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Falsi diritti
Spagna, il governo vuole l’aborto in Costituzione
L'esecutivo ha varato ieri il suo progetto di riforma. L’iter parlamentare sarà complesso, ma sopprimere vite umane in terra spagnola è già fin troppo semplice
08 Aprile 2026 - 00:10
Le ministre spagnole Ana Redondo (Pari opportunità) ed Elma Saiz (Inclusione) . Foto Ansa
«Oggi è un giorno importante per la democrazia spagnola». Ha scelto, come prevede il copione progressista, un tono trionfalistico Ana Redondo, ministro spagnolo della Parità, per salutare la decisione del suo governo di inserire la soppressione prenatale in costituzione. Ieri, infatti, il Consiglio dei ministri ha approvato il progetto di riforma dell’articolo 43 della Costituzione – aggiungendo una sezione 4 - che, in estrema sintesi, blinda il diritto dell’aborto procurato, prevedendolo a condizioni identiche su tutto il territorio nazionale, con tutti i benefici e i servizi necessari.
Politicamente i giochi non sono ancora fatti – ora il testo passerà all’esame del Parlamento, al Senato servirà una maggioranza dei tre quinti e i popolari annunciano battaglia -, ma il via libera dell’esecutivo di Pedro Sanchez è senza dubbio un passo rilevante. Se l’iniziativa andasse in porto, la Spagna diventerebbe – dopo la Francia e più recentemente il Lussemburgo – il terzo Paese d’Europa a costituzionalizzare l’aborto volontario. Secondo la già citata Redondo, questa riforma sarebbe da salutare positivamente dato che in Spagna l’accesso all’aborto oggi come oggi sarebbe a rischio, dato che quasi l'80% degli interventi sono eseguiti nel settore privato su indicazione del servizio pubblico.
«Quando una donna si reca in una clinica privata per un aborto, è esposta a insulti e pressioni da parte di chi cerca di intimidirla, mentre quando va in un ospedale pubblico, nessuno sa cosa farà e la sua libertà è totale», ha aggiunto il ministro per rimarcare quanto il presunto diritto di soppressione prenatale oggi come oggi «sia messo in discussione» in alcune amministrazioni locali governate dal partito popolare. Come già accennato, il passaggio parlamentare non è detto che fili liscio; anzi, tra i socialisti già si valuta il piano B che, qualora non si ottenga la maggioranza qualificata parlamentare richiesta, prevede l’istituzione di una commissione mista Congresso-Senato per redigere e proporre un nuovo testo, che verrebbe poi sottoposto a una nuova votazione.
Per questa seconda votazione, sarebbe sufficiente una maggioranza di due terzi al Congresso e la maggioranza assoluta al Senato. Tuttavia, rimarrebbe decisivo lo scoglio del Senato, dove i popolari detengono la maggioranza assoluta. La partita politica è dunque davvero tutta in salita per i socialisti. La loro intenzione di costituzionalizzare l’aborto però è chiara e questo – a pochi giorni dalla soppressione di una giovane disabile depressa, quale era Noelia Castillo – non può non tradire, politicamente ma anche antropologicamente parlando, uno strano e sinistro (in tutti i sensi) istinto suicida. Tanto più che l’aborto in Spagna non rappresenta un fenomeno così raro, tutt’altro.
Il tasso di abortività è da anni costantemente elevato, anzi: si è passati dai 10,33 aborti ogni 1.000 donne del 2020 agli 11,68 del 2022: il dato più elevato dal 2013. Nel 2024, nel Paese si sono registrati 106.172 aborti volontari, numero che rappresenta un aumento del 3% rispetto al 2023 nonché la cifra più alta da oltre un decennio. Sempre nel 2024, gli aborti praticati nelle strutture sanitarie pubbliche sono aumentati, raggiungendo il 21,25%: quasi il doppio rispetto a dieci anni prima. Per quanto quindi resti vero che quasi l’80% degli interventi abortivi sono eseguiti nel settore privato, beh, non si può certo dire che abortire in Spagna sia qualcosa di raro o difficile.
Se a tutto questo si aggiunge l’inverno demografico che anche in terra spagnola è purtroppo terrificante: per la prima volta dal 1999, nel Paese si sono da poco registrati più decessi che nascite e, quanto ai figli per donna, gli spagnoli (1,12) riescono perfino a far peggio dell’Italia (1,26). L’esecutivo di Pedro Sanchez avrebbe dunque tantissime altre cose di cui occuparsi, che non inserire l’aborto in Costituzione. Ma l’ideologia, si sa, non consente alcuna riflessione razionale. Privilegia solo lo schema e se, come in questo caso, lo schema progressista vuole – sulla scorta della lezione soprattutto francese – che l’aborto sia qualcosa da inserire in Costituzione, ecco, che così sia. Costi quel che costi.












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