La fine di una civiltà
lutto
Vittorio Messori, l’ultima lettera ai lettori: “Prepararsi alla Vita vera”
La lettera con cui nel 2018 salutò la storica rubrica “Vivaio” sul Timone, ripubblicata oggi dopo la sua morte nella sera del Venerdì Santo
04 Aprile 2026 - 17:46
Rosanna Brichetti Messori e Vittorio Messori a Maguzzano - Foto Il Timone
Nel 2018 Vittorio Messori pose fine alla sua rubrica storica "Vivaio", che era approdata sulle pagine del Timone da oltre quindici anni dopo aver abitato quelle di Jesus prima e di Avvenire poi. Con questa lettera che ripubblichiamo oggi dopo la notizia della morte di Vittorio nella sera del venerdì santo, egli salutò i lettori dandogli un arrivederci sui suoi libri. E ricordando a tutti come la cosa che conta davvero è quella di «prepararsi alla Vita, quella vera». Buona Pasqua Vittorio e grazie per averci ricordato sempre che «Gesù è davvero il Signore». (Lorenzo Bertocchi)
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Cari amici lettori,
ho sempre sostenuto che giornalisti e scrittori non dovrebbero avere padroni ma, in qualche modo, voi lettori, siete (con i vostri giudizi, positivi o negativi) i padroni di chi scrive su gazzette o pubblica libri. Dunque, sento doveroso illustrarvi la mia situazione.
Questo nostro, caro Timone ha ormai vent’anni e da almeno diciassette di questi anni, ogni mese vi pubblico le tre pagine - 17.000 battute! – della rubrica Vivaio. La vostra generosità non mi ha mai fatto mancare l’attenzione e, per molti, l’apprezzamento. Ho cominciato parecchio tempo fa a tenere un appuntamento mensile con una rubrica di quel nome, prima su Avvenire, poi su Jesus e infine su questo Timone.
Molto del materiale è confluito, devo dire con successo, in quattro libri: Pensare la storia, La sfida della fede, Le cose della vita, Emporio cattolico. All’inizio del prossimo anno (a Dio piacendo, naturalmente) uscirà un quinto volume - come tutti i quattro precedenti edito dalla milanese Sugarco - che raccoglie ciò che mi è sembrato il meglio di ciò che ho pubblicato qui negli ultimi anni. Sarà, per l’esattezza, il mio ventiquattresimo libro, contando anche quello che uscirà ai primi del prossimo agosto da Mondadori (titolo: Quando il Cielo ci fa segno. Piccoli misteri quotidiani) di cui ho anticipato alcuni capitoli proprio su questo giornale.
Ebbene: dopo cinque volumi di centinaia di pagine ciascuno dedicati a Vivaio credo che sarei capito se confessassi di essere piuttosto stanco e di desiderare di passare a qualcos’altro. Ma c’è di più: vista l’età, il tempo, per me, si è fatto breve e sento il dovere di concentrami, prima di congedarmi e «passare oltre», su un almeno paio di libri abbozzati e, addirittura, già da tempo promessi ai lettori. Gli impegni vanno rispettati…
Proprio per fissarmi su questo progetto - doveroso - ho fatto addirittura ciò che, forse, nessun giornalista ha mai fatto: rinunciare volontariamente, cioè alla collaborazione col maggiore quotidiano italiano, il Corriere della Sera. Da molti anni avevo un contratto con quel giornale che ho lasciato cadere, malgrado le insistenze per trattenermi. E così ho fatto per altri impegni - alcuni televisivi - magari giudicati prestigiosi, ma che sentivo sempre di più come un aggravio di fatiche. Non soltanto mi resta poco tempo (che potrebbe anche essere pochissimo) ma devo fare i conti con quei problemi di salute che tutti gli anziani sperimentano e che, se non altro, tolgono le energie di un tempo. Per dirla con gli antichi «la vecchiaia stessa è un morbo». Non dimentico che, con i miei 77 anni, la «speranza statistica di vita» per l’uomo occidentale si riduce a un brandello di pochi anni. […]
Comunque, sia chiaro, non voglio fare il lagnoso: sono consapevole che la vecchiaia è una prova e, al contempo, nella prospettiva cristiana, è una opportunità preziosa, da utilizzare per la vita spirituale. Avevo 40 anni e pieno salute quando sconcertai molti scrivendo dopo il mio primo libro, Ipotesi su Gesù, nientemeno che una Scommessa sulla morte: dunque, so bene, che ogni giorno, soprattutto dopo una certa età, è una possibilità che ci è donata per prepararci alla Vita, quella vera.
Qui, volevo soltanto spiegare perché, al fondo del Timone, non troverete Vivaio, avendo deciso di concentrare le forze, diminuendo gli impegni, anche quelli importanti e cari. So che molti, bontà loro, ne saranno dispiaciuti e lo sarò io pure. Ma non è certo un addio: sono troppo affezionato a questo giornale - che ho visto nascere dal coraggio, dalla tenacia e dalla fede di Giampaolo Barra e di pochi altri - e dunque non fuggirò di certo. […]
Pur applicandomi ai libri che vorrei terminare, sarò disponibile per qualche intervista, per qualche opinione, per qualche consiglio (se richiesto, naturalmente). E, forse, ciò che i lettori non troveranno più nella rubrica lo scopriranno nei libri che spero di terminare in tempi abbastanza brevi. In quei volumi, infatti, continuo la ricerca che mi ha sempre occupato: prima di ogni cosa, mostrare i motivi per credere - anche da parte di uomini moderni ragionevoli - per credere che, come dicevano i primi cristiani, «Gesù è davvero il Signore».
Naturalmente, conto sul ricordo di voi, lettori cari.
Vittorio Messori
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