Sabato 07 Febbraio 2026

Chiesa

Caso don Ravagnani: sono queste le vie dell’evangelizzazione?

A prescindere dal caso specifico, «la grandezza di Dio va oltre le nostre dimensioni e la presunzione di costringerla in una pagina Facebook o in un post su Instagram è per me incomprensibile»

Caso don Ravagnani: sono queste le vie dell’evangelizzazione?

(Facebook)

In merito alla vicenda di don Alberto Ravagnani mi permetto di dire quello che penso, non a motivo di un atto di presunzione che mi induce a credere che il mio pensiero sia più illuminante rispetto a quelli che già altri, in modo certamente più autorevole del mio, hanno formulato, ma solo perché ritengo che sia anche mio dovere offrire qualche spunto di riflessione a chi vorrà leggere queste righe. Chiaramente le mie parole vogliono andare oltre la vicenda di don Ravagnani ed aprirsi ad orizzonti più ampi: desidero, infatti, parlare della trasmissione della fede e delle modalità con cui tale trasmissione avviene, oggi, nella nostra società. In fin dei conti sono una battezzata e ho scelto la vita consacrata, una scelta che rinnovo ogni giorno, con le gioie e le difficoltà che ogni scelta, inevitabilmente, comporta.

Chiaramente la decisione di abbandonare il sacerdozio sarà stata, per don Ravagnani e per chi arriva a compiere la stessa decisione, frutto di un intimo tormento, lo stesso provato dal Servo del Signore protagonista del carme di Isaia. Del resto, San Paolo VI, prima di firmare una dispensa dagli ordini sacri, vegliava in preghiera l’intera notte precedente il giorno della firma: era per lui l’ora del Getsemani. Immagino il Getsemani che Alberto Ravagnani avrà vissuto e immagino che il Getsemani duri ancora oggi e durerà ancora, per chi sa quanto tempo. Il sacerdote è sacerdote per sempre: Tu es sacerdos in aeternum secundum ordinem Melchisedech. Sacerdote in eterno: questa è la verità.

Certo con il sacerdozio eterno stridono alcune esternazioni di Alberto Ravagnani, esternazioni di critica alla Chiesa, ai suoi uomini, alle sue strutture. Lo sanno tutti ed è affermazione del Concilio che la Chiesa è peccatrice, perché è formata da uomini, quindi soggetti al peccato, ma la Chiesa è santa, la Chiesa è madre. La santità della Chiesa si erige sul fondamento di Gesù stesso il quale ha amato la sua Chiesa e ha dato la sua vita per lei. In finem dilexit eos. Che ci si creda o no, come cattolici dovremmo, la Chiesa è santa: le porte degli inferi non prevarranno su di essa. Abbiamo allora il coraggio di compiere le nostre scelte, in coerenza, silenzio, dignità. A me sembra, e lo dico nel sacro rispetto che si deve ad ogni persona, che la vicenda di Alberto Ravagnani, così come quella di molti sacerdoti che desiderano appartenere alla categoria degli influencer, sia fondata su di una scarsa concezione della trascendenza di Dio. Certo il Dio del Cristianesimo è un Dio che si fa uomo, che non si fa problemi a circondarsi di pubblicani e prostitute, che si è fatto adorare dai pastori prima che dai Magi, ma Dio rimane Dio.

Oggi si tende a trasformare il messaggio cristiano secondo visioni che mettono all’ultimo posto la trascendenza di Dio, ossia la sua grandezza, il suo essere Provvidenza, il suo essere Dio con noi, attraverso il mistero eucaristico da contemplare in ginocchio: adoro Te devote, latens Deitas.  La grandezza di Dio va oltre le nostre dimensioni e la presunzione di costringerla in una pagina di Facebook o in un post su Instagram è per me incomprensibile. Quando vedo foto di sacerdoti in costumi succinti (sì, sono una bacchettona), che fanno bella mostra di tatuaggi e muscoletti, mentre si dedicano ad esercizi ginnici come provetti culturisti, nonchè di barbe e capelli curatissimi (attenzione: non sto dicendo che il sacerdote non debba avere cura della propria persona ma est modus in rebus) mi chiedo: sono queste le vie dell’evangelizzazione? Sono queste le vie della povertà, dell’obbedienza, del pudore? Sono queste le vie della testimonianza di Cristo ai giovani? Sono queste le vie con cui si predica Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani?

Sic transit gloria mundi. E quando la gloria passa cosa rimane? Il giovane deluso, il giovane che ha della fede un’idea distorta, in quanto fondata sul personalismo umano, non sull’incontro con Cristo, vero uomo e vero Dio. Stiamo attenti perché determinati comportamenti creano solo confusione, drammi e tremendi vuoti esistenziali. Quali sono le vie di Dio? «Sono tanti che vi rendono felici, ma c’è un grande Amico che è l’autore della gioia di tutti e con il quale il nostro cuore si riempie di una gioia che sorpassa tutte le altre e che dura per tutta la vita: è Gesù. Ricordate, cari amici: quanto più imparerete a conoscerlo e a dialogare con Lui, tanto più sentirete nel cuore di essere contenti e sarete capaci di vincere le piccole tristezze che ci sono a volte nell’animo». Parole di Benedetto XVI. Guardiamo ai tanti esempi di vita buona all’interno della Chiesa e non crogioliamoci nel gusto di una denuncia indiscriminata che, come spesso avviene, guarda agli errori degli altri pur di non guardare ai propri. Conoscete la verità e la verità vi farà liberi.

ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

LE ULTIME NOTIZIE

Cartacea

Riceverai direttamente a casa tua il Timone

Acquista la copia cartacea
Digitale

Se desideri leggere Il Timone dal tuo PC, da tablet o da smartphone

Acquista la copia digitale