martedì 16 agosto 2022
  • 0
NEWS 4 Marzo 2022    di Manuela Antonacci

Il devoto Biden intanto difende aborto e gender equality

Martedì scorso, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, ha tenuto il suo primo discorso sullo stato dell’Unione, in cui si è soffermato a lungo sulla crisi Ucraina, senza, tuttavia, sprecare l’occasione per fornire, tra una pandemia in corso e una guerra apocalittica potenzialmente alle porte, il suo poderoso assist alla causa LGBT e a quella filoabortista che gli stanno, com’è noto, tanto a cuore.

Il sedicente cattolico Biden, ha, infatti, apertamente appoggiato la Roe v. Wade, la storica sentenza del 1973 che ha introdotto l’aborto negli Stati Uniti e l’Equality act la proposta di legge, passata per ora solo alla Camera dei Rappresentanti, che modificherebbe la legislazione contro il razzismo del 1964 (Civil Rights Act) mettendo l’orientamento sessuale e l’ identità di genere sullo stesso piano della razza e punendo ogni forma di discriminazione, al pari dei crimini d’odio contro la razza, appunto.

Riguardo l’aborto Biden ha parlato di «diritto costituzionale sancito dalla Roe v. Wade, sotto attacco come mai prima d’ora». Un’affermazione che giunge, ironia della sorte, appena due settimane dopo i tentativi aperti e dichiarati della commissione della Sanità del Senato delle Hawaii, di far passare una legge che consenta alle infermiere di praticare aborti fino al secondo trimestre di gravidanza.

Tuttavia ciò che spaventa il Presidente, è il caso Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization, che potrebbe ribaltare il diritto all’aborto negli Usa, arrivato alla Corte Suprema lo scorso 10 dicembre, anche se la sentenza non dovrebbe essere emessa prima del prossimo giugno. Un caso nato in Mississippi, dove, il 19 marzo del 2018, il governatore Phil Bryant firmò una legge che dichiarava illegali, nel suo stato, tutti gli aborti praticati entro le 15 settimane di gravidanza, un vero e proprio schiaffo in faccia alla Roe v. Wade che ha sancito l’aborto come un diritto.

Una sfida che fa tremare i polsi dei progressisti, che non sappiamo come verrà accolta dalla Corte Suprema, ma che di certo preoccupa Biden, anche perché il suo discorso in merito, arriva il giorno dopo il tentativo bocciato in Senato di approvare un disegno di legge, soprannominato Women’s Health Protection Act (WHPA), che annullerebbe le leggi statali a favore della vita e stabilirebbe un “diritto” all’aborto, sancito dalla legge federale. Per questo il Presidente avrebbe ribadito con forza, nel suo discorso, «Se vogliamo andare avanti, non indietro, dobbiamo proteggere l’accesso all’assistenza sanitaria» e «Garantire il diritto di scelta, delle donne», riferendosi ovviamente, con un’espressione eufemistica, all’aborto.

Non contento, inoltre, il Presidente si è soffermato anche sui “diritti” LGBT: «E per i nostri americani LGBTQ –ha affermato con convinzione- portiamo finalmente sulla mia scrivania il bipartisan Equality Act», una legge che, con la scusa di proteggere i cittadini LGBT dalle discriminazioni, in realtà rappresenta un gravissimo attentato alla libertà religiosa e contro cui, non a caso, hanno espresso seria preoccupazione anche i vescovi statunitensi. L’Equality Act, se passasse, autorizzerebbe il governo federale a punire chiunque non sia d’accordo con l’ideologia gender, elevata ad unico, supremo dogma.

Eppure Biden continua a professarsi cattolico, una contraddizione che gli ha fatto notare, subito dopo la fine del discorso, anche un giornalista e a cui, non sapendo evidentemente come altro rispondere, il Presidente ha dichiarato «Non voglio discutere di teologia».


Potrebbe interessarti anche