Giovedì 09 Aprile 2026

La fine di una civiltà

Il suicidio di Narciso: l’ultimo aperitivo prima dell’oblio

In un Occidente che ha scambiato la libertà con la sterilità, l'istinto di sopravvivenza ha divorato quello della specie. Siamo diventati cellule impazzite in un organismo che non sa più generare futuro.

Il suicidio di Narciso: l’ultimo aperitivo prima dell’oblio

(Imagoeconomica)

Al primo anno di medicina, il professore di biologia ci spiegò l’ABC della vita: ogni animale è guidato da due istinti feroci e complementari: la sopravvivenza e la continuazione della specie. Per centinaia di migliaia di anni, l’essere umano ha dominato il pianeta grazie all’equilibrio perfetto tra queste due forze. L’istinto di conservazione è sempre stato il gregario della riproduzione. Come in una staffetta olimpica, l'atleta corre, stringe i denti e resiste alle cadute con un unico scopo ossessivo: passare il testimone. Senza il passaggio, la corsa è vana; senza il figlio, la sopravvivenza del singolo è un vicolo cieco biologico.

Oggi, l’Italia e l’Europa stanno firmando il proprio congedo dalla Storia. I numeri non concedono repliche: per mantenere una popolazione stabile servirebbe una media di 2,1 figli per donna. L’Europa arranca a 1,34, mentre l’Italia scivola verso l’estinzione con un misero 1,14. Cosa è successo? Nella società post-moderna dei "diritti assoluti", l’istinto di sopravvivenza ha cannibalizzato quello della specie. Se il dogma è il benessere individuale e l'idolo è la comfort zone, perché mai affannarsi? Perché accettare rinunce, notti insonni e conti in rosso per generare figli? Abbiamo assistito a un’inversione semantica: il "testimone dello sfigato" è passato dal celibe (oggi ribattezzato single perché fa più figo) allo sposato con prole.

Le sirene del nichilismo ottimista la chiamano emancipazione dalla natura e la indicano come transizione dal destino alla scelta. "Illuminiamo la vita a festa finché non staccheranno la corrente", cantano. È un rumore assordante che ricorda da vicino l'orchestra del Titanic: musica per coprire il dramma. Se la priorità assoluta diventa la stabilità emotiva del "qui e ora" rispetto al mandato del DNA, allora siamo entrati nella fase della società cancerosa. L’individuo, cellula dell’organismo sociale, ha mutato il proprio genoma: è diventato tumorale. Non coopera più per la vita dell’intero corpo; divora, si espande, ignora i segnali di allarme. Ma è un trionfo di Pirro: rinunciando ai figli si vince la battaglia della comodità presente, ma si perde la guerra dell'eternità.

Senza la specie, l’individuo è solo un lampo nel buio. Quella che chiamiamo libertà è, in realtà, una cella di isolamento in una società decadente. Non immagina che la "scelta" di non generare si trasforma, col passare degli anni, in una solitudine assistita. Non pensa che quando muore senza lasciare nessuno a raccoglierne l’eredità, non muore solo un corpo: muore una memoria, svanisce una cultura, si dissolve un’aspirazione. È l’oblio assoluto. E quand'anche il pensiero lo assale, lo scaccia come la mazzetta schiaccia la mosca fastidiosa. Ci sporgiamo al pozzo specchiandoci e ammirandoci, non accorgendoci che quella nostra immagine perfetta e senza pesi che ammiriamo ci attrae, ci fa sporgere sempre di più e alla fine il peso ci fa cadere, anzi, siamo già caduti e stiamo annegando. Senza una specie che prosegue, l’individuo non è affatto "libero", è soltanto l’ultimo.

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