Giovedì 02 Aprile 2026

Il Presidente del Tribunale Costituzionale accusa il governo Tusk di colpo di stato

Il think-tank conservatore americano Hudson Institute ha presentato un rapporto sulla situazione in Polonia. Ne esce un'immagine preoccupante della situazione nel Paese. Lo strano silenzio dei media mondiali

tusk news
Che cosa succederebbe se il presidente del Tribunale Costituzionale in Italia accusasse la premier Meloni, i membri del suo governo, i presidenti del Parlamento e Senato ed altri parlamentari e senatori della coalizione al potere di sospetto colpo di stato? Sarebbe una “bomba” mediatica con il lancio della notizia in tutto il mondo, con conseguenze politiche inimmaginabili. Invece tutto questo è successo davvero ma in Polonia, nel silenzio assoluto dei media e del mondo politico. L’unica differenza che le accuse del sospetto colpo di stato sono state mosse verso il primo ministro Tusk e il suo governo di coalizione voluto dalle oligarchie di Bruxelles e dai politici tedeschi che sono intervenuti pesantemente nelle precedenti elezioni parlamentari polacche schierandosi con l’opposizione contro il governo conservatore del partito Legge e Giustizia (PiS) e prima ancora, per anni, indebolivano il governo conservatore negando alla Polonia i fondi europei con un pretesto, rivelatosi finto, di non rispetto dello stato di legge. Lo scorso 5 febbraio il presidente del Tribunale Costituzionale (TC), Bogdan Swieczkowski, aveva annunciato in una conferenza stampa di aver presentato una notifica di sospetto di colpo di Stato da parte del premier e altri, fra i quali alcuni membri del governo, in primis il ministro della Giustizia Adam Bodnar e, a seguire, il Presidente del Sejm (camera bassa del Parlamento), il presidente del Senato, membri del Parlamento e senatori della coalizione al potere. «Non si tratta di un colpo di Stato che prevede l'impiego dell'esercito nelle strade, ma di un colpo di Stato strisciante e sistemico», ha affermato Swieczkowski, messo in atto da un gruppo criminale con l'obiettivo di «cambiare il sistema costituzionale della Repubblica di Polonia», e di «impedire l'azione dell’organo costituzionale, Il Tribunale Costituzionale, ed altri organi costituzionali compreso il Consiglio Nazionale della Magistratura e la Corte Suprema». Per raggiungere questi obiettivi si ricorre «alla violenza e alle minacce illegali impedendo il funzionamento del Tribunale Costituzionale e di altri organismi costituzionali, tra cui il Consiglio Nazionale della Magistratura e la Corte Suprema». L’indagine, per evitare interferenze da parte di Bodnar, era stata affidata al vice procuratore generale, Michal Ostrowski, il quale tuttavia è stato sospeso dallo stesso Bodnar l’11 febbraio. Mentre i media mainstream, ma anche quelle che si presentano come conservatori tacciono, la grave situazione in Polonia è stata analizzata e descritta in un rapporto dell’Istituto Hudson, un think tank conservatore americano con sede a Washington. Nel rapporto dell'Hudson Institute i suoi autori sottolineano la violazione dello stato di diritto, l'occupazione dei media pubblici, i cambiamenti nella magistratura, le "epurazioni" nel Ministero degli Affari Esteri, nonché i tentativi di distruggere il partito dell’opposizione PiS per via giudiziaria. Gli analisti ricordano che "prima delle elezioni del 2023, i politici della Coalizione Civica (il partito di Tusk) hanno parlato in termini apocalittici, sostenendo che la democrazia era a rischio nelle elezioni più importanti dal 1989, e hanno manifestato la loro intenzione di perseguire penalmente i politici del PiS in misura senza precedenti." È stato sottolineato che "il governo sta mantenendo la sua promessa elettorale utilizzando un'ampia gamma di misure per punire l'opposizione”. Purtroppo ci sono legittime preoccupazioni che si è superato il limite. Il rapporto parla anche ampiamente degli attacchi alle organizzazioni non governative. Viene menzionata la lista nera delle organizzazioni conservatrici e religiose, una lista preparata presso il Ministero della Cultura dall’allora ministro Bartłomiej Sienkiewicz (è un ex ministro degli Interni e colonello dei servizi, da ministro di Cultura nel dicembre 2023 ha fatto occupare la TV di stato ed adesso è parlamentare europeo). Il governo Tusk, seguendo questa vera lista di prescrizione, colpisce quei settori della società civile che percepisce come nemiche, dando il sostegno alle organizzazioni esclusivamente di sinistra. Il rapporto riguarda anche i tentativi di censurare i media conservatori, in particolare TV Repubblica (Telewizja Republika), che ha guadagnato molti spettatori dopo l'occupazione illegale di TVP Info nel dicembre 2023. Il documento menziona scandalosi tentativi per limitare le attività di questa TV indipendente come anche dell’altro emittente, TV wPolsce24. Sono state ricordate le parole del vice primo ministro e ministro degli Affari digitali, Krzysztof Gawkowski, che aveva minacciato di ritirare la concessione di trasmissione di TV Repubblica, sostenendo che essa “incitava alla violenza”. Va aggiunto che simili minacce di togliere la concessione sono state rivolte alla televisione cattolica TV Trwam dei padri redentoristi, perciò il rapporto ritiene che potrebbero verificarsi nuovi tentativi di eliminare i media conservatori. Ma negli ultimi giorni da Bruxelles arrivano nuove inquietanti notizie che indicano la volontà della Commissione Europea d’intervenire di nuovo nelle elezioni polacche: questa volta le elezioni presidenziali che si svolgeranno a maggio. Henna Virkkunen, Vicepresidente della Commissione Europea per la Sovranità tecnologia, sicurezza e democrazia, legata al partito di Tusk i Trzaskowski, in un'intervista alla Deutsche Welle ha annunciato che presto la Commissione Europea organizzerà una tavola rotonda riguardante le elezioni in Polonia, per garantire le elezioni "eque e libere". Questa può dire anche un'introduzione dei limiti ai vari social media che potrebbero essere scomode dal punto di vista delle oligarchie di Bruxelles (vuol dire principalmente X). Una grande ipocrisia nella situazione quando il governo di Tusk controlla i media di stato, attacca i pochi media indipendenti, non paga i fondi dovuti al principale partito d’opposizione PiS, combatte l’opposizione per via giudiziaria. Adesso Tusk e i suoi alleati di Bruxelles e Berlino vorrebbero far tacere la voce libera dei media sociali. E studiano come far ripetere in Polonia lo scenario rumeno per annullare eventualmente l’elezione di un presidente conservatore. Per l’Europa il caso della Polonia è un test per vedere se l’UE è ancora una democrazia o sta scivolando verso un autoritarismo di sinistra. (Foto Imagoeconomica)

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