Fede & Ragione
Card. Journet: «La Chiesa è il piccolo gregge stretto attorno a Cristo»
Intervista (immaginaria) al grande cardinale svizzero a cinquant’anni dalla morte. A cura di don Samuele Pinna
15 Aprile 2025 - 00:10
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Studio da tanti anni l’opera del cardinale svizzero Charles Journet (1891-1975), sebbene abbia iniziato a leggere i suoi scritti quasi per caso, avendo sentito pronunciare il suo nome per la prima volta quand’ero ancora sui banchi di scuola del Seminario. Rimasi molto perplesso da quanto il docente di allora diceva del suo pensiero: mi appariva tanto sbagliato che mi prese più di un dubbio sulla veridicità della ricostruzione. Decisi di domandare un parere al cardinal Georges Cottier – tra i massimi esperti di Journet e suo discepolo –, il quale smontò l’accusa del mio insegnate. Avevo chiesto anche un consiglio al cardinal Giacomo Biffi, che mi rispose sorprendendomi: per lui Journet – e lo scrisse pure in un suo volumetto – era l’ecclesiologo più supernamente ispirato. Mi consigliò di approfondire i suoi testi e poi di tornare da lui per parlarne ancora. Da quel momento, dopo aver sfogliato appena qualche pagina, mi resi conto della ricchezza che avevo tra le mani e non ho più smesso di accostarmi alle pubblicazioni di quel petit abbé, “soldato del Dio della Verità” e “mendicante dell’Assoluto” – come l’ha definito Jacques Maritain. Mi sono immaginato così un’intervista a cinquant’anni esatti dalla dipartita in Cielo del Cardinale ginevrino, sapendo che coi santi è possibile anche l’impossibile (è iniziata per Journet la causa di beatificazione), parlando del tema che ormai da una ventina d’anni mi ha avvinto: la santità della Chiesa. Molti studiosi non insegnano che la Chiesa è santa, pur avendo al suo interno i peccatori, ma preferiscono altre (eretiche) spiegazioni (Chiesa peccatrice o santa e peccatrice). Rendendomi conto di come ci sia bisogno ancora di teologi del calibro di Journet – e non se ne vedono molti nel panorama attuale –, ho vagheggiato un botta risposta con lui che ha il sapore del catechismo, ovvero di quelle formule brevi e precise che nascondono tesori di saggezza. In che cosa consista la santità è il primo quesito: «Dio è carità – vengo informato –, e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in lui. Iddio, toccando il mondo col suo Figliuolo Gesù Cristo, sparge in esso la carità che diventa quindi cristica e cristoconformante». Non possono che domandare se la Chiesa sia in se stessa essenzialmente santa: «Sì, la Chiesa è santa in se stessa e nella sua essenza, in quanto formata dalla carità sacramentale e orientata che, sola, è pienamente cristica». M’interrogo, quindi, se la santità della Chiesa sia la somma della santità di ciascuno dei suoi figli: «No – mi viene risposto –, la sua santità, sebbene esista nei suoi figli e non al di fuori di loro è quella di un tutto personale, della Sposa di Cristo, esaltata dallo Spirito della Pentecoste. La Chiesa, dice sant’Ambrogio, è simile alla donna che raccoglie il profumo di molti fiori per versarlo sui piedi del Signore: “Nessun Santo può amare quanto lei, perché è lei che ama in tutti i Santi”». Ma ci si può salvare senza appartenere a Cristo e, in conseguenza, senza far parte del suo Corpo che è la Chiesa? «No, fuori di Cristo e del suo Corpo, non vi è salvezza per alcuno: “Non esiste, infatti, sotto il cielo altro nome dato agli uomini per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvi” (At 4, 12)». Allora si può dire che tutti coloro che appartengono alla Chiesa si salvano? «No, nella Chiesa vi sono dei membri giusti che si salveranno; e dei membri peccatori che, se perseverano nel peccato, si danneranno. I membri giusti appartengono alla Chiesa fisicamente per il carattere battesimale; e spiritualmente per la carità che hanno nel cuore. I membri peccatori, fintantoché non la rinnegano con lo scisma o con l’eresia, appartengono alla Chiesa fisicamente, in quanto collegati coi giusti mediante il carattere e la fede del battesimo; ma non spiritualmente, dato che hanno perduto la carità col peccato mortale». Perché, allora, la Chiesa tiene nel suo seno dei membri peccatori? «Nella speranza di aiutarli a liberarsi un giorno dal peccato e di far loro ritrovare il vero posto nel suo seno. Proprio questa è la volontà del Salvatore. Solo alla fine del mondo Egli manderà i Suoi angeli per togliere dal suo Regno tutti gli scandali e gli operatori d’iniquità; solo allora gli angeli verranno a separare i buoni dai cattivi». Il discorso si fa interessante, perché la visione del mio interlocutore ribalta quella che oggi va per la maggiore. Domando se la Chiesa sia macchiata dai peccati dei suoi figli: «No, la Chiesa, che non è senza peccatori, è tuttavia senza peccato. Il confine tra la Chiesa e il mondo passa attraverso i nostri cuori. La Chiesa è la Sposa di Cristo, non macchiata, ma immacolata. Essa è più pura di quanto noi crediamo. I suoi figli, chierici e laici, debbono umiliare se stessi, non già la Chiesa: “Cristo amò la Chiesa e ha sacrificato se stesso per lei, per santificarla, purificandola col lavacro dell’acqua in virtù di parola. Perché questa Chiesa potesse comparirgli davanti gloriosa, senza macchia, né ruga, né altro di simile, ma santa e irreprensibile” (Ef 5, 25-27)». Il tema si sposta ancora un poco e mi vien da dire: ma Cristo si cura di coloro che non sono stati raggiunti dalla predicazione del Vangelo? «Egli dona loro delle grazie a distanza che, quando sono ricevute, li volgono verso di lui e la Chiesa. Senza neppure conoscere, forse, espressamente Cristo e la sua Chiesa, essi possono già appartenerle in una maniera salutare mediante il desiderio soprannaturale della carità. In mancanza di una luce maggiore, essi resteranno ancora incorporati esteriormente alle loro confessioni religiose aberranti; ma, interiormente, spiritualmente, appartengono già alla Chiesa. All’esterno, essi non sono ancora cristiani, ma nel segreto, già lo sono». Insisto: si possono, allora, distinguere diverse zone o regimi della Chiesa? «Si può riconoscere una prima zona, visitata dalle grazie di contatto, dove la Chiesa esiste in atto manifesto, compiuto, perfetto; poi, tutt’intorno, una corona meno facilmente discernibile, visitata dalle grazie a distanza, dove la Chiesa esiste in atto latente, iniziale, imperfetto». In quali rapporti sono questi due regimi? «Solo il regime delle grazie di contatto o gerarchiche è definitivo e normale, perché gli apostoli sono mandati da Cristo a tutti i popoli; il regime delle grazie a distanza o paragerarchico è provvisorio e anormale, è un regime d’attesa o di supplenza. Attende la venuta dei missionari». Domanda delle domande: vi saranno degli eletti che non saranno appartenuti a Cristo e alla Chiesa? «No, nessuno che non sia appartenuto a Cristo e alla Chiesa, almeno spiritualmente col desiderio, potrà salvarsi e nessuno si perderà se non per propria colpa: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 4). Per mezzo del suo unico Figlio “illumina ogni uomo che viene in questo mondo” (Gv 1, 9)». Inevitabile è chiedersi come catalogare le principali confessioni religiose esistenti nel mondo: «Possono esser catalogate a seconda della loro maggiore o minore vicinanza alla Chiesa cattolica: il più vicino a essa bisogna porre le Chiese ortodosse, poi il protestantesimo; quindi il giudaismo così come è diventato dopo Gesù; infine le religioni precristiane dell’India ecc.». Ma se Cristo è l’unico Salvatore del mondo, i popoli vissuti prima di Lui, potevano salvarsi? «Anch’essi potevano salvarsi per Cristo. Dopo Cristo, le grazie di salvezza passano attraverso di Lui; esse sono cristiche per derivazione; pienamente, quando sono date per contatto o normalmente; imperfettamente, quando sono date a distanza o per supplenza. Prima di Cristo, le grazie di salvezza erano date da Dio in considerazione della futura morte di Cristo in Croce; esse erano cristiche per anticipazione: la Chiesa allora era in formazione: nascosta tra i Gentili, sotto la legge di natura (Abele, Noè, Abramo, Melchisedech, Giobbe, ecc.); o più discernibile sotto la legge antica (Mosè, i profeti, ecc.). Così Cristo è simile al sole che, prima di apparire, illumina già il mondo: “Ed io, quando sarò stato innalzato da terra, trarrò a me tutti gli uomini” (Gv 12, 32)». Domando a bruciapelo: quanto è vasta la Chiesa? «La Chiesa, di cui abbiamo detto che è più pura di quanto possiamo immaginare, è, nel contempo, più vasta di quanto crediamo. Essa attira a sé tutto ciò che di santità vi è nel mondo, dal tempo della prima caduta fino alla Parusia. Essa è il grano di senape che diventa una grande pianta, dove gli uccelli dell’aria hanno modo di posarsi). Essa è il piccolo gregge stretto attorno a Cristo, al quale il Padre ha voluto dare il Regno». Torniamo al nostro argomento iniziale: si può costatare la santità della Chiesa? «In se stessa, la santità della Chiesa, Sposa di Cristo, è, come la sua apostolicità e la sua unità cattolica, un mistero che noi confessiamo per fede nel Credo. Nel suo effetto esterno “la santità eminente della Chiesa e la sua fecondità inesauribile in ogni specie di beni” sono un miracolo che la ragione può riconoscere (Concilio Vaticano I). Ha scritto il mio amico Jacques Maritain: “La Chiesa è un mistero, essa ha la testa nascosta nel cielo, e la sua visibilità non la manifesta adeguatamente; se cercate ciò che la rappresenta senza tradirla, guardate il Papa e l’episcopato che insegnano la fede e i costumi, guardate i santi in cielo e sulla terra; ma non guardate noi poveri peccatori. O, piuttosto, guardate come la Chiesa medichi le nostre piaghe e conduca noi zoppicanti alla vita eterna. La grande gloria della Chiesa è di essere santa con dei membri peccatori”». Nel mentre che attingevo a queste luminose risposte, frutto di una vera e sostanziosa teologia, mi è parso d’intravvedere la figura minuta del Cardinale, il suo limpido sguardo dietro le lenti tondeggianti, il suo sorriso pronto e mite, e quella umiltà che traspariva dal suo essere e che rimase tale anche dopo aver ricevuto da san Paolo VI l’onore – ma per lui fu anche un onere – della porpora. Mi sono figurato la sua voce che talvolta assumeva un tono come di canto, quando proclamava la verità di Cristo e della Chiesa. Davvero quale grandezza in quel piccolo eppur grande sacerdote dalla tonaca nera, mentre pronunciava e scriveva con fede e coraggio parole cattoliche. ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!








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