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NEWS 23 dicembre 2020    di Raffaella Frullone

«Il mio sposo è una valigia!», l’ultima frontiera del love is love

Love is love si sa, va un po’ su tutto, come il nero, o forse bisognerebbe dire come l’arcobaleno. L’amore è cieco, dicevano i romantici qualche tempo fa, ma poi la cosa è stata presa un po’ troppo alla lettera, così negli ultimi anni la cronaca ci ha regalato racconti che generosamente si potrebbero definire bizzarri, non fosse che la tragedia e la commedia si sfiorano in bilico su vicende umane che lasciano, nella migliore delle ipotesi, senza parole. E così nel corso del tempo abbiamo avuto la ragazza inglese che “sposa” un albero, seguita a ruota da diverse donne messicane che hanno ben pensato di fare lo stesso.

Sempre inglese l’artista quarantanovenne che ha “sposato” il suo piumone. La notizia era stata riportata dalla BBC, che ha precisato – con tanto di documentazione fotografica – come alla “cerimonia” fossero presenti ben 120 invitati. Poi c’è Lee Jin Gyu, di nazionalità coreana, che “si è innamorato di un cuscino”, ha deciso di dargli un nome, Dakimakura, e “di sposarlo”. In Italia non siamo certo da meno, abbiamo addirittura la “sposa single”, Laura Mesi, insegnante di fitness brianzola che qualche anno fa ha deciso di sposare se stessa, anche lei con annessa “cerimonia”, festa, invitati e formula d’ordinanza. «Io Laura, prometto di essermi fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarmi e onorarmi tutti i giorni della mia vita».

Non ci sconvolgeremo dunque per la notizia riportata dal Mirror qualche giorno fa: «Una donna di 24 anni, sessualmente attratta dagli oggetti, sposa la sua valigetta definendola “l’amore della sua vita”». Secondo l’articolo la donna in questione, Rain Gordon, 24enne moscovita, avrebbe “incontrato suo marito” nel 2015 in un negozio di ferramenta. La ragazza, insegnante di scuola materna, secondo il Mirror avrebbe dichiarato: «Durante la mia infanzia e la prima adolescenza, mi sono innamorata anche di posti come il nuovo centro commerciale che aveva aperto nella mia città. Sapevo che era sbagliato e al di là delle norme della società. Non l’ho detto a nessuno». Poi anni dopo il colpo di fulmine per la valigetta, chiamata Gideon. «La nostra connessione e comunicazione spirituale viene mostrata telepaticamente. Lo sento, e lui sente me, ma dall’esterno sembra un monologo». Secondo il quotidiano inglese il “matrimonio” si sarebbe svolto il giugno scorso e, si legge: «Rain sta ora condividendo la sua storia per aiutare ad aumentare la consapevolezza sugli oggetti sessuali e per abbattere le idee sbagliate e lo stigma che circonda questo orientamento».

Peccato che non esista sui social alcuna Rain Gideon che condivide questa storia, il nome per altro non suona così moscovita, e tutti coloro che hanno ripreso la notizia sembrano averla copiata dal Mirror. Per quanto decisamente verosimile quindi, questa storia potrebbe – o almeno così potrebbero pensare i più maligni – essere stata inventata di sana pianta, magari solo per scrivere quelle due righe in fondo all’articolo «per aiutare ad aumentare la consapevolezza sugli oggetti sessuali e per abbattere le idee sbagliate e lo stigma che circonda questo orientamento».

Sempre qui si ritorna, sui presunti pregiudizi, e il presunto stigma di una società indifferente a “matrimoni” con alberi, piumoni, valigie. Nemmeno fa più notizia, perché tanto l’amore è amore. Dove per amore si intende appoggiare una farsa senza alcun valore, in nome di un malinteso senso di libertà secondo cui volere il bene dell’altro significa assecondare anche le sue scelte più prive di senso. Se non fosse tragico, sarebbe senz’altro comico.


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