemi valutano l’escalation del conflitto sotto stress. «Capire come i modelli di frontiera imitano e non imitano la logica strategica umana è una preparazione essenziale per un mondo in cui l’Ia modella sempre più i risultati strategici», spiega il professor Payne. Riassumendo, nel 95% delle simulazioni almeno uno dei modelli ha minacciato o avviato l’uso di armi nucleari tattiche e il 76% ha optato per minacce nucleari strategiche.

Claude e Gemini hanno trattato le armi nucleari in particolare come opzioni strategiche legittime, senza considerazioni morali, in genere discutendone solo in termini strumentali. GPT-5.2 ha rappresentato un’eccezione solo in parte, limitando gli attacchi agli obiettivi militari, evitando i centri di popolazione o inquadrando l’escalation come «controllata» e «una tantum». Lo studio mostra inoltre che i modelli non hanno mai scelto di “sottomettersi” o ritirarsi, nemmeno in situazioni di grave svantaggio. Il comportamento aggressivo si accentua in condizioni di scadenze temporali o pressioni di crisi, mostrando che la struttura stessa della simulazione può alterare profondamente le decisioni. 

Questo tipo di studi suggeriscono come sia necessario considerare i potenziali rischi – rischi da cui ci mette in guardia dettagliatamente Attrazione digitale di Giulia Bovassi (qui) - che derivano dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’ambito di tensioni militari e strategiche. Affidarsi alle macchine significa – soprattutto quando ci sono in gioco delle vite umane - a poco a poco finisce col deresponsabilizzare (e disumanizzare, aggiungiamo) l’uomo. La storia ce lo insegna, se pensiamo alla proibizione dell’uso del nucleare che ha guidato gli uomini dal 1945. E un altro fatto più recente ci dà l’occasione di ricordarlo: il 26 settembre 1983. Quando nella base militare di Serpukhov a circa 150 km da Mosca scatta un’allarme per mezz’ora rischiando di annientare decine di milioni di esseri umani, rasentando l’estinzione dell’uomo.

L’allarme scatta perché un computer, connesso a un sistema antimissilistico segnala la partenza di alcuni missili da una base Usa diretti verso l’Unione Sovietica. Il colonnello Stanislav Petrov ritenne che fosse un falso allarme e decise di aspettare quei 15-20 minuti che all’epoca servivano a un missile balistico per arrivare dagli Usa in Unione Sovietica. Furono minuti salvavita. Se avesse informato i superiori sarebbe partito un contrattacco con la distruzione del mondo. Nonostante l’umanità ci dia prova ogni giorno della sua imprevedibilità nel bene e nel male e solo verso Dio possiamo sperimentare una fiducia certa - come recita il Salmo 118 «è meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo» - oggi è urgente far prevalere l’uomo sulla macchina. 

La Chiesa ad oggi è l’unica voce che si alza contro ogni guerra accettandola solo in extrema ratio e a scopi difensivi. A tal proposito ci sembra saggio riportare l’appello del Papa durante l’Angelus della seconda domenica di Quaresima: «Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli». Il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 2314 condanna infatti «ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti», specificando che «l’armarsi a oltranza moltiplica le cause di conflitti e aumenta il rischio del loro propagarsi».

Già da tempo la Chiesa si batte per l’eliminazione totale delle armi nucleari, nonostante oggi sia ritenuto dai più utopico. Il Compendo della Dottrina sociale della Chiesa al n. 508 propone «la meta del disarmo generale, equilibrato e controllato. […] Le politiche di deterrenza nucleare, tipiche del periodo della cosiddetta Guerra fredda, devono essere sostituite con concrete misure di disarmo basate sul dialogo e sul negoziato multilaterale». Tra le ragioni per eliminare il nucleare il Segretario di Stato vaticano il cardinale Parolin intervistato dal Timone nell’autunno 2023 (qui per abbonarsi) riportava: «L’inadeguatezza dei sistemi di difesa basati sulle armi nucleari nel rispondere alle minacce di sicurezza nazionale e internazionale […] (si pensi alla povertà, alle problematiche ambientali, alla sicurezza informatica); i catastrofici impatti umanitari e ambientali derivanti dall’uso degli ordigni nucleari; lo sperpero e la cattiva allocazione delle risorse umane ed economiche per la loro modernizzazione, risorse che vengono sottratte al complesso raggiungimento di obiettivi come la pace e lo sviluppo umano integrale». 

In definitiva, non chiediamo a ChatGpt, rivolgiamoci a Dio e speriamo nell’uomo. 

ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

LE ULTIME NOTIZIE

Cartacea

Riceverai direttamente a casa tua il Timone

Acquista la copia cartacea
Digitale

Se desideri leggere Il Timone dal tuo PC, da tablet o da smartphone

Acquista la copia digitale