domenica 29 novembre 2020
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NEWS 5 novembre 2020    di Andrea Zambrano
Omofobia, passa alla Camera il ddl Zan

Con 265 sì, 193 no e un astenuto la Camera ha approvato il testo unificato delle proposte di legge di contrasto alla violenza e la discriminazione per motivi legati alla transomofobia, alla misoginia e alla disabilità, altrimenti detto Ddl Zan. La partita passa ora al Senato dove però per la maggioranza Pd-Cinque Stelle sarà più difficile avere il consenso dei voti.

Ci avviciniamo dunque a larghe falcate a dover subire un provvedimento liberticida e che tra i mostri partoriti in questi giorni prevede anche l’ora di gender a scuola e la rieducazione per i ribelli.

Parole di condanna sono state espresse dalle tante realtà pro life e pro family che in questi mesi si sono battute contro la legge. A cominciare da Pro vita e Famiglia onlus che per bocca del suo presidente Toni Brandi ha commentato: «L’omotransfobia è reato ma non la cicciofobia, la anzianofobia, la bimbofobia? Una follia incostituzionale, mentre la crisi morde e i lavoratori muoiono di fame. I nostri bambini di prima elementare verranno indottrinati sull’omosessualità, la bisessualità, il transgenderismo, la transessualità, la pansessualità, la asessualità e decine di altri “generi”. È una mostruosità giuridica, etica e psicologica», ha detto.

Il vicepresidente della Onlus Jacopo Coghe ha invece ribadito che «faremo di tutto per contrastare questa deriva e per difendere l’art. 30 della Costituzione, sono i genitori a dover mantenere, istruire ed educare i propri figli. Siamo esterrefatti che anche alcuni deputati di centrodestra abbiano potuto sostenere una legge che non è affatto contro l’odio ma che lo provocherà. I corsi previsti nelle scuole di ogni ordine e grado saranno ore di rieducazione alla teoria gender in mano alle associazioni LGBTQI che riceveranno 4 milioni di euro per indottrinare i nostri figli. Tutto questo è vergognoso».

Coghe ha notato che «il M5s la chiama conquista di civiltà. Per Zingaretti sarà un’Italia più umana e civile. La verità è che siamo di fronte a una casta privilegiata, tutelata per legge e differente dalle altre, che ha ottenuto un’attenzione particolare di fronte all’odio e alla violenza. Come se ci fossero vittime di serie A e di serie B».

Il riferimento alla casta privilegiata salta all’occhio nel considerare l’appello di numerosi gay del mondo dello spettacolo, della politica e della radio (da Tiziano Ferro a Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, da Diego Passoni a Carolina Morace) che hanno spiegato all’onorevole Giorgia Meloni, facendo il verso alle sue parole alla Camera perché c’è bisogno di una legge che li tuteli. Il video fa riferimento alle offese e alle umiliazioni subite, ma ha tutta l’aria di essere il solito specchietto per le allodole di una casta privilegiata per un vittimismo che però sta pagando in termini di consenso.

L’approvazione della legge in ogni caso crea parecchi problemi. Anzitutto per la libertà di opinione, di religione, di associazione, di riunione, di stampa, di educazione: estendendo il reato di propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale (604 bis del Codice Penale) ai cosiddetti “omofobi” darà la stura ad una pericolosissima creatività giurisprudenziale, vista la mancanza di definizione di concetti come “discriminazione”e “odio”», ha detto al Timone l’avvocato Gianfranco Amato, tra i primi ormai dieci anni fa nel denunciare l’operazione liberticida quando ancora si chiamava legge Scalfarotto, poi fermata.

Critico anche Paolo Ramonda, presidente della Comunità Giovanni XXIII: «Nelle nostre case accogliamo, oggi come in passato, persone omosessuali e transessuali, favorendo la loro integrazione attraverso il dialogo e l’incontro delle diversità. L’orientamento sessuale non è motivo di discriminazione per noi. Al contrario riteniamo controproducente ai fini della stessa integrazione una legge che, basandosi sulla difesa delle persone con orientamento omosessuale, attacca la libertà di espressione e di educazione».

Il deputato leghista Giancarlo Cerrelli ha annunciato che «quando il centrodestra tornerà al governo questa – se mai dovesse passare anche al Senato – sarà la prima legge che abrogheremo». Sicuramente una speranza, speriamo anche una promessa concreta.


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