Martedì 10 Febbraio 2026

La Corte costituzionale: «Sì alle “due mamme”» (e addio al padre)

La Consulta ha dato ragione alle coppie di donne che hanno avuto figli in Italia con la fecondazione fatta all'estero

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«L’articolo 8 della legge numero 40 del 2004 è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che pure il nato in Italia da donna che ha fatto ricorso all’estero, in osservanza delle norme ivi vigenti, a tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) ha lo stato di figlio riconosciuto anche della donna che, del pari, ha espresso il preventivo consenso al ricorso alle tecniche medesime e alla correlata assunzione di responsabilità genitoriale». È quanto ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 68 e l’ha fatto precisando anche che la questione non legittimerebbe l’accesso alla PMA in Italia. Il senso con cui la Corte costituzionale avrebbe riconosciuto la figura delle “due mamme” nelle coppie lesbiche, sarebbe il solito best interest, il migliore interesse del minore…in teoria… Peccato che la figura del padre biologico, attore essenziale, piaccia o meno, nel processo riproduttivo, sia considerata al pari di un fantasma e viene da chiedersi quanto, il far finta che non esista nella vita del bambino, corrisponda al suo miglior interesse, considerato che un domani si ritroverà un corredo di caratteristiche sia fisiche che magari attitudinali di cui non capirà mai l’origine e, non a causa di una disgrazia, ma perché, questo diritto a conoscere le sue origini, le sue radici, gli è stato  negato volutamente e arbitrariamente. E invece, nel Comunicato della Corte costituzionale leggiamo che «l’attuale impedimento al nato in Italia di ottenere fin dalla nascita lo stato di figlio riconosciuto anche della donna che ha prestato il consenso alla pratica fecondativa all’estero insieme alla madre biologica non garantisce il miglior interesse del minore e costituisce violazione: dell’articolo 2 della Costituzione, per la lesione dell’identità personale del nato e del suo diritto a vedersi riconosciuto sin dalla nascita uno stato giuridico certo e stabile ». Se, come dice la Corte, è incostituzionale il divieto per la “madre intenzionale” a vedersi riconosciuto il figlio avuto con la procreazione assistita, come mai, gli stessi diritti pieni non vengono riconosciuti al bambino? Davvero in questo modo si cerca di agevolare le “famiglie arcobaleno” o si sta semplicemente cercando di mettere una pezza a colori su una questione che dal punto di vista umano ed etico fa acqua dal tutte le parti considerando che si sta di fatto sdoganando l'accesso alla gestazione per altri all'estero, autorizzando la trascrizione all'anagrafe dei figli nati con tecniche di Pma e utero in affitto? E l’aspetto più grave è che tutto questo collide fortemente con il modus operandi del Parlamento che l’utero in affitto intende perseguire. La solita collisione tra magistratura e politica che ha portato all’ennesimo cortocircuito giuridico (vedi anche il caso della dicitura genitore 1 e genitore 2 sui documenti di identità) che sta portando ad operare su questioni etico-sociali delicatissime seguendo un criterio semplicemente ideologico, in quanto figli di due mamme, nella realtà, non ce en sono ed è proprio questa la funzione dell'ideologia: quella di stravolgere la realtà e di piegarla ai suoi più assurdi dettami . (Foto: Imagoeconomica) ABBONATI ORA ALLA RIVISTA!

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