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NEWS 30 gennaio 2020    di Redazione
«La sua è una sacra lezione di coraggio». Esce il libro sulla storia di Asia Bibi

È il novembre 2010. Asia Bibi è stata appena condannata a morte per blasfemia. Papa Benedetto XVI esprime immediatamente la sua “solidarietà spirituale” e chiede il rispetto dei suoi diritti fondamentali.

«Ricordo perfettamente quel momento», racconta la Tollet al sito Aleteia, «il ministro delle minoranze pakistano, Shahbaz Bhatti, è venuto a trovarmi e mi ha detto: “Ho visto che hai parlato di Asia Bibi ed è positivo: se non ci sarà una grande mobilitazione internazionale, Asia Bibi morirà”».

Per quasi dieci anni, Anne-Isabelle Tollet diventerà la voce di Asia Bibi, combattendo instancabilmente per la sua liberazione.

«Conoscendo il funzionamento dei media sapevo cosa fare perché ci fossero echi. Ci sono stati articoli sulla stampa per far conoscere la sua storia, due libri, avvisi regolari alla comunità internazionale in modo che Asia Bibi non cadesse nell’oblio e che potesse essere protetta in prigione. Ho anche scritto con Ashiq, il marito di Asia Bibi, una lettera per ringraziare Anne Hidalgo per aver reso Asia Bibi una cittadina onoraria della città di Parigi. Una lettera ampiamente diffusa dai media internazionali. Ha fatto il giro del mondo e ha riportato Asia Bibi sotto i riflettori».

Il 31 ottobre 2018, Asia Bibi è stata assolta; sei mesi dopo, minacciata di morte, lasciò il Pakistan con la sua famiglia alla volta del Canada. Ed è qui che le due donne hanno deciso di unire nuovamente le loro voci in un libro intitolato Finalmente libera! che sarà pubblicato mercoledì 29 gennaio alle edizioni Rocher.

«Conoscevo bene suo marito Ashiq, i suoi figli, ma non ero stata in grado di vederla in prigione, mi era sempre stato proibito», spiega la Tollet. «Quando ho visto questa piccola donna vivace e scintillante, sono stata molto commossa. È una sacra lezione di coraggio quella che ci dà: è una combattente».

Continua: «Asia Bibi è triste per aver lasciato il Pakistan, ma vuole continuare a essere la voce di tutti coloro che sono stati ingiustamente accusati di blasfemia, in particolare i cristiani. E ce ne sono ancora molti: poco dopo la sua partenza dalla prigione, una nuova cristiana, Kausar Shagufta, una madre di quattro figli dai 5 ai 13 anni, l’ha sostituita nella sua cella. È stata condannata a morte per blasfemia. Secondo l’imam di una moschea locale, lei e suo marito hanno inviato messaggi di testo in inglese insultando il profeta. Questi fatti sono tanto più inimmaginabili in quanto entrambi analfabeti. Sì, c’è ancora molto lavoro!».


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