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NEWS 19 settembre 2019    di Andrea Zambrano
Asia Bibi, moderna confessore della fede

«Asia Bibi è un esempio moderno di Confessore della fede». L’appellativo arriva da Nina Shea, direttrice dell’Hudson Institute’s Center for Religious Freedom che in un articolo recente ha analizzato la vicenda della donna rimasta imprigionata in Pakistan per otto anni alla luce dell’esempio di fede trasmesso per i cristiani di oggi.

Ebbene. La storia di Asia, incarcerata ingiustamente e a rischio pena di morte con l’assurda accusa di blasfemia, in effetti rende chiaro che cosa siano i confessori della fede e fa vivere, in un certo senso, quell’attributo della Vergine Maria che si proclama distrattamente nelle Litanie lauretane tra la Regina dei Martiri e la Regina delle Vergini. Che sia Regina dei confessori della fede è detto, ma la storia di Asia rende chiaro tutto ciò.

«Asia – spiega infatti la Shea – è il volto internazionale di questo secolo dei cristiani perseguitati: ha spinto i governi di tutto l’Occidente ad agire per suo conto (oggi si trova in Canada) e non ha mai cessato di esprimere il suo amore per Gesù Cristo, il perdono per i suoi persecutori e la preoccupazione per gli altri prigionieri che languiscono ingiustamente nella sua terra natale».

Sofferenza per la fede, testimonianza e offerta di sé: sono queste infatti le caratteristiche dei confessori della fede.

«Quando le mie figlie mi visitavano in prigione, non piangevo mai davanti a loro, piangevo da sola, piena di dolore», ha raccontato in una recente intervista. Prosegue la Shea: «Asia è una versione moderna di ciò che una volta la Chiesa primitiva chiamava un confessore della fede, cioè un cristiano che, durante la persecuzione nell’antica Roma, era imprigionato o torturato per aver professato la fede in Cristo, ma non fu martirizzato».

In altri termini quello di Asia può essere definito anche un martirio bianco, perché ha tutte le caratteristiche del martirio, la persecuzione a causa della fede, la prova, la testimonianza della signoria di Cristo fino alla morte (Asia infatti non ha mai cercato escamotage, né ha mai abiurato), ma non lo spargimento di sangue.

«Nel corso degli anni – spiega infatti l’attivista -, Bibi aveva avuto l’opportunità di essere rilasciata immediatamente se avesse ritrattato la sua fede e si fosse convertita all’Islam. Ha sempre rifiutato».

Insomma: Asia Bibi dovrebbe ispirare tutti noi. «Il suo – conclude – è un dramma di fedeltà, coraggio e perseveranza, nel quale alla fine il bene trionfa». E un inno di lode, aggiungiamo noi, a Dio onnipotente che in Gesù Cristo ha dato forza ad Asia per portare a termine la sua buona battaglia.


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