lunedì 21 settembre 2020
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di Luigi Girlanda
il Timone N. 197 di Luglio 2020
Perché i biblisti devono (ancora) imparare da Giuseppe Ricciotti

Il filosofo francese Jean Guitton era solito ripetere che la perdita della fede comincia con i primi dubbi sulla storicità dei Vangeli. Non a caso, la critica al valore storico dei racconti evangelici nasce in epoca illuminista e in ambienti non solo lontani dalla fede – considerata, secondo il dogma dell’epoca, contrapposta alla ragione – ma anche in aperta polemica con il cattolicesimo.

Gli intellettuali illuministi e deisti sapevano bene che minare la base storica del cristianesimo, insinuando nel semplice fedele il dubbio che niente di ciò che raccontano i Vangeli sia davvero accaduto, è tutt’uno con la perdita progressiva della fede. Iniziata in ambienti “increduli” e usata come arma contro la fede per tutto l’Ottocento, la critica storica applicata ai Vangeli ha finito per affascinare anche gli studiosi credenti.

«Il risultato», ricorda giustamente Vittorio Messori, «è stato che il credente “comune”, quello non titolare di una cattedra specialistica, è stato avvertito che non poteva più leggere il suo Vangelo prendendo sul serio quello che vi trovava, ma doveva farsi accompagnare dall’esperto,…

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