Sanremo
Sanremo
Andrea Pucci, Sanremo e l’egemonia della risata
Travolto da insulti e minacce, il comico ha rinunciato all’Ariston. Una vittoria dell’arroganza
09 Febbraio 2026 - 12:15
Andrea Pucci (Imagoeconomica)
Vietato ridere se a far ridere è un comico di destra. Si potrebbe riassumere così la rinuncia di Andrea Pucci alla co-conduzione di Sanremo. Neanche il tempo di venire annunciato da Carlo Conti che è scattata la macchina del fango: nelle ultime ore lui e la sua famiglia sono stati infatti sommersi da una valanga di insulti, minacce ed epiteti offensivi. Carlo Conti aveva scelto Andrea Pucci ad accompagnarlo nella conduzione della terza serata, ma visto che qualcuno dice sia un personaggio «divisivo» - che in realtà significa «che la pensa diversamente da noi di sinistra» - è stato messo al bando.
I parlamentari Pd della commissione di vigilanza Rai chiedono spiegazioni, puntando il dito contro “Telemeloni”. Gli stessi che ieri piangevano la poca visibilità riservata a Ghali – che solo dopo essersi intascato il cachet si è lamentato della poca «armonia» percepita e di ciò che non avrebbe potuto fare o dire durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi – trovano così servito un capro espiatorio sul quale lanciarsi per il solo gusto di farlo. Che dire, considerati la visibilità e gli introiti che comportano la conduzione del Festival c’è da escludere che la rinuncia di Pucci sia una sceneggiata vittimistica. È piuttosto un grande smacco di fronte a chi si venderebbe l’anima pur di salire sul palco dell’Ariston.
Il comico ha così commentato: «Questa ondata mediatica negativa ha rotto il patto fondamentale tra artista e pubblico. Il mio lavoro è far ridere da 35 anni. Portare leggerezza, raccontare usi e costumi del Paese. Io non odio nessuno». Ha poi spiegato ringraziando Carlo Conti e la Rai: «Gli insulti, le minacce e l’odio rivolti a me e alla mia famiglia sono incomprensibili e inaccettabili. Il termine fascista non dovrebbe più esistere. Omofobia e razzismo sono parole che indicano odio e io non ho mai odiato nessuno».
Sebbene non sia questa la sede per giudicare le battute di Pucci - a cui va sicuramente riconosciuto il merito di smantellare il politicamente corretto e ironizzare sugli argomenti intoccabili della sinistra -, rimane il fatto che oggi ha dimostrato di essere un uomo libero di fronte alla dittatura del pensiero che regna sovrana in ambito artistico e che prevede il copione visto e rivisto di una comicità ben schierata a sinistra. Guardando oltre a Pucci, si ha la percezione quasi oggettiva che ci sia una «cupola» (cit. Marcello Veneziani) arrogante che controlla il mondo dello spettacolo, dell’editoria e dello showbiz. Vedi il caso di Beatrice Venezi - intervistata da Mauro Mazza sulle pagine del nostro mensile (qui per abbonarsi) -, ostracizzata professionalmente solo perché dichiaratamente di destra.
Ciò che fa più sorridere – per non piangere, si intende – è che i parlamentari Pd che hanno definito la comicità di Pucci «un tripudio di volgarità mista a razzismo» insieme a tutto il salotto progressista del nostro Paese sembra non siano stati così attenti negli anni passati. L’atto sessuale inscenato da Rosa Chemical con Fedez non era forse volgare? L’auto-battesimo di Achille Lauro non era forse blasfemo? È evidente, a ragionare come certo progressismo vorrebbe, che se critichi questo tipo di “scelte artistiche” sei solo un bacchettone. E sei anche fascista, che come insulto sembra starci sempre bene.
Mentre la Rai esprime rammarico e solidarietà all’artista, avverte che «la censura di un’artista attraverso odio e pregiudizio dovrebbe preoccupare chiunque lavori nello spettacolo». Eppure, non è così. Se ai detrattori radical chic non piace un artista va fatto fuori, non si discute. Allora quello che alcune volte viene chiamato satira, quando per esempio alcune vignette decisamente poco eleganti colpiscono la premier Meloni, all’occasione può diventare sessismo, quando, per fare un altro esempio, si prende in giro la fisionomia della Schlein. Si chiama egemonia, egemonia della risata.












Facebook
Twitter
Instagram
Youtube
Telegram