Martedì 07 Aprile 2026

Le apparizioni di Grushew

 

 

 


1987, Ucraina. Nella città di Gruhew la sera della domenica 25 aprile una ragazzina di undici anni, Marina Kizyn, scorge uno strano chiarore in cima a una cappella sconsacrata che sta vicino casa sua. Sta facendo buio e l'insolita luminosità si nota in modo particolare. Guardando meglio, si vede la figura di una giovane donna con un bimbo in braccio: sta su una delle facce della torre ottagonale che sormonta la cupola ed è vestita di nero. Marina corre a chiamare la mamma Miroslava. Questa esce, vede e riconosce la Madonna. Madre e figlia si inginocchiano, arrivano anche i vicini. La notizia si sparge immediatamente e i testimoni si moltiplicano. L'apparizione si ripete ogni sera, sempre al tramonto, per un mese, talvolta in una finestra del campanile o nel cielo sopra la cappella. Giungono pellegrini da ogni dove, certi giorni fino a ottantamila persone. Vengono con tutti i mezzi.
Sulle targhe di macchine, autobus e camion si leggono le sigle di quasi tutte le repubbliche sovietiche. I testimoni oculari sono almeno cinquecentomila.
La cappella è greco-cattolica, appartenente cioè a quella comunità uniate che per la sua fedeltà a Roma è sempre stata perseguitata sia dagli zar che dai comunisti. È stata chiusa nel 1958 da Kruscev, il premier sovietico che ha, sì, denunciato lo stalinismo e lanciato il «disgelo», ma anche represso nel sangue la rivolta ungherese e provocato la crisi dei missili di Cuba (che al tempo di Kennedy per poco non scatenò la terza guerra mondiale). La cappella era stata costruita verso la metà dell'Ottocento sul luogo dove sorgeva un salice alle cui radici sgorgava una sorgente ritenuta miracolosa. Nel XVI secolo, al tempo delle guerre tra i cosacchi e la Polonia, in quel posto era apparsa per la prima volta la Vergine. I pellegrini vi si recavano tre volte all'anno per attingere l'acqua. La Vergine nel 1806 era apparsa ancora una volta ed aveva scongiurato un'epidemia di colera. Il 12 maggio 1914 la Madonna era apparsa di nuovo, sempre là, a ventidue contadini ed aveva parlato loro fino al giorno seguente, 13 maggio (tre anni esatti dopo, Maria si sarebbe manifestata a Fatima).
La Grande Guerra scoppiò, com'è noto, tre mesi dopo, e fu cagione della rivoluzione bolscevica. Ai veggenti la Vergine aveva profetizzato otto decenni di persecuzioni e sofferenze, aveva detto che per tutto quel tempo l'Ucraina sarebbe stata privata della sua sovranità ma poi sarebbe tornata libera.
La Madonna aveva predetto anche l'imminente guerra mondiale e il trionfo dell'ateismo in Russia. Ma solo per otto decenni.
Nel 1987 l'apparizione era, come si è detto, vestita di nero e col Bambino in braccio.
Era del tutto simile alla più antica e venerata immagine sacra ucraina, la cosiddetta «Vergine della Tenerezza», l'icona che nel 988 la principessa Anna aveva donato al marito, Vladimiro il Grande, signore di Kiev. La Vergine di Kiev era stata realizzata per festeggiare la conversione del popolo ucraino al cristianesimo e il suo battesimo di massa nelle acque del fiume Dniepr. Le apparizioni del 1987 erano cominciate la sera del 25 aprile per il calendario, ma canonicamente si era già nel giorno seguente, il 26. Ebbene, il 26 aprile era il primo anniversario del disastro di Chernobyl, e tutti vi fecero caso.
Josyp Terelja, quarantacinque anni, era uno dei leader dei cattolici ucraini, aveva passato diciotto anni tra gulag siberiani e ospedali psichiatrici. Era stato liberato appena due mesi prima. Fu tra i primi ad accorrere e anche lui vide la Madonna. Anzi, la Vergine gli parlò senza muovere le labbra. Gli disse di non avere paura e di agire secondo il volere di Dio. Gli mostrò il rosario che teneva in mano: i grani dei Paternoster emanavano luce arancione, quelli delle Avemarie luce blu. Pochi mesi dopo Terelja fu costretto a emigrare in Canada. Nel 1991 , a indipendenza ottenuta, l'Ucraina ripristinò la sua vecchia bandiera, i cui colori ricordavano gli antichi stemmi di Galizia e Volinja: blu e arancione.
Insomma, c'erano tutti gli elementi perché le autorità comuniste si preoccupassero: enormi concentrazioni di folla su un fatto soprannaturale che rinfocolava la religiosità e, soprattutto, sembrava coniugarsi con il mai sopito indipendentismo ucraino. Ma erano anche gli anni della perestrojka di Gorbacev e la polizia non sapeva come comportarsi. Agitava il manganello da un lato e dall'altro si limitava a sorvegliare. A volte veniva ripreso il solito armamentario repressivo, come recinzioni, divieti di accesso, fermi, interrogatori.
Ma il flusso di pellegrini era troppo tumultuoso perché lo si potesse controllare. D'altra parte, quel che si temeva era lo sfociare degli assembramenti in tumulti autonomisti.
Si cercò di ricorrere alla minimizzazione e al sarcasmo. La stampa e la radio di regime cominciarono a parlare di «allucinazioni collettive» e di fenomeni ottici. Perfino la famosa «Literaturnaja Gačeta» dovette occuparsi dell'evento, ma si affrettò a spiegare che l'accorrere delle folle a Grushew non poteva essere determinato dalla credenza nei miracoli, «anticaglia» superstiziosa che il progresso aveva da tempo spazzato via; no, si trattava di semplice curiosità. A quel punto il regime volle strafare e mandò una televisione locale che copriva l'intera regione di Leopoli. Era il 13 maggio 1987, ricorrenza delle apparizioni di Fatima. Mentre il commentatore irrideva l'inutile adunata le telecamere inquadrarono la cappella e uno zoom mostrò quel che, quasi a beneficio del teleobiettivo, era nel frattempo apparso sul campanile: la Vergine, in abito e posa da Madonna di Kiev. Il filmato era in diretta e anche chi stava a casa poté vederlo. Così, il servizio denigratorio che avrebbe dovuto scoraggiare i pellegrinaggi sortì l'opposto effetto di incrementarli a dismisura. A nulla valse l'estremo tentativo di tornare ai vecchi sistemi con un giro di vite:
l'erezione di barricate, lo scavo di fossati sulle strade di accesso al luogo delle apparizioni, l'allargamento del perimetro della zona d'accesso vietato, il divieto ai veggenti di sostare davanti alla cappella si rivelarono solo un patetico espediente che non solo non scoraggiò i pellegrinaggi ma finì per dare ai fatti di Grushew una risonanza maggiore, tanto che pure i cristiani di fede ortodossa vi accorsero. Un anno prima, nella stessa ora della prima apparizione, il disastro di Chernobyl. Due anni dopo crollava il Muro di Berlino.














 


 


IL TIMONE  N. 86 - ANNO XI - Settembre/Ottobre 2009 - pag. 20 - 21

 

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