Quando si considerano le figure degli apostoli, soprattutto dei due principi Pietro e Paolo, noi cattolici rischiamo di non riuscire a considerare la ricchezza di queste figure: possiamo focalizzarci su alcuni aspetti della loro vita che possono più o meno servirci nel corso della esistenza. Con quello che ha scritto Paolo o quello che si racconta di Pietro, è difficile effettivamente avere uno sguardo completo, uno rischia di sentirsi sopraffatto.
Allora mi sono chiesto: di cosa hanno bisogno oggi i cristiani sentendo parlare dei santi apostoli? Di sentirli vicini a loro, non solo spiritualmente, ma soprattutto sentirli invischiati nelle loro vicende umane.
A volte dimentichiamo quanto essi siano in primo luogo uomini come noi, questo purtroppo è dovuto anche a una certa iconografia. Le statue e le immagini dei santi, frequentemente troppo ieratiche, danno una rappresentazione falsata di questi nostri fratelli.
È vero, san Pietro è il capo degli apostoli, il primo Papa, una figura straordinaria, ancora oggi quando pensiamo ai papi li chiamiamo successori di Pietro, ma Pietro è anche quell'uomo diretto che si mette a rimproverare Cristo un attimo dopo averlo riconosciuto come il Salvatore, un uomo che non riesce a dire "ti amo" a Cristo, è quello che taglia l'orecchio a Malco, un uomo davvero passionale, ma anche limitato.
Paolo, scrittore di lettere così profonde da lasciare del tutto attoniti ancora oggi, è colui che si descrive come un aborto, come un persecutore, per cui possiamo pensare che abbia compiuto atti gravi, abbia odiato per il suo attaccamento alla Legge, un uomo che si è trovato a scontrarsi con Pietro stesso, forse anche con Barnaba. A volte anche prolisso, tanto da fare addormentare un ragazzo (cfr. At. 20,9). Limitato come Pietro.
Ma nel loro limite Dio ha creato cose incredibili, che ancora oggi risollevano gli animi più provati.
Non è però l'errore che deve farceli sentire vicini, ma la loro umanità redenta e salvata.
È un grido di speranza: sono tanti i santi trasformati da Cristo, come Sant'Agostino o San Damiano de Veuster, ma loro sono gli apostoli, hanno diramato la Chiesa, l'hanno fatta germogliare; e loro, così grandi, hanno però iniziato da una umanità come la nostra. Non solo questo li avvicina, ma ci fa essere anche grati a Dio di avere uomini come noi a cui rivolgerci per le nostre vite.
Uomini davvero per ogni stagione della vita. La cosa assume toni ancora più straordinari quando pensiamo come Pietro non era il discepolo prediletto di Cristo, bensì Giovanni, e Paolo non era neanche tra i primi credenti.Noi stessi molto spesso non siamo i primi, abbiamo qualcuno che ci predilige, ma sono pochi e a volte ci tradiscono, eppure la fede per Cristo non sta a guardare a questi fattori perché è Pietro il capo degli apostoli e Paolo fu l'apostolo delle genti.
È proprio vero quello che disse Nostro Signore: "anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre".