Chiesa
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Perché le chiese muoiono senza fede (e le città con loro)
In una omelia dell’allora cardinal Ratzinger ci ricorda che non sono i soldi o la politica a tenere vive le chiese e le città: «Solo la fede può mantenere viva la casa di pietra»
03 Marzo 2026 - 12:10
(Imagoeconomica)
[Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo uno stralcio di una omelia raccolta nel libro di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI “La fede del futuro. Il futuro della Chiesa”, ed. Cantagalli, pag. 176, € 18,00]
[…] non è segno di maggiore intelligenza, di progresso spirituale e di liberazione dell’uomo quando diciamo: “ma perché in fondo dobbiamo entrare lì in chiesa, la cui storia conosciamo? Perché dobbiamo accalcarci fra persone che tossiscono e fra le quali si è come intrappolati? Piuttosto cerco Dio nella libertà della natura, oppure nella grandezza del pensiero, dei poeti e così via”. No. Egli è sceso. Egli non abita dove vogliamo noi, ma dove vuole lui. Si è fatto carne ed è rimasto carne. Abita nei sacramenti e nella Parola della Chiesa. E noi dobbiamo cercarlo lì dov’è. Scendere dall’altezza dei nostri presunti progressi, scendere nel luogo in cui egli ci ha chiamato! E questa casa del peccatore è peraltro anche una strada di penitenza.
Nelle chiese i confessionali sono disposti ai lati come un segno di processione, per mostrarci sempre di nuovo che esse, da casa di peccatori, possono diventare casa di grazia proprio per il fatto che permettiamo a lui di darci sempre quella spinta che poté muovere Zaccheo e poté fargli dire: “questa cosa sarà diversa”, “questa cosa la cambio”; e questo diventare diversi si trasforma in un divenire liberi dall’io, si trasforma in amore che a lui permette di abitarvi e porta noi gli uni verso gli altri. Questo dovremmo farci dire. E così diviene evidente che, da un lato, abbiamo bisogno della casa di pietra come spazio di raduno, come luogo dei sacramenti, come il posto in cui egli, nel Sacramento dell’altare, sempre ci attende; ma, dall’altro, che essa può diventare sempre di nuovo la sua casa solo se scendiamo, se – nella fede, nell’umiltà della fede, nell’umiltà che si lascia schernire perché ritenuta retrograda, ingenua e superata – gli facciamo spazio.
Le pietre non rimangono chiesa da sé. Avrete sicuramente letto di come in Olanda le chiese siano messe all’asta e trasformate in bar. Anche il più freddo giornalista inorridisce nel vedere come luoghi, nei quali degli uomini hanno vissuto tante esperienze grandi e pure della loro vita, vengano stimati solo per il valore dei materiali messi all’asta. Questo può indicarci che solo la fede può mantenere viva la casa di pietra; che Dio resta ad abitare insieme a noi solo se saliamo e scendiamo secondo la sua Parola, la quale porta l’inquietudine del cuore all’ascolto quando quest’ultima diviene umiltà della fede, diviene penitenza e genera amore. Denaro e pietre da soli non possono conservare la casa. È il movimento della fede a darle spazio in mezzo a noi. E le nostre città restano abitabili solo quando non siamo abbandonati a noi stessi, ma quando egli è tra noi e ci conduce gli uni agli altri. […]











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