mercoledì 19 giugno 2024
  • 0
Cormac McCarthy: «Qual è l’unico dono indispensabile? La fede»
NEWS 14 Giugno 2023    di Federica Di Vito

Cormac McCarthy: «Qual è l’unico dono indispensabile? La fede»

«L’unico scrittore vivente già un classico», così lo ha definito il critico letterario Harold Bloom. Si tratta di Cormac McCarthy, morto ieri a 89 anni. Denominato uno dei quattro maggiori romanzieri americani del suo tempo, insieme a Philip Roth, Don DeLillo e Thomas Pynchon, paragonato a Ernest Hemingway e William Faulkner, è morto il 13 giugno 2023, ieri, per cause naturali nella sua casa di Santa Fe, nel Nuovo Messico, secondo quanto si legge in un comunicato dell’editore Penguin Random House.

I suoi racconti della frontiera americana e di mondi post-apocalittici hanno fruttato premi e adattamenti cinematografici – a cominciare da La strada, il libro Premio Pulitzer, e, soprattutto, da Non è un Paese per Vecchi, diventato un capolavoro da Oscar nel 2007 a firma dei fratelli Coen. Della sua vita privata poco è trapelato se non le rare dichiarazioni rilasciate alla stampa negli anni – considerando che odiava la pubblicità e non aveva un indirizzo e-mail o un cellulare si intuisce la volontà dello scrittore di mantenere un profilo basso. Nasce il 20 luglio 1933 a Providence, Rhode Island, da una famiglia di origine irlandese e cattolica e trascorre i primi anni nel Tennessee.

Da giovane, dimostra subito una forte avversione per la scuola e in contemporanea una grande passione per la scrittura. «Il paradiso è stare seduto in una stanza con la pagina bianca», diceva. Così, dopo aver servito l’Aeronautica durante gli anni Cinquanta, McCarthy inizia a dedicarsi alla scrittura. Il suo primo romanzo, The Orchard Keeper, viene pubblicato nel 1965. Per otto anni McCarthy vive con la seconda moglie, Anne DeLisle, – ne ha avute ben tre – in una stalla, alla periferia di Knoxville. «Vivevamo in una povertà agghiacciante. Ci facevamo il bagno nel lago. Ogni tanto qualcuno chiamava, gli offriva duemila dollari per parlare dei suoi libri in una qualche università. E lui rispondeva che tutto quello che aveva da dire era lì, sulla pagina. Dunque: avremmo mangiato fagioli per un’altra settimana», ha riferito lei anni fa. È solo nel 1992, con la pubblicazione di All the Pretty Horses, primo libro della Trilogia del confine, che McCarthy ottiene un riconoscimento più ampio. Il romanzo riceve recensioni calorose e vince il National Book Award.

Dopo aver lasciato un’eredità letteraria importante, ispirato generazioni di scrittori e incollato milioni di lettori alle sue pagine, la critica è pronta oggi a tirare le somme su una personalità così influente. Sono molti quelli che leggono i romanzi di McCarthy come privi di una qualche possibilità di speranza e di un Dio vivente. Ma vogliamo qui riportare alcune citazioni che aiutano a guardarlo da un altro punto di vista, più profondo, partendo dal presupposto che è innegabile che nel leggere i suoi romanzi ci si confronti con forza sulle grandi domande esistenziali – e che, qualsiasi lettore, ateo, religioso o materialista che sia, termini le pagine avendo dissolto i propri dubbi. Ci si ritrova nel limbo tra vita e morte, Dio e nulla, morale e immorale.

In Sunset Limited, nel dialogo drammatico tra un professore bianco ateo e un nero ex carcerato cristiano-evangelico che cerca di persuaderlo a non ammazzarsi, McCarthy sceglie queste parole:  Il Nero: «Non sono uno che dubita. Però sono uno che fa domande». Il Bianco: «E che differenza c’è?». Il Nero: «Be’, secondo me chi fa domande vuole la verità. Mentre chi dubita vuole sentirsi dire che la verità non esiste». Ciò dimostra come egli sesso si facesse grandi domande su Dio, sulla vita, sulla libertà dell’uomo, ma che preferisse ricercare le risposte piuttosto che fermarsi lì. Sembra così di ritornare alle grandi domande e all’insaziabile ricerca di risposte che animavano scrittori del calibro di Dostoevskij – che lo scrittore preferiva a Tolstoj.

Per quanto sia vero che i suoi libri contengano brutalità e un vago sospiro di insensatezza, offrono allo stesso tempo la possibilità di scorgere una certa trascendenza. Si pensi al personaggio di Alicia Western, il cui racconto è dettagliato in Stella Maris – romanzo del 2022. Alicia è una solipsista, appare spesso come implacabile pessimista e ha un’ossessione inquietante e incestuosa per il fratello. McCarthy attribuisce alla sua figura una complessa riflessione sulla vita, sulla morte e su Dio. Violinista, descrive in più passaggi la musica come sacra, fino ad affermare che il violino debba essere nato nella mente di Dio, tanto è perfetta la sua costruzione. Ed è in questo suo discorso sulla musica, che Alicia dice a Cohen, il suo psicologo e interlocutore per tutto il corso del romanzo, quale sia «l’unico dono indispensabile»: la fede. 

La questione della fede è centrale in Stella Maris, se poi si pensa al racconto che Alicia riporta degli ultimi giorni di vita del padre e alla riflessione che ne scaturisce. Un materialista convinto per tutta la vita, si ritrova gravemente malato di cancro. Alla notizia che non avrà possibilità di guarigione, non trova alcuna risposta nel materialismo sul quale aveva fondato tutta la sua esistenza. «La vita eterna è improbabile», dice Alicia a Cohen, ma la «probabilità non è zero». Sembrerebbe far riferimento alla famosa scommessa su Dio di Pascal, ma McCarthy non ci concede la risposta certa di Alicia di fronte al quesito, mettendole invece in bocca queste parole: «Può anche darsi che alla fine tutti i problemi siano problemi spirituali… La natura spirituale della realtà è la principale preoccupazione dell’umanità da sempre e non se ne andrà tanto presto. L’idea che tutto sia solo roba non sembra fare al caso nostro».

Come a indicare che la scienza o la medicina offrano riposte parziali e incomplete di fronte alle grandi domande finali della vita. I continui rimandi al divino, soprattutto nelle sue ultime due opere The Passenger (2022) e Stella Maris, ci danno modo di pensare che prima di morire McCarthy abbia lasciato aperta la porta al dialogo con Dio. Non possiamo che augurargli di aver concesso carta bianca all’Autore unico dell’inizio e della fine dei nostri giorni. E che abbia potuto intravedere il Paradiso anche in quell’ultima pagina bianca della sua vita. (Fonte foto: ricerca immagini Bing licenza libera).

ABBONATI ALLA RIVISTA!


Potrebbe interessarti anche