martedì 16 agosto 2022
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NEWS 8 Aprile 2022    di Manuela Antonacci

Il “Dio+” tra le proposte “inclusive” della Giovane Comunità Cattolica (KJG) tedesca

Le derive “gender neutral” della Chiesa tedesca sono ormai tristemente note. Appena lo scorso gennaio, si era levata alta la voce del vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer, che in una lettera aperta aveva accusato gli organizzatori del Cammino sinodale tedesco, di aver volutamente evitato di esprimersi sulla proposta avanzata da alcune associazioni cattoliche tedesche, di utilizzare il famoso asterisco, nei sostantivi, al posto delle desinenze, nei documenti del Cammino sinodale.

Ma, l’ultima questione che è tornata ad animare il dibattito pseudo teologico, in Germania, riguarda la possibilità di pensare un Dio “inclusivo”, nel quale si possano riflettere tutti i “generi” possibili: un concetto indicato ortograficamente con “Dio +”.

Nella intervista rilasciata in questi ultimi giorni, dalla promotrice dell’iniziativa, Julia Niedermayer (foto in alto, fonte: screenshot Facebook), responsabile nazionale della Giovane Comunità Cattolica (KjG) al sito Katolisch.de, lei stessa ha spiegato che, a suo dire «Abbiamo bisogno di spazi in cui si parli di Dio in modo tale che tutte le persone possano trovarsi in esso. Crediamo che con questa grande apertura, possiamo anche creare un accesso per le persone che non sanno ancora esattamente cosa associano a Dio».

Insomma, una versione “inclusiva” del Creatore, nella società del gender fluid, che, inizialmente si era pensato di riprodurre ortograficamente con un bell’asterisco a seguito della parola Dio, poi trasformato in un +. Sempre la Niedermayer, nella sua intervista, ne spiega l’improbabile perché «abbiamo discusso a lungo di ciò che ogni simbolo esprime dal nostro punto di vista. Alla fine, siamo giunti alla conclusione che “Dio +” è l’estensione che mappa di più. Mette in chiaro che non ci occupiamo solo dei livelli di genere, ma di molte altre dimensioni. Consideriamo l’immagine di Dio come un vecchio uomo bianco – come prevale ancora in molte menti – troppo miope […] Per noi era anche importante non monopolizzare le persone omosessuali usando l’asterisco del genere. Con “Dio +” non si tratta di trovare una forma di gendering, ma di trovare un modo diverso di esprimere Dio».

Si era pensato, continua imperterrita la Niedermayer, anche di utilizzare il simbolo dell’infinito, sempre in nome dell’indeterminatezza. Una proposta piuttosto azzardata che la conferenza episcopale tedesca, nonostante tutte le crisi e le spaccature al suo interno, tra il clero progressista e quello fedele al Magistero, aveva già rifiutato l’anno scorso, ricompattandosi, anzi, nel respingere, il segno ortografico dell’asterisco accanto alla parola Dio.

«Il dibattito teologico sulla questione non è rilevante in questo momento. Abbiamo ben altri problemi da affrontare nella Chiesa», aveva liquidato così la questione il portavoce della conferenza, Matthias Kopp, all’epoca dei fatti, aggiungendo che Dio è più del sole, della luna e delle stelle, perciò «non possiamo afferrare Dio. Non possiamo descrivere Dio a parole».

Per gli stessi motivi, abbiamo buone ragioni per credere che la sorte del Dio + non sarà tanto diversa.


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