lutto
Secolarizzazione
A Bologna Dio non abita in Ztl
Da un’inchiesta del Resto del Carlino, emerge che in centro le aule di catechismo sono vuote e i parroci, quando vanno a benedire, non trovano più le famiglie. Zuppi: «Così resta “una vetrina vuota”»
03 Marzo 2026 - 00:10
(Imagoeconomica)
«Quest’anno, su 9.000 abitanti, non abbiamo avuto un solo bambino iscritto al catechismo per la comunione. Le famiglie sono andate via. Questo vuol dire che non c’è nessun impegno a tenere viva la città. Bisognerebbe favorire le persone. Abbiamo una città svuotata di abitanti. Capisco che studenti e turisti portino soldi, però una città, in questo modo, muore». Questo, il grido d’allarme lanciato da don Giovanni Bonfiglioli parroco di San Giuliano e della Santissima Trinità (entrambe in via Santo Stefano) e di Santa Caterina di Strada Maggiore, a Bologna. Uno scenario scoraggiante emerge dalle parole sue e da quelle di altri sacerdoti, all’interno di un’indagine condotta dal Resto del Carlino. In zona Santo Stefano e Strada Maggiore, su tre parrocchie quest’anno per la prima volta non si ha nessun bambino iscritto al catechismo.
Alcuni dei motivi sarebbero stati individuati dall’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei Matteo Zuppi, nella sua intervista rilasciata sullo stesso argomento, al medesimo giornale, principalmente nei cambiamenti del territorio. Secondo il presidente della Cei il motivo scatenante è in primis il calo demografico, poi la sostituzione dei bambini con gli studenti e infine la sostituzione degli studenti coi B& B, cosa che avrebbe modificato radicalmente la città dal punto di vista del contesto socio-territoriale. «Studenti, uffici e B&B, quando i parroci vanno a benedire le case non trovano nessuno. Dobbiamo essere noi a guidare i mutamenti, non il contrario: il rischio è che Bologna perda la sua identità», afferma il cardinale Zuppi.
Dunque una città più a misura di famiglia potrebbe essere la soluzione perché le parrocchie tornino a popolarsi, ma per fare questo sarebbe necessario risolvere anche il problema degli affitti elevati e creare spazi di condivisione per le famiglie e i bambini stessi. Insomma creare le condizioni perché si formi una comunità di base. Un concetto che si ritrova anche nelle parole di Zuppi che nella sua intervista continua: «Il centro rischia di diventare una vetrina vuota, e così rischia allo stesso tempo di perdere il carattere che invece deve avere, cioè esprimere una comunità intera, quella della città». Un’altra voce che esprime allarme e perplessità è quella di don Paolo Paganini, parroco di Santa Maria della Misericordia di Porta Castiglione: «Noi abbiamo una sessantina di bimbi al catechismo», afferma, «ma questo perché vengono soprattutto da fuori porta, zona Murri diciamo».
Ma davvero la crisi che ha travolto le parrocchie di Bologna è legata ad una mera questione abitativa? Cristo, insomma, si sarebbe fermato al di fuori della zona Ztl, per citare il titolo di un famoso romanzo autobiografico, per questioni meramente pratiche o sarebbe stato in qualche modo estromesso con scelte concrete basate sul pieno (non sempre saggio) uso del libero arbitrio? A questo proposito fanno riflettere le parole con cui don Paolo Paganini conclude il suo intervento sul giornale analizzando anche il problema della mobilità che considera oggettivo, seppure con delle perplessità: «Ma in generale - sottolinea - oggi, si è molto attenti a capire se si troverà facilmente parcheggio, oppure no, prima di decidere di andare in una chiesa».
Una frase che la dice lunga sulle mille difficoltà che, quando una questione non interessa davvero più di tanto, diventano insuperabili. E forse se pensiamo anche, di contro, alle difficoltà vere che i cristiani devono affrontare per poter assistere ad una Messa, in quelle terre dove si rischia la vita per la propria fede, allora verrebbe da dire che, forse, dalla zona Ztl (e magari non solo) Dio l’abbiamo sfrattato anche un po’ noi.









Facebook
Twitter
Instagram
Youtube
Telegram