SANTA PASQUA
Fede & Ragione
«Sindone, il passaggio in Medio Oriente, provato dal Dna, è un’altra prova dell’autenticità»
«È verosimile la conservazione in un ambiente salino come quello nei pressi del Mar Morto». Parla Emanuela Marinelli, biologa e sindonologa di fama internazionale
02 Aprile 2026 - 12:04
(Imagoeconomica)
Lo studio ha ricostruito il "paesaggio biologico" dell'oggetto - Sindone attraverso il Dna ambientale. Ne emerge che la Sindone è una sorta di "catalizzatore" di tracce biologiche provenienti da tutto il mondo. Sebbene la presenza di Dna del Vicino Oriente sia compatibile con l'ipotesi di un'origine in Terra Santa, la vasta gamma di contaminanti europei, asiatici e americani riflette i numerosi spostamenti e le esposizioni pubbliche che il telo ha subito negli ultimi sette secoli. Ne abbiamo parlato con la sindonologa Emanuela Marinelli.
Da studiosa esperta di Sindone da decenni che cosa ha raccolto lei da questo nuovo studio realizzato da un team internazionale? «La novità più importante è l’identificazione di archei - archeobatteri - adattati ad alta salinità: “Gli archei alofili indicano una conservazione in ambiente salino o in condizioni di stoccaggio saline”. È dunque verosimile la conservazione in un ambiente salino come quello nei pressi del Mar Morto. Viene così aggiunto un altro elemento alla lista di prove scientifiche favorevoli all’autenticità della Sindone».
Qual è la portata di uno studio metagenomico? Diventa più un “film” sulla vita della Sindone che una “fotografia” accurata dell'oggetto? «È certamente la prova che la Sindone è molto contaminata. Per i genetisti che hanno scritto l’articolo non è un problema, è proprio quello cercavano e hanno scrupolosamente catalogato tutto. Questi dati in massima parte non permettono una cronologia delle contaminazioni, ma una collocazione geografica talvolta sì, perché non è pensabile che una conservazione in zone altamente saline sia potuta avvenire nei luoghi europei dove è documentato il passaggio della reliquia. Questo dato, perciò, diventa anche cronologico, perché nelle zone saline la Sindone deve esserci stata prima di venire in Europa. La grande quantità di contaminazione porta anche a fare una riflessione: abbiamo una prova in più che il risultato medievale della radiodatazione del 1988 è stato falsato. Oggi i laboratori che compiono le datazioni con il C14 sono molto prudenti sui risultati che si ottengono da tessili contaminati. La Beta Analytic di Miami (Florida), uno dei più grandi laboratori al mondo per le datazioni con il C14, avverte:“I campioni di tessuto ben conservati, con una buona struttura e non trattati con materiali conservanti generano risultati precisi. I campioni prelevati da un tessuto trattato con additivi o conservanti generano un’età radiocarbonica falsa”. D’altro canto esiste già una smentita scientifica di quella datazione medievale, apparsa nel 2019 su Archaeometry rivista dell’Università di Oxford, a firma di Tristan Casabianca, Emanuela Marinelli, Benedetto Torrisi e Giuseppe Pernagallo, basata sui dati grezzi delle misurazioni finalmente ottenuti dal British Museum grazie a un’azione legale internazionale».
Sul piano del significato spirituale, e in vista della imminente Pasqua, cosa ci testimoniano i risultati emersi? E questa compresenza di tanti DNA, umani, vegetali e animali, potrebbe essere considerata una sorta di cattolicità biologica? Un pezzo di stoffa che ha accolto o toccato già molti e continuerà a trattenere traccia di moltissimi viventi, di tutte le creature che vi entreranno in contatto? «I risultati ci testimoniano il soggiorno della Sindone nei luoghi della Terra Santa, confermandoci la sua autenticità. Tornano alla mente le parole con le quali San Giovanni Paolo II il 13 aprile 1980 definì la Sindone: “Una reliquia insolita e misteriosa, singolarissimo testimone – se accettiamo gli argomenti di tanti scienziati – della Pasqua: della passione, della morte e della risurrezione. Testimone muto, ma nello stesso tempo sorprendentemente eloquente! La Sindone è stata toccata e baciata da molte persone. È stata esposta al vento, all’acqua, al fuoco. È inevitabile che ci siano anche tracce di vari esseri viventi e altre se ne aggiungeranno in futuro, senza filtri e senza distinzioni. Davvero la Sindone appartiene a tutti!».








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