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Sindone, nuove prove confermano che è autentica
NEWS 27 Marzo 2024    di Redazione

Sindone, nuove prove confermano che è autentica

Nuovi test scientifici condotti sulla famosa Sindone di Torino hanno rivelato che il lino utilizzato per la sua realizzazione è stato coltivato in Medio Oriente. I risultati dei test isotopici forniscono nuove prove che la sudare è stato il vero indumento usato per coprire il corpo di Gesù Cristo dopo la sua crocifissione – e non un falso creato ad hoc in Europa durante il Medioevo. Frammenti di tessuto prelevati mostrano che il suo lino proveniva dal Levante occidentale, una striscia di terra occupata oggi da Israele, Libano e parti occidentali di Giordania e Siria.

William Meacham, l’archeologo americano che ha commissionato lo studio, ha dichiarato: «Con l’ipotesi dell’origine orientale devono essere sollevati nuovi dubbi sull’interpretazione della sindone come semplice reliquia falsa realizzata nell’Europa medievale e sorgono nuove domande sul significato dell’immagine sul telo».

«La possibilità che questo telo sia in realtà il sudario funebre di Gesù è rafforzata da queste nuove prove», ha proseguito, «a mio parere, questa rimane la migliore spiegazione per il sudario». In qualità di membro del consiglio direttivo della Shroud of Turin Education and Research Association (Stera), Meacham ha ottenuto il permesso di analizzare cinque dei sette fili in possesso del gruppo. I fili provengono da un campione noto come “campione di Raes”, rimosso dalla Sindone nel 1973 per una ricerca tessile.

Sono stati forniti quattordici fili dall’arcidiocesi di Torino al fisico Ray Rogers, membro dell’équipe scientifica americana che aveva condotto uno studio in loco della Sindone nel 1978, e sono stati poi trasmessi a Stera. I test sono stati effettuati presso il Laboratorio di Isotopi Stabili dell’Università di Hong Kong, che è in grado di analizzare campioni molto piccoli, anche inferiori a 1 mg.

Meacham ha detto che l’origine orientale della sindone è importante perché «rafforza altre caratteristiche che puntano in quella direzione». Ha spiegato: «La più importante è il polline. Anche se molte identificazioni sono state nel frattempo scartate, alcune specie nel loro insieme indicano ancora una presenza nel Mediterraneo orientale». Allo stesso modo, «la corona di spine [sulla Sindone, nda] in stile elmetto piuttosto che con il cerchietto romano è un elemento caratteristico dell’Asia Minore e del Levante».

Un altro elemento è la presenza di monete sugli occhi nell’immagine sindonica, che corrisponde a un caso documentato di una sepoltura del II secolo in Giudea. «Si tratta di un’impressionante conferma di un’ipotesi generata dall’analisi 3D al computer nel 1977, in un momento in cui non si conosceva alcun caso (al di fuori di Israele) di tale pratica nell’antichità».

La Sindone è custodita a Torino dal 1578, dopo essere stata conservata fino al 1350 a Chambery, in Francia. L’ingresso sulla scena intellettuale europea avvenne nel 1898 con la pubblicazione delle prime fotografie, che mostravano un’immagine facciale realistica nel negativo fotografico in bianco e nero. La sindone è stata studiata a metà del XX secolo dal chirurgo francese Pierre Barbet, che ha poi scritto un libro sulle ferite della Passione di Cristo intitolato Un medico al Calvario.

Nel 1978, a un gruppo di scienziati americani fu concesso di esaminare direttamente il telo per una settimana e di prelevare campioni di nastro adesivo. Alla fine non riuscirono a spiegare cosa avesse causato l’immagine, lasciando un mistero che persiste tuttora, ma il loro rapporto finale affermò che proveniva da un corpo umano. Nel 1988 fu prelevato un campione, diviso in pezzi e datato da tre importanti laboratori al 1260-1390, risultati che misero in forte dubbio l’autenticità della sindone. Ulteriori studi non sono stati autorizzati dall’Arcidiocesi di Torino. Studi condotti nel 2012 e nel 2015 su campioni prelevati in precedenza hanno tuttavia rilevato che il lenzuolo di lino risale probabilmente all’epoca di Gesù.

Nel 2017, un’équipe dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova, guidata da Matteo Bevilacqua, ha condotto uno studio forense sull”impronta, scoprendo che si tratta di una persona che ha sofferto ed è morta esattamente nello stesso modo in cui è morto Cristo, come riportato nei Vangeli.

(Fonte)

(Fonte foto: Ansa)


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